Chiara Poli – Blogger al forno http://www3.varesenews.it/blog/blogger-al-forno Thu, 26 Apr 2018 15:58:32 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.6.11 Spegni il gas e accendi il noir #05 http://www3.varesenews.it/blog/blogger-al-forno/?p=223 Mon, 09 Aug 2010 07:00:27 +0000 http://www3.varesenews.it/blog/blogger-al-forno/?p=223 Continua a leggere]]> Amici di “Blogger al forno”, che ci crediate o meno, quello che vedete qui di fianco sono io. Lo so, l’autoscatto è stato più rapido dello scatto del sottoscritto, ma la tecnologia – come vi avevo già detto – non è proprio il mio forte…

Detto questo, ora che vi siete messi il cuore in pace, passiamo alle cose serie. Lord Whirlpool ci ha chiamati per questo, d’altronde.

Ci sono giorni in cui non si ha voglia di fare granché. Capita a tutti. A me, lo ammetto, capita soprattutto quando sono dentro, ma proprio dentro, a una delle storie a cui sto lavorando. Mi ci perdo, ecco.

E’ una questione di concentrazione, solo di concentrazione: riesco a pensare solamente a quello che sto scrivendo, alla vicenda, ai personaggi… Il resto, a quel punto, non diventa che un dettaglio. Trascurabile, persino. Anche mangiare, a volte. E’ brutto da dire, ma è proprio così.

Per questo motivo, stavolta, vi racconto il modo in cui sono riuscito a riempirmi la pancia (con gusto, anche) senza uscire di casa né perdere troppo tempo davanti ai fornelli. Grazie al marchingegno di Lord Whirlpool, questo è ovvio.

Dunque, dopo un rapido inventario oltre lo sportello del frigorifero e le ante dei pensili, mi ritrovo a disposizione quello che serve per una semplice e veloce torta salata.

Primo passo: la pasta brisée. Per chi non lo sapesse (ogni riferimento a Luca Viscardi e/o Chiara Poli è puramente casuale…), si tratta di uno degli impasti più semplici (ma non ‘leggerissimi’ per via del grasso) in cucina: gli ingredienti sono 200 grammi di farina, 100 grammi di burro, acqua fredda e sale fino q.b. Come è facile intuire, si deve mescolare il tutto. Prima la farina con il burro e non spaventatevi se il composto risulta granuloso: è giusto così. Fatto questo, si devono aggiungere l’acqua fredda e il sale e si deve impastare con decisione finché la boccia non diventa bella liscia.

Mentre la mia palla delle meraviglie riposava placida sotto una scodella rovesciata, ho fatto resuscitare in un’altra scodellona di Pyrex un bel po’ di spinaci surgelati, dopodiché – approfittando del calore della verdura – ho aggiunto senza pietà una mattonella di formaggio molle (non voglio fare pubblicità, ma si trattava di Certosino Galbani). Potevo fermarmi qui? Certo che no. Qualche poderosa grattata di formaggio grana, un po’ di anelli fini fini di cipolla e una vaschettina intera di pancetta affumicata a cubetti. Non fate quella faccia, suvvia: la pancetta affumicata a cubetti è come l’acqua gasata, in ogni frigo non dovrebbe mai mancare.

Mescola e rimescola, dopo un saggio colpetto di pepe macinato, ho lasciato da parte il mio composto per dedicarmi alla pasta. Uno sbuffo di farina sull’asse e poi giù di mattarello, energico come poche altre volte. Il resto, come avrete già intuito, è venuto da sé: uno strappo di carta forno su un piatto in vetro da forno, poi l’impasto bello steso e, infine, il composto.

A cuocere a puntino, come ogni volta, ci hanno pensato il mio Jet Chef e la sua funzione Assisted. E la foto qui accanto, sebbene un po’ sfocata, lo dimostra. A proposito, una doverosa precisazione: i punti che possono sembrare bruciacchiati, lo giuro sulla tastiera Qwerty del mio PC, sono solo le zone con maggiore densità abitativa di spinaci.

Alla mia gaudente torta salata, a questo punto, non mi resta che abbinare un Valentini del 2001. Ci si sposa davvero bene. Provare per credere, come diceva quel tale dei comò.

Roberto Valentini – Impasto perfetto
Todaro – Euro 12,91

Prima indagine per il giornalista Castelli. Un industriale della ceramica viene assassinato nel suo stabilimento. Il nostro cronista inizia a indagare, varcando la linea d’ombra di un microcosmo tranquillo solo in apparenza. L’indagine è piena di sorprese e rivela trame segrete, rapporti oscuri e rancori che bruciano sotto le tonnellate di ceramica prodotte quotidianamente a Sassuolo, forse la capitale mondiale di questo prodotto. Su questa torta, anche una ciliegina: la prefazione di Marcello Fois.

