PIERO DELLA FRANCESCA a Monterchi

1PIERO DELLA FRANCESCA a Monterchi di Arezzo
LA MADONNA DEL PARTO: IL PRIMO MANIFESTO POLITICO

Riflessione del pittore Aurelio C. (1)
Oreste del Buono nella prefazione al volume della gloriosa collana “I Classici dell’Arte” (Rizzoli,1967) ignora quest’opera. Roberto Longhi la cita datandola negli anni 1450-55; Cesare Brandi ne “Il Disegno della Pittura italiana” trascura di citarla come cosa degna. Ma nel 1980 fu realizzato un convegno clamoroso per conto del Comune di Monterchi, per trarla fuori dal provincialismo convenzionale e 2oppressore della intelligenza italiana che la relegava in un angolo (del resto la popolazione di quel paese adesso non la merita); in questo convegno Thomas Martone dell’Università di Toronto, intervenne con un saggio esemplare col quale indicava questo piccolo affresco di Piero come “la più esplicita manifestazione del rapporto fra la pittura e la matematica” non toccando però le implicazioni e le attività di chi prende parte alla vita sociale e cioè alla vita politica; attività questa che Piero non trascurò mai. Quest’opera è di certo posteriore al 1442, cioè di quando Lorenzo Valla (2) dimostrò come fosse falsa “la donazione” dell’Imperatore Costantino che avrebbe dato inizio al potere temporale della 3Chiesa di Roma (la Chiesa secondo i dettami del Vangelo, avrebbe dovuto realizzarvi una vera giustizia sociale che invece non ha mai tentato, limitandosi a elargire solo il perdono).
Questo Piero non potè non saperlo.
Nelle guerre, le barbare scorrerie devastatrici, negli scontri tra Firenze e Arezzo (pochi anni prima Arezzo era stata venduta da Enguerrand de Coucy, francese invasore, a Firenze) e tra Arezzo e Città di Castello: fatti continui che rendevano insicure le strade, i villaggi e attività vitali della popolazione inerme; Piero scese a valle da Sansepolcro, tra le due città, e dipinse 4quell’affresco accanto al cimitero della povera gente. Dipinse un’immagine di pace che potesse invocare il buon senso tra le parti ostili: una riflessione sull’avvenire, che sta nel ventre di una donna, una donna del popolo appena circonfusa da una piccola aureola che la rende sacra al pensiero di tutti, per la serenità di ognuno e di tanti. I due angeli che alzano la cortina della tenda militare – la pelliccia di vaio che la fodera indica che quella è una tenda da capitano – la sollevano e non un capitano ci appare bensì una giovane donna pacifica prossima al parto.
Una Madonna pensosa ma serena, che non guarda in faccia a nessuno.
5Ella apre un po’ pudicamente il suo abito e mostra l’interno bianco puro e innocente.
E’ un esplicito invito ai nobili, ai ricchi borghesi e al popolo, a riflettere sui benefici pratici della pace, sul destino dei figli, sul valore della vita; la tenda vuota vuol significare che le armi vanno abbandonate e gli armati con esse, e il tutto benedetto da Dio che vi ha mandato i suoi solerti angeli a spalancare la cortina e il messaggio.
E’ una presa di posizione decisa ed energica pur nella grazia lieve delle figure. Piero era un esponente della vita politica del suo paese.
Mario De Micheli in un suo scritto, partendo da ragionamenti simili ai nostri, scrisse:….”sarebbe stato 6possibile, sarebbe possibile, svolgere un discorso plastico di larga comunicazione”….”non intristiti dai luoghi comuni che tanto spesso mortificano la propaganda visiva dei partiti popolari.”
Se questi ragionamenti venissero tenuti in conto.
Aurelio C.- Montefabbri – Settembre 2000

Nota 1
Aurelio Ceccarelli, in arte Aurelio C. o semplicemente Aurelio, è nato a Fabriano il Primo Maggio 1924 da famiglia artigiana e antifascista, ha sempre visto l’Arte finalizzata alla narrazione dei problemi della realtà umana. Sente forte la 7solidarietà con chi è emarginato, i cui drammi lo coinvolgono dal profondo.
La sua pittura infatti sembra privilegiare i contenuti rispetto alla forma. Egli stesso afferma di dipingere “nel dialetto dell’Italia centrale”, cioè nel linguaggio di chi non è ancora contaminato del tutto da una certa società tecnocratica, scegliendo dai suoi Maestri ciò che di moderno può significare oggi il suo essere anche europeo.
Ha imparato il lavoro principalmente da suo padre e poi da Cagli, Mirko, Matta, Léger, ha studiato molto i grandi messicani: Siqueiros, Orozco, Rivera. Il Surrealismo che intride le sue immagini è quello analogico dei proverbi popolari della sua gente che gli danno le radici di una sicura saggezza e lo sprone per tutto ciò che non è opera-imbalsamataevasivo, che non ricorra all’intimismo a giustificazione del vuoto dello spirito e della mente. La sua opera non è mai autobiografica ma una interpretazione del contingente quotidiano di tutti gli uomini. Sue opere sono in numerosi musei, gallerie ed edifici (murali) in vari paesi del mondo; in Italia: ad Ancona, Bologna, Valenza, Suzzara, Torre Pellice, Arezzo, Fabriano, Milano, Precetto di Valenza, Cento, Dozza Imolese, Carpi……
Innumerevoli le personali e le partecipazioni a collettive.

