Intervista – Nicaragua http://www3.varesenews.it/blog/nicaragua Fri, 27 Apr 2018 18:22:16 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.6.11 Il ponte funziona: atterrato il primo volo da Roma a Managua http://www3.varesenews.it/blog/nicaragua/?p=963 Thu, 12 Jul 2012 06:24:48 +0000 http://www3.varesenews.it/blog/nicaragua/?p=963 Continua a leggere]]>

Giornalisti e telecamere piazzate in attesa dell’arrivo del primo volo

Alle 7.45, puntuale, il Boeing 767-300 Extended Range, di Blue Panorama ha toccato il suolo nicaraguense. Una grande emozione per tutti perché era da tanto tempo che su quella pista dell’aeroporto “A.C. Sandino” di Managua non atterrava un aereo così grande proveniente dall’Europa.
Ad aspettarlo c’erano tanti giornalisti e personalità. Per noi Valeria Ocampo Porras e Dervi Israel Mejia Espinoza che hanno intervistato il comandante Giancarlo Tedeschi, una hostess e alcuni passeggeri. Presto pubblicheremo il video originale.
Quando si è sentito rivolgere una domanda in italiano senza bisogno della traduzione, come per gli altri giornalisti, al pilota sono  brillati gli occhi. “È emozionante aver condotto qui, in questo bel paese, il primo volo”.
Grande soddisfazione anche per gli oltre cento passeggeri che di fatto inaugurano una nuova stagione per il Nicaragua perché questo volo potrà rappresentare un’importante porta per la crescita del turismo del paese.

Post in collaborazione con Valeria Ocampo Porras 

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Da Roma a Managua: con Blue Panorama si può http://www3.varesenews.it/blog/nicaragua/?p=955 http://www3.varesenews.it/blog/nicaragua/?p=955#comments Tue, 10 Jul 2012 14:21:14 +0000 http://www3.varesenews.it/blog/nicaragua/?p=955 Continua a leggere]]> Da mercoledì 11 luglio il Nicaragua e l’Italia avranno uno speciale ponte. Grazie a Blue Panorama Airlines le due capitali saranno collegate direttamente.
Ogni mercoledì decollerà un Boeing 767-300 Extended Range da Roma Fiumicino per Managua via Havana, con rientro non stop Managua – Roma. Il volo BV1346 parte da Roma Fiumicino alle ore 12.15 e arriva a Managua alle19.45. Il volo di rientro dal Nicaragua parte da Managua alle 20.45 e atterrerà a Roma Fiumicino alle ore 16.35 del giorno successivo. Tutti gli orari si intendono “local time”.
Questo volo costituisce il primo collegamento intercontinentale in partenza da Managua verso l’Europa e apre nuove prospettive su un mercato, quello del Nicaragua, molto promettente in termini di flussi di traffico turistico, d’affari ed etnico.
“Ci auguriamo – commenta Monica Robelo Raffone, Ambasciatrice del Nicaragua presso gli Organismi delle Nazioni Unite a Roma – che questa nuova partnership nata nell’ambito di ottime relazioni tra l’Italia ed il Nicaragua e spinta da una visione più ampia e condivisa sulla qualità dell’offerta, possa divenire un ponte a più corsie e l’occasione per far riscoprire un angolo di mondo che ha saputo preservare i grandi valori della natura, dell’ambiente e dello spirito. Auspichiamo un turismo responsabile che aiuti a conservare e consegnare alle prossime generazioni un mondo migliore di quello che abbiamo ricevuto. Blue Panorama ha saputo cogliere questa nostra visione di sviluppo di un turismo culturalmente ed ecologicamente sostenibile, ed in questa ottica accogliamo questa nuova sfida con rinnovato entusiasmo, serietà e responsabilità”.
Franco PecciIl Nicaragua è un Paese in cui è possibile viaggiare in assoluta sicurezza, che vuole aprirsi e far conoscere la propria storia e le proprie tradizioni, per un’offerta turistica di qualità a costi ragionevoli. Quello nicaraguense è un movimento turistico non di massa quanto piuttosto votato al piacere della scoperta e dell’avventura.
Il Nicaragua è infatti un affascinante luogo da visitare per i viaggiatori che aspirino a conoscere un Paese attraverso il contatto con i suoi abitanti.
“Il volo per il Nicaragua – afferma il presidente di Blue Panorama Airlines, Franco Pecci – è un’intuizione che fa parte di una strategia di consolidamento della nostra compagnia sui Caraibi. Il Nicaragua infatti è un Paese sicuro, dal grande avvenire, in cui riporre fiducia. Un Paese che sta migliorando le proprie infrastrutture e valorizzando le proprie bellezze naturali al fine di attirare nuovi investimenti. Un vero e proprio luogo di connessione per tutti i passeggeri della regione del Centro America che, grazie a questo volo ed alle distanze contenute tra i vari paesi dell’istmo, potranno recarsi in Italia e viaggiare in Europa a costi contenuti. Allo stesso modo Roma si candida a divenire un vero e proprio hub per tutti gli abitanti della regione che vivono in Europa e che, grazie a questo volo, potranno raggiungere i loro paesi d’origine con tempi e costi mai avuti prima”.
La felice posizione geografica, che consente di raggiungere tutto il Centro America, la possibilità di affacciarsi su Oceano Pacifico e Oceano Atlantico, il mare caraibico di Corn Island con le sue spiagge bianche e le sue acque cristalline, il notevole interesse naturalistico con paesaggi indimenticabili quali ad esempio quelli dei laghi Nicaragua e Managua con le loro isole di natura vulcanica tuttora attive, fanno del Nicaragua una meta assolutamente da far conoscere.
Il Nicaragua vanta infatti importanti relazioni con l’Italia sia a carattere diplomatico che industriale e commerciale, notevoli scambi economici che movimentano un interessante traffico d’affari che Blue Panorama Airlines vuole intercettare con la collocazione del volo al mercoledì. Allo stesso modo il volo rappresenta una grande possibilità per gli spostamenti della comunità nicaraguense e degli altri paesi del Centro America con l’Italia e l’Europa.
“Questa nuovo volo è un’ulteriore conferma del rapporto di successo tra Blue Panorama e Aeroporti di Roma”, ha detto Elia Pistola, Direttore Airport Management di ADR, “e rappresenta un ulteriore sviluppo del vettore sull’aeroporto Leonardo da Vinci. I passeggeri trasportati dalla compagnia nel 2011, infatti, sono stati circa 1,4 mln, il 10%  in più rispetto al 2010.  Grazie a questa performance, il gruppo BV nel 2011 si colloca al 2° posto per i voli domestici tra i vettori dell’aeroporto della Capitale”.

