sabrina gaiera – Carcere 2.0 http://www3.varesenews.it/blog/carcere Momenti di confronto su un tema scomodo Thu, 26 Apr 2018 16:23:13 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.6.11 “Eppur si gioca” http://www3.varesenews.it/blog/carcere/eppur-si-gioca/ Fri, 27 Jul 2012 08:42:51 +0000 http://www3.varesenews.it/blog/carcere/?p=341 Continua a leggere]]> Cosa succede in un carcere in estate, quando la scuola e tante attività si fermano? Ce lo spiega un’operatrice (Sabrina Gaiera, Consorzio Provinciale Sol.Co Varese) che lavora negli istituti di Busto Arsizio e Varese. 

Estate 2012 in carcere. Tante sono le sensazioni e i pensieri che vengono evocati dal tempo e dal luogo. L’estate è un periodo difficile per chi è ristretto(ovvero detenuto): meno attività a causa delle ferie, tempo che se mai è possibile si dilata ancora di più, attesa di quel che potrà essere: amnistia o un’altra misura di grazia; sovraffollamento che si fa ancora più evidente e rende rovente un clima già caldo.
In questo carcere si possono fare cose, semplici, piccole, forse “banali” agli occhi di chi sta fuori, ma tali da dare movimento ad un’estate troppo simile o forse, se possibile, ancora più difficile di altre.
Siamo in via Per Cassano al 102 e da ieri è iniziato il torneo di calcio per le persone ristrette nelle sezioni comuni (a Busto ci sono tre tipi di aree: detenuti “comuni”, tossicodipendenti e collaboratori di giustizia). Nessun cambiamento eclatante, nessuna particolare e innovativa iniziativa, un torneo, che però prevede e attiva alcune situazioni.
Si attiva l’Istituto Penitenziario: occorre organizzare i turni degli operatori, attivare tutte le procedure che rendono possibile l’accesso dei detenuti al campo sportivo il martedì pomeriggio dalle 13.30 alle 15.00; informare le persone ristrette, ribadire le regole, formalizzare permessi per l’ingresso degli arbitri. C’è lavoro per il personale: dalla Polizia Penitenziaria all’Area educativa la collaborazione deve permettere che tutto si svolga nel miglior modo e senza intoppi.
Si attiva il territorio: la UISP (Unione Italiana Sport per Tutti) che da tempo collabora con l’istituto penitenziario organizza la realizzazione dell evento sportivo: garanzia della presenza degli arbitri, rifornimento dei palloni che sembrano non bastare mai, definizione del calendario degli incontri.
Si ri-attivano progetti e interventi: la collaborazione degli Agenti di rete (due educatori che stabilmente collaborano con la Casa Circondariale attraverso le loro organizzazioni – Consorzio Sol.Co Varese ed Enaip Lombardia -) diventa uno strumento attivo nella promozione e organizzazione dell’iniziativa.
Si attivano i detenuti: un responsabile per ciascuna delle quattro sezioni ha costituito due squadre, ciascuna con una rosa di dieci giocatori dribblando tra richieste di che vuole giocare a tutti i costi, conoscenza delle abilità fisiche viste durante le ore passate al campo sportivo nelle partitelle “amichevoli”, indicazioni degli educatori, scarcerazioni improvvise, ma sempre bene accolte, di uno o più giocatori, passaggio di qualcuno da una squadra all’ altra per un cambio di ubicazione nella cella, comunicazione ai detenuti dell’organizzazione del torneo e agli organizzatori delle richieste specifiche dei ristretti.
E poi ieri pomeriggio l’attivazione si è concretizzata nelle prime due partite. Alle 13.30 inizia il torneo di calcio. Il campo è bollente ma nulla impedisce che le partite previste si svolgano con regolarità e senza alcun intoppo. Ogni singola attivazione si è mossa nella giusta direzione, e lo sport diventa anche questa volta strumento di incontro e socialità.
Un torneo internazionale, non c’è alcun dubbio. L’eliminazione è diretta. Il caldo non smorza la forza e l’entusiasmo.
Si procede. Per qualche martedì pomeriggio accadrà qualcosa di diverso, ci sarà un argomento nuovo di cui parlare, ci sarà uno stimolo in più per riempire l’ora d’aria, per intensificare l’allenamento, per prendersi cura di sé in previsione della partita che si giocherà.
Nulla di eccezionale, è estate, succede in carcere…. EPPUR SI GIOCA….

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Storie di viaggi e di vita http://www3.varesenews.it/blog/carcere/storie-di-viaggi-e-di-vita/ Wed, 04 Apr 2012 12:56:11 +0000 http://www3.varesenews.it/blog/carcere/?p=329 Continua a leggere]]> Sabrina Gaiera, Agente di rete in carcere e operatrice del Consorzio SolCo Varese, ci racconta l’incontro avvenuto pochi giorni fa nell’istituto varesino fra alcuni denetnuti e alcuni studenti.