Nota 2
LorenzoValla, La Donazione di Costantino
piero-009La fama di Lorenzo Valla è dovuta principalmente al fatto che, dimostrando la falsità della presunta “donazione di Costantino”, egli ha “smascherato” la Chiesa, che con quel documento giustificava il proprio potere temporale e rivendicava privilegi nei confronti dell’Impero.
L. Valla, De falso credita et ementita Constatini donatione declamatio, II, 6; IX, 32-33
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ULTIME NOTIZIE SULLA “MADONNA DEL PARTO”

QUA SOTTO RIPORTIAMO LE ULTIME NOTIZIE SUL DISASTROSO E VERGOGNOSO CAMMINO SPECULATIVO E LUCRATIVO DI QUESTA OPERA DI PIERO DELLA FRANCESCA CHE, SECONDO NOI, DOVREBBE INVECE RITORNARE DECOROSAMENTE E DIGNITOSAMENTE NEL SUO LUOGO D’ORIGINE: LA CAPPELLINA ACCANTO AL CAMPOSANTO DI MONTERCHI!

Regioni – Toscana
‘La Madonna del Parto’ di Piero della Francesca (circa 1420-1492)
piero-013Via libera al trasferimento dell’affresco di Piero della Francesca nella chiesa di San Benedetto a Monterchi

”Madonna del parto”, pace tra comune Monterchi e diocesi Arezzo

Il Comune di Monterchi gestira’ l’affresco pierfrancescano realizzato intorno al 1455 dal punto di vista artistico-culturale e della fruizione museale; la diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro vedra’ garantita la possibilita’ di venerazione pubblica e privata dell’immagine da parte dei fedeli
ultimo aggiornamento: 10 marzo, ore 19:18
piero-015Arezzo, 10 mar. – (Adnkronos) – Via libera del Consiglio comunale di Monterchi (Arezzo) all’accordo definitivo sulla collocazione del dipinto ”La Madonna del Parto” di Piero della Francesca (circa 1420-1492). L’accordo e’ stato definito dalla diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro e dal Comune di Monterchi e prevede la collocazione dell’opera nella chiesa di San Benedetto a Monterchi, la cui proprieta’ passera’ all’amministrazione comunale.

L’intesa, a giudizio delle due parti che sono state per anni in guerra nei tribunali civili, offre una soluzione dignitosa alla controversia insorta da tempo, assecondando le aspettative di entrambe le parti: il Comune di Monterchi gestira’ piero-016l’affresco pierfrancescano realizzato intorno al 1455 dal punto di vista artistico-culturale e della fruizione museale; la diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro vedra’ garantita la possibilita’ di venerazione pubblica e privata dell’immagine da parte dei fedeli.

L’accordo sara’ sottoscritto nei prossimi giorni dal vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, monsignor Gualtiero Bassetti, e dal sindaco di Monterchi, Massimo Boncompagni (Udc). Successivamente verra’ sottoposto al Ministero per i Beni e le Attivita’ Culturali, cui compete la determinazione della collocazione di opere di questa importanza. Inoltre e’ stata definita una proposta di restauro del complesso piero-della-francesca-madonna-del-parto-1467monumentale del Monastero annesso alla chiesa di San Benedetto che avra’ una vocazione di accoglienza e museale e dove troveranno posto anche una foresteria e spazi per attivita’ culturali.