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La rassegna stampa del Fam trip http://www3.varesenews.it/blog/nicaragua/?p=844 Mon, 02 Jul 2012 12:52:56 +0000 http://www3.varesenews.it/blog/nicaragua/?p=844 Continua a leggere]]> La stampa nicaraguense ha dato un certo risalto al viaggio organizzato da Anyway travel e da Blue Panorama. C’é curiosità per il nuovo volo che partirà dall’11 luglio prossimo.

La Prensa
Destinos nicas para Europa è il titolo dell’articolo di Lucydalia Baca Castellón Sono le parole di Andrea sulle difficoltà di promuovere il turismo senza valorizzare la storia del paese a fare da ossatura al pezzo del primo giornale nicaraguense. Il resto dell’articolo parla del nuovo volo.
La Prensa
 El Financero
Aerolínea italiana inaugura ruta è il titolo dell’articolo di Gustavo Álvarez Rodríguez Il lungo pezzo del corrispondente affronta diverse questioni: l’accordo con Blue Panorama, la situazione del turismo nicaraguense e gli impegni del governo al fine di sviluppare la propria compagnia di volo.
El Financero Canal 15
Nicaragua tiene un gran potencial para atraer el turista europeo
La tv, nel proprio sito online riporta i vari interventi della conferenza stampa. Lo stesso articolo è poi ripreso da Radio Sandino Multinoticias del Canal 4 e la Nueva radio Ya.
canal15
Canal 2
Nicaragua Airways, nueva aerolínea è il servizio video dedicato alla nuova rotta di Blue Panorama. Gianni Fiorelli appare in video insieme al presidente di Nicaragua Airway.
canal2

 

La galleria dei siti  conferenza stampa multinoticias ya radio sandino canal2 canal15 El Financero La Prensa

 

 

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Gianni con il cuore nel volo http://www3.varesenews.it/blog/nicaragua/?p=796 Fri, 29 Jun 2012 08:41:55 +0000 http://www3.varesenews.it/blog/nicaragua/?p=796 Continua a leggere]]>

Gianni Fiorelli a destra con alla sua sinistra Laureano Ortega Murillo e Hildebrando Reynes

Una voce da ragazzo nel corpo di un cinquantenne rivela la carica, l’entusiasmo, l’energia e la curiosità di Gianni Fiorelli. È lui a condurre il Fam. Trip in Nicaragua per conto della Blue Panorama, la compagnia di volo italiana che, dopo anni, l’11 luglio inaugurerà una rotta diretta tra l’Europa e il paese Centroamericano.
Passare alcuni giorni con lui è piacevole per la sua personalità, e anche perché può raccontare molte esperienze legate al mondo del volo. Come è nato questo interesse per il Nicaragua?
«Dall’incontro a Cuba del presidente Franco Pecci con alcuni personaggi di AnyWay Travel. Poi c’è stato un altro momento di confronto a Managua, e da lì l’idea del volo diretto ha preso consistenza. Si è pensato di costruire un “ponte” tra l’Italia, l’Europa e il Nicaragua che dia ulteriore impulso al paese centroamericano e anche alla nostra compagnia di volo, già impegnata nei Caraibi»

L’ambasciatore a Managua D’Audria e Gianni Fiorelli

Perché questo viaggio, e come mai sei stato scelto tu?
«Il viaggio era un’occasione speciale per far conoscere il Nicaragua. Per la nostra compagnia avrebbe dovuto partecipare qualcuno del commerciale, ma visto che io sono tra quelli che ha più anzianità nell’azienda, ho esperienza anche in quel settore e me la cavo con lo spagnolo, hanno scelto me».

Che bilancio si può fare dell’esperienza?
«Il viaggio è andato bene. Un impatto importante sia sotto l’aspetto umano che turistico. Il Nicaragua è un paese che senti a pelle. In questi giorni abbiamo potuto rivivere una parte della storia che hanno vissuto e ci si rende conto della loro forza di ribellarsi alle ingiustizie. Vedere alcuni luoghi, i segni delle battaglie, ti fa venire la pelle d’oca. Mi resteranno in mente gli occhi lucidi delle persone che ci hanno fatto da guida al museo della rivoluzione a Leon. Persone che hanno lottato e pagato con il sangue la propria libertà».