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Spegni il gas e accendi il noir #03 http://www3.varesenews.it/blog/blogger-al-forno/?p=151 http://www3.varesenews.it/blog/blogger-al-forno/?p=151#comments Thu, 29 Jul 2010 07:00:27 +0000 http://www3.varesenews.it/blog/blogger-al-forno/?p=151 Continua a leggere]]> Eccomi di nuovo qui, amici, questa volta per raccontarvi la mia “prova risotto”.

Il motivo? Uno solo e semplice, molto semplice: la mia collega BAF Chiara Poli. Proprio così. Lei. Lei e il suo risotto delle meraviglie. Riuscito. Anzi, riuscitissimo. Talmente riuscito da mettere a tacere persino la suocera, vi rendete conto?

Per questo, non avendo né suocera né, tantomeno, cani e/o altri animali domestici a cui propinare il frutto di un eventuale esperimento fallito, non ho potuto fare altro che dare il meglio di me stesso insieme al mio fedele marchingegno griffato Whirlpool… E tutto questo, udite udite, bypassando persino la funzione “Assisted”!

E’ andata bene, ve lo rivelo subito perché non sto più nella pelle. E’ andata bene ed è stato semplice come bere un bicchiere d’acqua. Anzi, come bollire due patate con un “Jet Chef”… Ops, forse ho fatto una gaffe… Luca, ti prego, non me ne volere. E’ stata Chiara a dare il la al tormentone, ma dopo i tuoi rotolini e i tuoi fagottoni, comunque, non possiamo che fare retromarcia. Io, almeno, lei non so. Le donne, d’altronde, sono più difficili da conquistare. 😀

Vabbé, passiamo alle cose che interessano davvero. Al solito, quindi, eccovi in breve la mia ricetta, frutto di qualche sbirciata sul libretto allegato al forno di Lord Whirlpool e di un paio di minuti spesi a consultare il prezioso ricettario di mia mamma. Per buona pace di mia zia, ben lieta di non dovermi affiancare in questo mio nuovo ardimento tecno-culinario. Ma la convertirò alle microonde, vedrete. Datemi solo il tempo di acquisire totale padronanza del marchingegno che il resto verrà da sé.

Dunque, questi sono gli ingredienti per un piatto quasi abbondante: mezza zucchina, la metà di una cipolla piccola, 80/90 grammi di riso (ho usato il tipo Arborio perché in casa non avevo che quello), un bicchiere d’acqua calda in cui ho sciolto un po’ di dado granulare, un filo d’olio e poi, in dosi rigorosamente q.v.p.p. (se q.b. sta per quanto basta, ho deciso che q.v.p.p. può significare quanto vi pare e piace) parmigiano grattugiato, burro e sale.

Passiamo alla preparazione, la parte più divertente. In una ciotola di Pirex ho messo la cipolla pulita bene e fatta giù finemente, la zucchina lavata e tagliata a rotelline smilze smilze e un goccetto d’olio. Ho coperto con un pezzo di pellicola per microonde e ho fatto andare per un paio di minuti a 750W. Quando il marchingegno ha fatto bip, ho tolto la plastica per aggiungere il riso, il bicchiere di brodo e un pizzichino di sale. Cottura – stavolta scoperta – sempre a 750W per una decina (scarsa) di minuti, fermando per mescolare con decisione – e assaggiare – un paio di volte. Quando ho visto che il riso si era quasi asciugato, ho aggiunto burro e formaggio per mantecare, dopodiché… fine dello show. Un piatto, una forchetta e via!

A un piatto di riso, non potevo che abbinare un libro “a tema”. Un grande noir, per dirla fino in fondo.

Giménez Bartlett Alicia – Un bastimento carico di riso
Sellerio – Pagg.445 – Euro 12,00

L’assassinio di un barbone, sebbene indossi scarpe eleganti e costose, non commuove i poliziotti di Barcellona, come non commuoverebbe i poliziotti di ogni parte del mondo: troppo impegno per un risultato di scarsa importanza. I barboni, d’altronde, vivono in un mondo parallelo che solo apparentemente, o occasionalmente, occupa lo spazio (e il tempo) del nostro mondo ordinario e maledetto. Ma i cattivi, stavolta, sono spacciati perché il caso, che non si ferma a un solo omicidio, fa prima imboccare due piste, poi le fa abbandonare e, infine, conduce Petra Delicado – ispettore della polizia di Barcellona – a scoprire una verità davvero terribile e sorprendente.

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Blogger al forno – Episodio pilota: Risotto ai porcini http://www3.varesenews.it/blog/blogger-al-forno/?p=135 http://www3.varesenews.it/blog/blogger-al-forno/?p=135#comments Tue, 20 Jul 2010 05:25:37 +0000 http://www3.varesenews.it/blog/blogger-al-forno/?p=135 Continua a leggere]]> Mercoledì scorso il mio status su Facebook recitava: “Attenzione, gente: sto per lanciarmi nel primo risotto della mia vita. Dopo, il mondo non sarà più lo stesso“. Sabato eravamo passati a “Chiara Poli ha fatto un risotto ai porcini spettacolare e ama il suo Jet Chef” seguito da cuoricino (di cui faccio un uso spropositato da quando ho imparato a farlo grazie alla spiegazione di qualche ciofane).