Adnkronos 31 Marzo

Monterchi, scoppia la guerra per Piero
La Madonna del Parto sarà trasferita in un monastero. Ma il paese insorge
di Mario Lancisi
sindaco-con-opera-imbalsamataMONTERCHI. La Madonna mostra con orgoglio la sua pancia attorniata da due angeli, in uno scintillio di colori e di forme prospettiche. E’ il celebre affresco di Piero della Francesca, realizzato intorno al 1455 destinato all’antica chiesa di Santa Maria di Nomentana. Oggi si trova, ironia della storia, in una scuoletta dismessa perché a Monterchi, borgo di meno di 1900 abitanti vicino da Anghiari, nel cuore della Val Tiberina, i bambini non nascono più. Nonostante la Madonna incinta di Piero della Francesca. Ma da lunedì il destino logistico del dipinto potrebbe mutare. Dopo 17 anni di esilio dal suo luogo originario.
Il sindaco Massimo Boncompagni, 55 anni, Udc, alla guida di una lista civica di centrodestra, farà approvare infatti dal consiglio comunale l’atto di transazione della contesa giudiziaria, scoppiata nel 2002, tra la diocesi di Arezzo e il ultimapiccolo Comune di Monterchi.
Accordo Comune e Curia. Il dipinto non tornerà dove era prima del restauro, avvenuto nel 1992, ma sarà trasferito nella chiesa di un ex monastero benedettino, nel centro del paese. «L’accordo di transazione con la Curia, condizionato dall’approvazione del ministero dei Beni culturali, è equo perché assicura alla Chiesa che il dipinto torni ad essere pregato e venerato dai fedeli e al Comune la possibilità che continui ad essere ammirato dai turisti», spiega il sindaco.
Non toglieteci la Madonna. Contro questo accordo però è sorto un comitato di cittadini, guidato da Lina Guadagni, 60 anni, pensionata, ex insegnante di lettere, appassionata di arte e storia locale: «L’opera di Piero della Francesca non è per niente tutelata e valorizzata – polemizza – né si presta ad esserlo nell’angusto spazio incastrato in una struttura estranea. Inoltre la gestione dell’accoglienza dei turisti è condizionata dalla mancanza di spazi attigui».

Il Comitato vorrebbe che il dipinto venisse invece trasferito nel museo civico, anche per non perdere il notevole flusso di visitatori. Assieme al Cenacolo di Leonardo, la Madonna del parto di Piero della Francesca è l’opera sola più visitata: si calcola almeno da 50mila persone l’anno. Un vero e proprio business turistico per la piccola località aretina.
Caro Sandro, ti scrivo…A sostegno della battaglia del Comitato, è sceso in campo anche il capogruppo regionale del Pdci Paolo Marini che, lunedì scorso, ha scritto una lettera al suo amico di adolescenza, il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi. Una lettera confidenziale, da vecchi amici, entrambi nativi della Lunigiana: Marini è stato testimone di nozze del ministro quando questi era ancora un dirigente del Pci.
«Caro Sandro, ho il piacere di contattarti dopo tanto tempo», è l’esordio della missiva di Marini. Che poi entra nel vivo della questione del trasferimento della Madonna: «E’in atto, purtroppo, un grave tentativo di speculazione che andrà contro l’interesse della comunità locale, legittima proprietaria di quest’opera. L’amministrazione comunale sta portando avanti un’operazione che avrà come effetto il sottrarre l’opera alla sua comunità d’appartenenza, limitandone l’esposizione al pubblico in danno oltretutto dell’afflusso turistico che in questi anni ha consentito la rivitalizzazione del centro storico del borgo», polemizza Marini.
Per il capogruppo Pdci non ci sono dubbi: l’opera sarà donata alla Curia «che ha manifestato l’intenzione di collocarla nell’ex monastero benedettino del paese, edificio che presto verrà trasformato in una struttura alberghiera». Infine la conclusione al «caro Sandro»: «Ti chiedo di prendere a cuore la vicenda e intervenire, affinchè venga riconosciuto che la ‘Madonna del parto’ è e deve restare un bene pubblico, un bene dei monterchiesi».
La guerra giudiziaria. Mons. Giovacchino Dallara, responsabile dei beni culturali della diocesi aretina, sottolinea che la Curia ha dovuto citare il Comune nel 2004 perché dopo 12 anni il dipinto non le era stato restituito. In base ad una contesta storica e giudiziaria che il giudice dovrà dipanare (ci sono già state 18 udienze e la prossima si svolgerà a settembre), la Chiesa rivendica la proprietà dell’opera di Piero. Anche se alla diocesi, spiega mons. Dallara, interessa soprattuto che «essa torni ad essere venerata». Non più un mero oggetto estetico.
Ma quelli del Comitato temono che l’ex monastero benedettino diventi un affare edilizio e che la Madonna finisca in mani private. Si sa che i toscani sono grandi bestemmiatori, ma guai toccargli la Madonna. Se poi a dipingerla è stato Piero della Francesca si comprende la «guerra» del Comitato. «La Madonna è del Comune e non della Chiesa. Guai a chi la tocca», conclude la Guadagni.
(04 marzo 2009) Il Tirreno

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