L’ambasciatore italiano ci ha seguiti con molta attenzione. Che ne pensi?
«È stato molto vicino a questo viaggio e lo ha testimoniato con l’accoglienza all’arrivo in aeroporto e poi con la cena calorosissima dell’ultima sera. Era realmente interessato alla nostra esperienza e desideroso di sapere come fosse andata. Il nuovo volo può dare grande impulso agli scambi con il Nicaragua a partire dal turismo, ma non solo».

Durante tutto il viaggio, a testimoniare il loro interesse, è stato con noi il vicedirettore dell’aeroporto di Managua, come vedi le potenzialità del loro scalo?
«L’ho potuto osservare solo da viaggiatore e ascoltare i dati che ci sono stati forniti. Dovrei verificare alcuni aspetti tecnici, ma penso che ci siano tutte le potenzialità per contenere tanti altri passeggeri. Il fatto poi che stiano lavorando per allungare la pista di altri 800 metri è un buon segnale. Finita quell’opera potranno atterrare anche i Boing 747 e gli Airbus A340».

Quali sono le caratteristiche del volo Blue Panorama che si inaugurerà l’11 luglio?
«Volerà un Boing 767/300 ER da 272 posti, 12 in business e il restante in economy. Non abbiamo uno storico per poter fare previsioni, ma siamo molto fiduciosi. Sarà un volo circolare con rotta da Roma a L’Avana e poi Managua, e poi dalla capitale nicaraguense a Roma diretto».

Dal 1998 a Blue Panorama, qual è oggi la tua funzione nella compagnia?
«Arrivo da una lunga esperienza nel settore commerciale per diversi tour operator. All’inizio anche per la compagnia svolgevo questa mansione, poi mi è stato offerto di occuparmi dei voli in modo diretto e, dopo un’esperienza di due anni a Cuba, da sette sono caposcalo a Fiumicino. Gestisco, a seconda delle stagioni, circa 250 voli alla settimana».

Durante la conferenza stampa a fine viaggio

Che significa “gestisco i voli”?
«A terra ho la totale responsabilità dell’aereo. Il nostro è un lavoro paradossale con tempi lunghissimi in volo e strettissimi in aeroporto per farlo decollare. Le mansioni da svolgere sono tantissime e bisogna saper dare risposte in tempi rapidi, a volte pochi secondi. L’aereo sta a terra dai 45 minuti alle due ore e in quei tempi devi pensare a tutti i servizi al cliente e alla preparazione del volo comprese le pulizie, rifornimenti, verifica del personale e molto altro. Tutto salvo imprevisti che possono trasformarsi in veri problemi. Ne abbiamo avuto una riprova sia all’andata che al ritorno quando una spia che non si spegneva e un maltempo forte possono procurare ritardi fastidiosi per i viaggiatori».

Quale sviluppo avrà il settore aereo?
«È in continuo sviluppo, basta pensare alle linee low cost. Venti anni fa era impensabile volare con 20mila lire o con 20 euro e volava solo un ceto sociale medio alto. Oggi può volare chiunque».

Quali sono le tue passioni personali?
«Fino a qualche anno fa il windsurf. Solcare le onde alle prime ore del mattino mi dava un senso di libertà assoluto. Amo l’antichità e mi piace andare a vedere i mobili antichi, gli orologi perché senti tutta la tradizione. Adoro i luoghi del buon cibo abbinati all’arte come può essere un castello in Provenza o una masseria in Puglia».

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Miguel Balmaceda: “Stiamo crescendo e batteremo la povertà” http://www3.varesenews.it/blog/nicaragua/?p=701 Thu, 28 Jun 2012 06:26:41 +0000 http://www3.varesenews.it/blog/nicaragua/?p=701 Continua a leggere]]> “Il calore umano della nostra gente è quello che amo di più del Nicaragua”. Miguel Balmaceda è il leader del nostro tour. Lavora da alcuni mesi per Anyway travel e la sua esperienza professionale arriva dal mondo del volo. Nel 1999 è andato a lavorare negli Statu Uniti, dove è rimasto per due anni. Rientrato in Nicaragua è stato prima impegato per Taca e poi gerente per la stessa compagnia di volo. È poi passato alla Aero Mexico come rappresentante della compagnia di bandiera messicana in Nicaragua. Nel 2011 la svolta e l’inizio del lavoro per conto del Governo per seguire alcuni sviluppi dei nuovi aeroporti e della Nicaragua airways che inizierà i voli tra settembre e ottobre.
È lui l’anima e l’organizzazione del nostro tour.
“Le spiagge dell’Atlantico mi affascinano e le considero la parte più bella del paese. Oggi sono ancora care, ma si svilupperanno molto. In Nicaragua si vive bene perché è tranquilla e i ritmi sono umani. Ho conosciuto altri modelli come quello statunitense e non mi piace”.
Miguel ama il suo paese, ma non ha timori a rispondere anche a domande critiche. “La cosa peggiore del Nicaragua è la delinquenza e la povertà. Dobbiamo lavorare per attrarre capitali esteri affinché si crei lavoro. Il Governo sta lavorando molto in questa direzione e anche questo tour con Blue Panorama va in quella direzione. Dobbiamo poi investire nell’educazione e nella formazione perché un popolo ignorante non sarà mai libero. Anche qui l’attuale Governo sta facendo bene”.
Miguel guarda con fiducia al futuro e sogna un paese affrancato completamente dalla povertà. “Da un punto di vista sociale il mio desiderio è diventare come Panama. Professionalmente vorrei costruire nuovi progetti e crescere per diventare importante. Il sogno personale, poi, è diventare ancora papà”. A 37 anni vorrebbe così dare un fratellino o una sorellina alla sua prima figlia che oggi ha quattordici anni.