Sì, lo amo. Detesto ancora cucinare, ma amo JetCheffare. Mettiamola così.

Ve l’avevo detto, che sono una che non molla. Così mi sono lanciata nel primo esperimento sparando subito alto (col primo risotto della mia vita) e a distanza di tre giorni ho replicato per dimostrare che imparo dai miei errori e che si può sempre fare meglio. Il tutto sotto gli occhi del marito cuoco criticone e – rullo di tamburi – della suocera. Non so se rendo. Ho detto suocera. Dove diavolo è la mia medaglia al valore?

Ad ogni modo, il primo risotto della mia vita non era malaccio. Un po’ crudino (o esageratamente al dente, fate voi) e un po’ asciuttino. Ma non malaccio. Me lo sono mangiato tutto e sono qui a raccontarvelo, direi che c’è da vantarsene. Il secondo però era S P E T T A C O L A R E. Ho visto gente leccarsi il piatto. E ho visto mio marito, col quale condivido la cucina da dieci anni senza aver mai cucinato alcunché (a meno che non conti il toast del 2006 che gli ho preparato quando lui era a letto con 40 di febbre), guardarmi tutto orgoglione. Fra l’incredulo e l’orgoglione, ad essere precisi.

All’inizio avevo deciso di lanciarmi su un piatto da Assisted Chef (nel forno del Signor Whirlpool ci sono qualcosa come trentatre ricette precaricate a prova di fesso, diciamo le cose come stanno). Invece no.

Risotto ai funghi.

Brivido lungo la schiena.

Mezz’ora prima di iniziare, ci avevo già ripensato. Il terrore mi attanagliava lo stomaco. Paura di far esplodere la casa. Già mi vedevo i vicini al tg “Che tragedia, una così cara ragazza…”. Paura, paura. Così ho fatto l’unica cosa che potevo fare: ho scritto su Facebook e su Twitter che avrei cucinato. Se lo annunci al mondo, poi il mondo si aspetta una foto o un commento; non puoi più tirarti indietro (come quando ho smesso di fumare: ho chiamato tutti quelli che conoscevo annunciando che avevo spento la mia ultima sigaretta. Sai che figura, farsi beccare dopo a fumare?). E poi mi sono fatta coraggio pensando “Non sono sola: ci sono altri blogger al forno”. Paolo Franchini, che mixa squisitamente cucina e noi. Luca Viscardi, che mi è fra le altre cose espertone di tecnologia ma mi consola perché si è lanciato subito nella mia seconda scelta (patate con l’Assisted Chef. Grazie, Luca). E Stefano Caffarri (non vale, però, qui giochiamo nella categoria professionisti!) sono quelli che ho scovato finora. E l’avventura è iniziata. Lanciata che Jack Bauer mi faceva un baffo.

Day 1panico e paura. Io in preda all’ansia da prestazione, che sudavo come Mennea durante il suo ultimo record e mi aggiravo confusa come Nicholson dopo l’elettroshock in Qualcuno volò sul nido del cuculo (foto 2). Cani terrorizzati che non credevano ai loro occhi (foto 3). Marito criticone che documentava con l’iphone senza perdere occasione per scuotere la testa e acidare consigli. Suocera che si aggirava rubandomi la ricetta che sentivo di dover leggere almeno settantadue volte, lanciandosi in generici suggerimenti; moderati, devo ammettere. Ha avuto pietà. Sapeva che non avevo mai fatto manco un uovo al tegamino e tutto sommato è stata piuttosto schiscia. Certo, la copiosa aggiunta di panna alla fine al grido di “E’ troppo asciuttino, sai, cara” poteva costarle la vita. Cioè. Leva le mani dal mio risotto. Fortunatamente per lei ero troppo esterrefatta di fronte al suo gesto, per reagire.

Day 2: un’incredibile sensazione di potere. Io che mi aggiro sicura per la cucina, preparando gli ingredienti e rivedendo le dosi in base al numero dei commensali. Come in trance, ho aggiustato le dosi del brodo; ho tritato le mandorle (agguantando il coltellaccio che mio marito non voleva mollare sostenendo che per scrivere mi servono tutte e dieci le dita); ho rivisto i tempi di cottura in base all’esperienza precedente. E mentre il Jet Chef cuoceva ho perfino riordinato la cucina, lavato due ciotole ed apparecchiato la tavola. Padrona della situazione. Niente panico. Ho dominato la cucina (sbattendo fuori gli indesiderati familiari pronti a replicare il pessimismo e fastidio della volta precedente). Alla fine ho visto il marito disperarsi (“Ma non ce n’è più??”) e la suocera scavare col cucchiaio nella pirofila, all’imbarazzante ricerca di qualche chicco superstite. Per la prima volta, ho cucinato e ho raccolto entusiastici complimenti.

Eh, già. Il mondo non è più lo stesso.

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