Giovedì 29 marzo, ore 14.00: appuntamento in Carcere a Varese tra i ragazzi delle scuole che aderiscono al progetto legalità e le persone ristrette, quelle del gruppo della legalità e gli stranieri.
Ci siamo preparati negli ultimi mesi per incontrarci e per provare a raccontare con le nostre storie di viaggio, di rapporti nelle nostre famiglie, di fatiche trascorse su un treno e chissà dove, di come siamo finiti qui in Italia e in questo posto in particolare. Il gruppo stranieri è variamente rappresentato: c’è chi arriva dall’Albania, dal Marocco, dal Pakistan, da Capoverde, dal Perù. Chi è cresciuto qui, chi è arrivato più grande inseguendo un sogno: quello di stare meglio in un Paese che tutti immaginano ricco, pieno di possibilità, libero.
Rompe il ghiaccio Leon, con la sua voce forte, si presenta. E poi legge la sua storia fin dal primo giorno, quella volta che scese dal treno alla stazione Centrale… poi Mustapha, Mohamed, Dongo, Fernando, Butt…. Tutti hanno da raccontare. Chi si è ritrovato a camminare solo in autostrada perché il passaggio dalla Spagna era troppo controllato, chi ricorda il suo paese e le sue tradizioni, i cambiamenti della primavera araba e immagina che ora non si potrà che stare meglio, chi ha un ricordo preciso della sua storia con un padre severo e testardo, chi ha rivisto la mamma dopo tanti anni proprio qui, in carcere.
Raccontarsi: quanta fatica a ritrovare le parole giuste, a decidere che alcune cose di sé si possono dire in pubblico, a ricostruire un pezzo di storia importante della propria vita. Come educatori Abbiamo deciso ori che le storie dei ristretti e in questo caso delle persone straniere potevano essere uno strumento di conoscenza, un modo per entrare e conoscere con rispetto la storia di chi sta in carcere. raccontarsi è anche un modo per ricostruire parti di sé, ritrovarsi, e forse riuscire a darsi una prospettiva possibile per il futuro.
Dopo i racconti c’è spazio per lavorare in gruppo: ci chiediamo cos è l’integrazione, come saremo tra vent’anni, qual è l’immagine dei nostri Paesi agli occhi degli altri… le parole che risuonano quando ci ritroviamo insieme sono “parole buone”, positive. Si parla di rispetto, di multi etnicità, di possibilità di incontro, di desiderio di conoscere gli altri per non essere vittime di pregiudizi. Sergio però ci provoca: osa dividerci in due gruppi, distinti, lontani: italiani da una parte, “il resto del mondo” dall’altra. Questa divisione irrita, non appartiene a nessuno, non siamo abituati alle divisioni, non hanno senso. Tra vent’anni saremo certamente più uniti, meticci, meno legati a immagini convenzionali rispetto agli stranieri. Seduto nella divisione nessuno vuole stare, non si vede l’ora che la provocazione finisca. E così è finalmente…
E come spesso accade negli incontri tra “nuovi amici” cè anche il momento per bere e mangiare qualcosa insieme: thè alla menta e corni di gazzella (dolci maghrebini preparati in cucina da Mustapha).
Ecco tre ore sono già finite: abbiamo condiviso parole ed emozioni, anche quelle più forti. Ora i detenuti lasceranno per primi la sala, per recarsi a trascorrere la solita serata preparando qualcosa per cena e guardando la TV. I ragazzi usciranno un attimo dopo. Nel loro ricordo le storie e l’importanza di un incontro. E poi un bel venerdì sera. Ci salutiamo, operatori e insegnanti. È stato un bell’incontro, positivo, come lo sono stati tutti quelli vissuti quest’anno all’interno del progetto di educazione alla legalità.
Un ringraziamento a chi c’era: alla direzione dell’Istituto e agli agenti di Polizia Penitenziaria presenti per tutto il tempo dell’incontro, alla Responsabile dell’area educativa che sempre ci sprona alla migliore preparazione delle attività, agli educatori che si sono dedicati con professionalità e costanza alla riuscita dell’incontro, al consorzio SolCo Varese e a Enaip che nonostante la fatica di progetti che stentano a essere confermati sempre ci permettono di partecipare in qualità di agenti di rete alle iniziative più importanti. Grazie agli studenti, alla loro rispettosa curiosità e al loro interesse…. E poi un grazie alle persone che sono ritornate in cella dopo le cinque: grazie per aver deciso di mettersi in gioco, di raccontarsi, di volersi esporre per dire una volta in più che quando saranno di nuovo liberi, liberamente potranno scegliere di vivere diversamente e di stare bene.
Sono le diciassette. Nelle celle c è musica. Ci si prepara alla sera, al film della tv, al passaggio di un altro giorno. Sono le diciassette: fuori c’è ancora tanto sole.

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