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La Princesa si trova a Corn island http://www3.varesenews.it/blog/nicaragua/?p=482 Mon, 25 Jun 2012 15:34:30 +0000 http://www3.varesenews.it/blog/nicaragua/?p=482 Continua a leggere]]> Il nome incoraggia subito, la realtà poi è ancora meglio. A Corn island c’è una piccola struttura che si chiama Princesa de la isla. Un posto dove passare almeno un paio di giorni, e perché no? una mezza vacanza.
Li ho conosciuti alcune settimane fa attraverso una semplice ricerca sulla rete. Ho passato cinque notti nel loro bungalow e mi sogno ancora quelle giornate. I tramonti, la cortesia, la cucina, l’accoglienza, il verde… ci si sente a casa. E nulla c’entra che lo gestiscono due coppie di simpaticissimi italiani.
Andare per credere. Intanto gustatevi l’intervista ad Alessandro.

Da Roma alla ricerca dell’isola perduta

Due sdraio appoggiate su un prato verde proprio di fronte alla piccola spiaggia. L’acqua limpida come sa essere ai Caraibi. Le piccole costruzioni fatte di pietra e legno. Si presenta cosìun angolo di paradiso a Corn Island in Nicaragua.
La Princesa de la isla è resort semplicissimo con tre camere e un bungalow, uno dei luoghi più belli della splendida isola.
A gestirla sono una coppia di italiani arrivati qui per la prima volta nel 1995 alla ricerca dell’isola perduta. Un pezzo di vita a ricercare un posto come quello che poi hanno trovato proprio qui, nella Great Corn Island.
“Gira che ti rigira amore bello” cantava quarant’anni fa un giovanissimo Claudio Baglioni. Per lui il sogno era la libertà che gli dava la sua Camilla, la mitica 2cavalli gialla.
Per Alessandro, anche lui romano, dieci anni più anziano del cantante, era invece potersi “ritirare” su un’isola e lì vivere gli ultimi anni della sua vita. Una volta tirate grandi le sue tre figlie, ha lasciato tutto. Sua moglie Caterina ha resistito ancora qualche anno a Roma e poi ha venduto il negozio e oggi è la fantastica cuoca della Princesa.

«Ho lavorato alla Teti, chissà oggi in quanti sanno che è la mamma della Sip e quindi la nonna della Telecom. Poi sono andato in Alitalia e ho così potuto realizzare il mio sogno giovanile di viaggiare. Con mia moglie e le bambine piccoli si partiva alla ricerca della nostra isola. All’inizio abbiamo girato tutte quelle italiane, poi nel Mediterraneo e via via sempre più distanti. Gli ultimi quindici anni ho lavorato in una piccola società di informatica e finalmente nel 1997 mi sono trasferito qui».
Alessandro parla con la felicità negli occhi. Dimostra almeno quindici anni in meno ed è l’immagine della rilassatezza.
«Ho sempre vissuto nel centro di Roma, Da piccolo giocavamo a pallone sotto il Campidoglio e ricordo ancora oggi quando arrivarono gli americani e ci lanciavano le caramelle dal Vittoriano. I tedeschi avevano lasciato la città con i loro carri armati e noi potevamo riprendere a giocare tranquillamente».

Come è nata l’idea dell’isola?
«Era un sogno. Di quelli che ti animano l’infanzia e poi la gioventù. Con mia moglie Caterina abbiamo iniziato a cercare da subito, ma poi c’era sempre qualcosa che non andava bene, soprattutto per le tre bambine. Così ho fatto un patto con lei. Una volta diventate grandi io avrei ripreso la mia ricerca e avrei vissuto su un’isola».

E oggi le bambine che età hanno? 
«Camilla, Cecilia e Costanza hanno 46, 44 e 41 anni.  La “piccola” ha scelto di vivere anche lei qui. Si è trasferita con il marito e gestiranno il ristorante. Le altre due vivono a Roma. Le tre stanze che sono a disposizione dei nostri ospiti riportano i loro nomi».

Come hai trovato questo posto?
«Ci sono arrivato dopo un lungo giro in Centro America. Mi ero messo una serie di parametri per arrivare a una scelta. Corn Island rispondeva bene alla maggior parte di questi e così quando sono arrivato su questo angolo di isola ho subito capito che poteva essere finalmente la mia scelta. Era il 1995, due anni dopo mi sono trasferito».

In che condizioni era quella che sarebbe diventata La Princesa de la isla?
«Nel 1988 c’era stato un uragano devastante e gli impiegati del piccolo hotel se ne erano andati. La furia successiva è arrivata con gli uomini che si sono portati via tutto, anche le pietre. Di fatto era rimasto solo il perimetro delle costruzioni. Piano piano lo abbiamo ricostruito su un terreno preso in affitto e che ci permette ora di pagare i costi e poco più. Ma questo era i mio sogno e oggi vivo da pensionato contento».

Ma avevi sempre avuto l’idea di fare l’imprenditore turistico?
«Ma va. Io volevo solo ritirarmi, poi l’alcalde, il sindaco, mi ha chiesto di dare una mano creando almeno qualche posto letto e così abbiamo costruito le tre stanze e un bungalow. Non potevo immaginarmi che questa nuova attività mi avrebbe dato così tante soddisfazioni non di tipo economico, ma umano. È sempre un piacere ospitare persone e vederle felici. Penso che sia questa la ragione del perché suTripadvisor siamo al primo posto come albergo e al secondo come cucina».

A proposito di cucina, Caterina ne è la regina, altro che la principessa…
«Non glielo dite perché altrimenti si monta la testa…»

Ci sarà però qualcosa che non va bene qui?
«Beh, la cosa che ricordo con maggior tristezza è quando, qualche volta, ritorni a casa e non trovi tante cose. Si ruba spesso e ti scoraggia un pò. Però credimi, ho realizzato il mio sogno e davanti a un panorama così perdoni anche queste piccole malefatte. Ma sai che bellezza è veder crescere gli alberi, gustarti la natura?»

Che rapporto hai con l’Italia?
«Ci torno il meno possibile. Non mi piace più. Io amo il mio paese, ma sta peggiorando sempre più e a me non piace piangere sul passato, voglio guardare al futuro con ottimismo, ma resto qui. Vivevo in piazza Araceli. Oggi lì ci possono stare solo i ricchi e questo vale in troppe cose. Insomma, da un paese che sapeva divertirsi con poco, oggi siamo diventati un posto dove comanda solo chi ha i soldi».

È vero che Tripadvisor considera La Princesa de la isla il posto migliore di Corn island, ma quello che colpisce sono i giudizi degli ospiti arrivati da ogni parte del mondo. Quarantun recensioni di cui 27 con voto massimo di eccellente e 11 molto buono.
Non è facile da raggiungere, si vola da Managua con La Costena, ma è davvero una bella meta. Il punto forte delle due isole è l’autenticità che mescolato a un mare da favola e a una bella natura, permette di passare giorni davvero rilassanti.

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Sergio Ramirez: “La letteratura ci aiuta a vedere la realtà” http://www3.varesenews.it/blog/nicaragua/?p=33 Fri, 18 May 2012 23:36:51 +0000 http://www3.varesenews.it/blog/nicaragua/?p=33 Continua a leggere]]>
sergio ramirez
«La rivoluzione fu una circostanza speciale e ognuno veniva chiamato ad assumere un ruolo. Non sarei entrato in politica per il gusto della politica, e se fossimo stati in un paese normale avrei fatto sempre solo lo scrittore».
Sergio Ramirez è un personaggio centrale nella società nicaraguense degli ultimi quaranta anni.

Nato nel 1942 a Masatepe, un piccolo centro a sud di Managua, ha iniziato a scrivere a 17 anni. I suoi libri sono tradotti in quasi tutto il mondo, anche se in Italia si trova con difficoltà solo Adios muchachos, sulla storia della rivoluzione sandinista. La sua storia è emblematica rispetto a quella del suo paese. Si è opposto alla dittatura di Somoza e quando la rivoluzione sandinista trionfò divenne vicepresidente della Repubblica. (Nella foto con Daniel Ortega a sinistra, Tomas Borge alla sua destra)

sergio ramirez«Il sandinismo aveva un’ispirazione etica, spirituale e poi politica. È stato un sogno, una spinta a lottare per cambiare il nostro paese, ma mai si sarebbe trasformato nella ricerca di apparati di potere».

La sua biografia è ricca di diversi ruoli. Scrittore di fama internazionale, docente, giornalista e certamente politico. Qual è la sua vera vocazione?
«La letteratura. Scrivo da quando avevo 17 anni. Occorre tener conto che siamo in America Latina e qui la mescolanza tra politica e scrittura è molto diffusa. Stupirebbe il contrario perché il pubblico chiede di sapere quali siano le opinioni di chi scrive. Fare diversamente verrebbe visto come la volontà di stare in una torre d’avorio».

Nel suo sito si legge che lo scrittore si ispira “dove finiscono le cose che si vedono e inizia l’oscurità piena di inquietudine per ciò che non si conosce”. È sempre la sua ispirazione?
«Ci sono cose che non si possono vedere e descrivere nella realtà. La letteratura aiuta molto in questo e lo scrittore percepisce il mondo con i suoi occhi e questa è la bellezza del mio lavoro».

Intervista realizzata a Managua con Valeria Ocampo Porras

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Eden Pastora: La rivoluzione con la “livella” http://www3.varesenews.it/blog/nicaragua/?p=18 Sat, 16 Jul 2011 23:14:10 +0000 http://www3.varesenews.it/blog/nicaragua/?p=18 Continua a leggere]]>

eden pastora comandante zero
Alle spalle della sua scrivania c’è una delle foto più famose degli anni SettantaEden Pastora, il mitico “comandante Zero”, alza le braccia al cielo

un piccolo mitra e nella mano sinistra un moschetto. L’immagine del rivoluzionario vincente.
Una foto che era il risultato della più importante azione politica e militare del Fronte sandinista prima dell’insurrezione finale del 19 luglio 1979. Un anno prima, il 22 agosto del 1978, Eden Pastora, e pochi altri uomini travestiti da Guardia nazionale, era entrato nella sede dell’assemblea nazionale prendendo in ostaggio tutti i parlamentari del Nicaragua. Somoza era stato costretto a scendere a patti garantendo la scarcerazione di decine di militanti del Fronte (tra cui Daniel Ortega e Tomas Borge) e un salvacondotto per Cuba per quanti avevano condotto l’azione.

eden pastora comandante zero

Una foto che passerà alla storia non solo in Nicaragua.
Oggi Eden Pastora si occupa del “suo” Rio San Juan in qualità di responsabile dei lavori al delta del fiume.
È un 75enne in splendida forma. Capelli bianchi, fisico asciutto, è padre di 21 figli e altrettanti nipoti. La più piccola gironzola intorno al suo nonno e lui si scioglie, tira fuori il cellulare per farci vedere le foto della piccola.
«Conosco bene l’Italia. Ci sono stato tante volte e la mia famiglia ha origini siciliane e si chiamava Pastori. Quando nel Settecento emigrarono in Nicaragua il cognome venne spagnolizzato».
La sua storia ha dell’incredibile ed è anche piena di elementi a prima vista contraddittori. Con la vittoria del Fronte Sandinista acquisì ruoli di responsabilità, senza però entrare nella cerchia ristretta della direzione che comprendeva nove comandanti e Sergio Ramirez. Fu vice ministro dell’Interno e della Difesa e leader della milizia popolare. Fu lui il comandante partito con una brigada di 13mila uomini a fronteggiare le prime azioni della Contra al confine con l’Honduras già pochi mesi dopo la vittoria.
Dopo fasi alterne, oggi il “comandante Zero” non ha dubbi sulle scelte politiche da fare per il suo paese.

eden pastora comandante zero

A novembre ci saranno le elezioni presidenziali. Con chi si schiererà lei?
«Io sto con la rivoluzione popolare sandinista e il leader è uno solo: Daniel Ortega. Lui sta proseguendo il cammino rivoluzionario in libertà e democrazia. Mi basta una sola ragione tra le cento che potrei avere per votare Ortega. Lui è l’unico che può garantire i 39 programmi sociali. Se non ce la farà lui, la controrivoluzione antisandinista smantellerà tutto. Del resto lo abbiamo già visto vent’anni fa cosa sanno fare. Hanno privatizzato 400 imprese tra cui 46 strategiche. Sono riusciti a smantellare tutta la rete ferroviaria perché era in odore sandinista. Il brillante risultato che hanno ottenuto è stato quello di produrre oltre 500mila sfollati senza lavoro in Costa Rica».

Molti però oggi criticano Ortega. Qual’è il bilancio dei suoi cinque anni di governo?
«Abbiamo meno poveri e meno povertà. A me basterebbe il progetto Amor che intende tirare via i bambini dagli incroci delle strade per dire che Ortega ha lavorato bene. Daniel ha insegnato all’ambasciatore americano a rispettarci».

Ma se lei ha questo legame con Ortega perché nel 1982 lasciò il Fronte Sandinista?
«Non ho mai abbandonato il Fronte, sono loro che mi hanno abbandonato. Sono loro che hanno tradito gli ideali volendo abbracciare il marxismo leninismo. Nel 1981 mi staccai e la storia mi diede ragione. Il popolo punì il Fronte con la sconfitta del 1990».

Si, ma intanto lei con l’Arde aprì un fronte sud della Contra per combattere contro…
«Non fu Contra. Ero un dissidente, e iniziai una battaglia politica, ma non feci mai la guerra. Furono i comandanti del Fronte a mettere in pericolo lo stato rivoluzionario».

eden pastora comandante zero

Ma si sarebbe potuta evitare quella guerra sporca con molte decine di migliaia di morti?
«No, perché tutte le rivoluzioni hanno una controrivoluzione. Potevamo renderla meno sanguinosa, dolorosa e violenta. L’imperialismo non è monolitico e ha sempre delle crepe. Noi non siamo stati capaci di entrare lì dentro. Dovevamo contrastare politicamente Reagan, ma non fu possibile perché chi aveva il vero potere era Sergio Ramirez e i nove comandanti. Ortega era sempre in giro per il mondo a difendere la rivoluzione e in Nicaragua decideva Ramirez che giocava a fare il più radicale e il più antimperialista. Josè Martì diceva che “in politica la realtà non si vede” e questo vale anche nel nostro Paese».

Come mai lei con tutta la popolarità e la lotta militare fatta non entrò nella direzione politica del Fronte?
«Perché non ero comunista! Ero marxista e interpretavo il pensiero Sandinista che è la concretizzazione del materialismo storico. I comandanti volevano saltare tutte le tappe e questo è antimarxismo».

I diversi ministri come i due Cardenal, D’Escoto e altri non potevano spingere in una direzione diversa?
«Occorre dire che allora c’erano situazioni davvero difficili e dobbiamo tenere conto di quattro elementi: 1) il radicalismo allora era di moda; 2) la guerra radicalizza; 3) la minaccia dell’imperialismo radicalizza; 4) la disciplina verticale faceva si che i comandanti fossero vissuti e visti come degli dei. Ricordo una volta che alcuni “compagneros”, sempre con Il capitale di Marx sotto braccio mi dissero che non ero abbastanza in linea. Così mi fecero entrare in una ferramenta a comprare una livella per tenerla sulla mia scrivania. Se non ci fosse stato un grande dramma, direi che era davvero una commedia».

Oggi quali sono i suoi sogni?
«Che vinca Daniel e si possa proseguire l’azione rivoluzionaria. Su un piano personale invece sogno di terminare il mio lavoro di dragaggio del rio San Juan perché quella è una pratica concreta di sovranità nazionale. Quando recupereremo tutto il fiume e incorporeremo quel territorio dentro il nostro Nicaragua avremo fatto qualcosa di importante per la nazione».

L’intervista al “comandante Zero” potrebbe continuare per ore, ma ci sono diverse persone che lo stanno aspettando, e questo giornalista italiano non era previsto, ma il ricordo di tanti luoghi che gli sono rimasti nel cuore nei diversi viaggi in Italia lo ha sciolto. Sorride ed è ironico quando inizia a parlare di politica. Distingue bene le varie correnti del marxismo e si ferma a fare battute sull’allora partito comunista italiano antisovietico. “I nostri comandanti interpretavano a modo loro il centralismo democratico”.
L’ingresso della sua nipotina piena di allegria e sorrisi per il nonno mette fine alla nostra chiacchierata. Tra tre giorni si terrà l’imponente manifestazione per i 32 anni della rivoluzione. In Nicaragua oltre il 40% degli elettori non erano ancora nati quando Ortega governò la prima volta. Lui lo sa e non può bastare la retorica per vincere. Ma lo sa anche Eden Pastora che, dopo essersi presentato contro Daniel nel 2006, stavolta lo appoggia senza alcun dubbio.

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Miguel D’Escoto: “Abbiamo urgente bisogno di un nuovo Onu” http://www3.varesenews.it/blog/nicaragua/?p=13 Tue, 12 Jul 2011 23:06:36 +0000 http://www3.varesenews.it/blog/nicaragua/?p=13 Continua a leggere]]> miguel d'escotoCi accoglie con un sorriso dolcissimo e inizia a raccontarci dei malanni di un suo caro amico e dei problemi sanitari del suo paese. Miguel D’Escoto è uno dei protagonisti della nuova storia del Nicaragua. È stato ministro degli Esteri del primo governo sandinista dal 1979 al 1990. “L’unico a esser rimasto per tutto il periodo nello stesso incarico”, dice con una punta di orgoglio.
“Io non sono né un diplomatico, né un politico. Sono un sacerdote al servizio del popolo, ma quando il presidente Daniel Ortega mi chiese di impegnarmi nel governo non potevo nascondermi sotto la sottana. Siamo nicaraguensi e siamo uomini, e tutti dobbiamo accettare le nostre responsabilità”.
La sua casa è la testimonianza diretta dell’amore per la cultura del suo popolo e di tutta l’America Latina. In ogni angolo ci sono sculture e le pareti sono piene di quadri e di foto di ogni epoca storica. Gandhi, Fidel Castro, Che Guevara, ma anche immagini che lo ritraggono con i potenti della storia come Bush e altri. Del resto il suo impegno al massimo livello della diplomazia mondiale, con la presidenza dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite dal 2008 al 2009, lo ha portato a incontrare moltissimi capi di stato.
Torniamo indietro di 31 anni. Con il ricordo più bello di quella stagione rivoluzionaria.
«Era l’unità nella lotta contro l’impero aggressore, la lotta per la sovranità e l’indipendenza. Rischiavamo la nostra vita per la vita del popolo. C’era una forte autenticità e per me, come sacerdote, era vivere nella quotidianità il cristianesimo non solo come ideale. Facemmo un buon lavoro non per le capacità del singolo, ma di tutto il gruppo. Eravamo la testimonianza diretta del popolo in lotta, e quando andavo in giro per il mondo vendendo la rivoluzione non facevo fatica. Non perché fossi un bravo venditore, ma perché avevo un ottimo prodotto. Questo ci permise di vincere la demagogia imperiale».
miguel d'escotoCome mai divenne ministro degli esteri?
«Il mio impegno iniziò ancora prima della vittoria del Fronte sandinista. Entrai a far parte dell’Organizzazione degli Stati Americani perché mi cedette il posto Panama. Mi trovai così di fronte al ministro di Somoza e a quello statunitense che voleva proporre una forza di pace per evitare la rivoluzione. Fu la prima sconfitta per gli Usa. Una volta andati al potere il presidente Daniel Ortega mi chiese di assumere l’incarico di ministro degli esteri».
Cosa ha fatto dopo la sconfitta del Fronte sandinista alle elezioni del 1990?
«Sono tornato a fare il sacerdote nei quartieri più poveri. Quello che avevo fatto in Cile nel Cerro Blanco di Santiago. Allora, il primo problema, con la vittoria della destra, era la fame.  Era importante proseguire nell’azione di formazione perché le persone si rendessero conto dei propri diritti. Un lavoro che avevo già conosciuto anche a Managua dopo il terremoto del 1972. Allora io non vivevo in Nicaragua, ma tornai e fondai una delle prime ONG per la costruzione di mille alloggi per i terremotati».
miguel d'escotoDa un punto di vista politico quali sono stati i suoi rapporti con il Fronte sandinista?
«Ho sempre fatto parte dell’Assemblea generale, ma poi fui nominato nella direzione del Fronte occupandomi delle questioni internazionali».
Da qui, diversi anni dopo arriva l’importante carica che lo porterà ad assumere la presidenza dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2008-2009. Come è stato possibile?
«Non ne sapevo niente e venni informato da un funzionario che mi disse che il presidente Ortega riteneva possibile una presidenza a un nicaraguense. Un evento storico che non si sarebbe ripetuto per i prossimi 200 anni. Non mi tirai indietro anche perché ero certo che non sarei stato scelto. Gli Stati Uniti lavoravano in collaborazione con il Vaticano perché non passasse la mia candidatura. Su questo si impegnarono direttamente diversi nunzi apostolici con i capi di stato di alcuni paesi. Io speravo che vincessero loro perché non era davvero un mio desiderio salire su quella poltrona. Invece alla fine fui eletto per acclamazione e nessuno si oppose. Furono gli stati africani e quelli latinoamericani a proporre questa soluzione. Il Vaticano mi perdonò e alla fine divenni amico del nunzio apostolico all’Onu, tanto che scaduto il mandato venne fatta anche una solenne messa in mio onore concelebrata dal responsabile della mia congregazione»
miguel d'escotoCome è stata la sua presidenza?
«È stata la più turbolenta (Miguel D’Escoto sorride divertito nel raccontare questi momenti) perché questionava su tutto. Portai all’Onu esponenti politici ed economici mondiali che non avevano mai avuto diritto di parola. È stato un anno di lavoro intenso e so che ora verrà pubblicato un libro a cura di una università americana, e Roberto Salinas sta ultimando le riprese per un film coprodotto da Italia, Francia e Stati Uniti».
Lei sta lavorando a un nuovo progetto per la rifondazione dell’Onu. Come mai?
«L’Onu è una organizzazione fondamentale e non si deve permettere a nessuno di trattarla in modo abusivo come fosse una proprietà privata. La nuova dottrina passata come “responsabilità per proteggere”, tanto invocata di questi tempi, altro non è che un nome diverso per il “diritto” perverso di aggredire e occupare alcuni paesi. Con questo sistema si sovvertono completamente i principi e i valori della carta dell’Onu. Per questo credo si debba ripartire da una nuova organizzazione che metta al centro la pace e la tutela dell’ambiente».
Com’è oggi la situazione internazionale?
«La vostra Europa, Italia compresa, e gli Stati Uniti stanno perdendo tutta la credibilità. Questi ultimi non hanno mai creduto all’Onu e continuano nella loro politica imperiale e non si impegnano per il diritto, ma credono solo alla legge della selva, del più forte. Tutti saremmo incantati se gli Stati Uniti pensassero al bene del mondo intero, alla pace, alla solidarietà e alla giustizia, ma non è così. In questo momento dobbiamo ancora impegnarci per scolonizzare le nostre menti. Dobbiamo farlo perché il modello di sviluppo dei paesi ricchi porta il mondo alla deriva fomentando il desiderio dei popoli a volere sempre di più a qualsiasi costo. Il capitalismo è il peggior peccato e il più grande nemico rispetto agli insegnamenti di Gesù».
miguel d'escotoNemmeno con l’elezione di Barack Obama vede possibili cambiamenti della politica statunitense?
«Riponevo grandi speranze in Obama, convinto che il suo potere gli permettesse di cambiare. Oggi dico che è stato solo un grande equivoco. Lui è solo la maschera buona dell’impero, ha ossigenato la speranza dei popoli, ma è stata tutta una grande bugia. Gli Stati Uniti non vogliono la pace perché necessitano della guerra per realizzare la propria ragione di essere che è il controllo e la supremazia totale e assoluta del pianeta».
Il suo progetto prevede dei nuovi organismi, ma soprattutto la centralità della pace e l’abbandono di ogni intervento armato. Alla luce anche dei recenti fatti come la Libia, come pensa possa essere approvato un simile documento?
«Ho lavorato a lungo sul testo avvalendomi di tanti collaboratori. Oggi questo progetto è già in discussione tra tanti capi di stato. Vogliamo che venga approvato e assunto come proprio dal G77, il gruppo dei 140 paesi del terzo mondo. A quel punto alcuni lo presenteranno all’Assemblea generale, ma avremo i numeri per far passare la proposta. se seguissimo un iter diverso tutto si impantanerebbe».
Che tempi richiede l’approvazione?
«Ci vorranno due anni, che sono niente rispetto ai tempi a cui siamo abituati alle Nazioni Unite. Dobbiamo muoverci perché abbiamo bisogno dell’Onu, è indispensabile però che si lavori per la salvezza e non la morte della nostra Madre terra».
Quando D’Escoto si alza, con una punta di orgoglio indica un’imponente scultura. “Lui è uno dei più grandi ceramisti vivente”. Da lì si sofferma a guardare un angolo della stanza dedicato ai disastri nucleari. C’è la Madonna di Hiroshima e con questa alcune immagini di morte che contrastano con l’allegria dei colori che invadono la casa. Il suo studio è pieno di libri e di fotografie. Si sofferma sorridente di fronte a un Castro visibilmente invecchiato e sofferente. Tra i due c’è un sincero abbraccio vicini a una bella signora bionda. “Lei è la moglie di Fidel. Non si fa mai fotografare, e questa è davvero rara”. 

La mitezza di Miguel D’Escoto, per chi arriva da un paese ricco e potente come l’Italia, sembra contrastare in modo forte con alcuni suoi giudizi netti sulla storia. Basta poi uscire dalla sua casa e attraversare un paio di “quadre” o isolati, come li chiameremmo noi, per trovare bambini scalzi, mezzi nudi e sporchi che giocano tra l’immondizia. Managua, malgrado siano tornati al potere i sandinisti, si presenta ancora come una delle città più brutte e povere dell’intera America Latina. I giganteschi manifesti pubblicitari inneggianti telefonia mobile, auto o fast food che sia, contrastano con quello che avviene sotto i piloni che li sostengono. Immagini di una contraddizione tra una ricchezza ostentata e raggiunta da pochi, e la vita dei tanti disperati senza lavoro e futuro, che Miguel D’Escoto ha il coraggio di guardare dritta negli occhi chiamando le cose con il loro nome. Ci piaccia o meno.

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