Italia: apripista o fanalino di coda?

L’Italia è ad un bivio: potrebbe essere l’apripista di un profondo e necessario rinnovamento o finire in un baratro che la colloca tra Grecia e Cipro. La società uscita dal dopoguerra ha sviluppato un “welfare state” costoso, che per essere mantenuto e per creare e consolidare il consenso ha dato vita a spese inutili per uno Stato pesante, ingessato e clientelistico incapace di rinnovarsi, di investire e di pensare al suo futuro. Il rinnovamento in atto – se riuscisse – potrebbe essere una svolta epocale dove si va a tagliare dove costa e non giova, per lasciare dove costa e serve: sanità, educazione, servizi pubblici utili al cittadinoe innovazione. Se il progetto di un governo di rinnovamento va in porto – non solo abbandonando il progetto di aerei costosi (che sono il simbolo di spese frutto di scambi di favori internazionali) e di infrastrutture inutili (si veda la Tav) ma andrà ad incidere su enti inutili, società miste inutili, organismi intermedi inutili, parlamentari inutili, fino ad arrivare ad uno Stato snello nella struttura e non nelle funzioni – allora l’Italia ce la potrà fare. Non si tratta di demolire lo “Stato sociale” come sta avvenendo da qualche anno, ma di permetterne la sopravvivenza “risparmiando” là dove si tiene in piedi una struttura di clientele e di favori incrociati: una macchina amministrativa scandalosa ed inefficiente che paga redditi milionari a manager incapaci. Siamo al punto di non ritorno, se l’operazione Bersani riesce, forse si tratta di una vera “rivoluzione civile” e – come spesso accade – le rivoluzioni si anticipano con momenti di incertezza, paura, timori profondi, anche perché non si ha nessuna sicurezza sull’esito. Se alcuni dei nomi fatti per i ministri  dovessero costituire il governo del cambiamento, forse l’Italia, da fanalino di coda potrebbe trasformarsi in modello da seguire per tutta l’Europa, un’apripista di un modo nuovo di concepire lo Stato moderno in epoca di crisi dentro un’Europa che fatica ad essere unione. E questo se il buon senso delle forze in campo (mi riferisco al “movimento cinque stelle” e al partito democratico) troveranno di fronte ai singoli provvedimenti la necessaria convergenza per traghettare definitivamente il nostro paese fuori dalle sabbie mobili dove vent’anni di berlusconismo, ma anche sessant’anni di democrazia cristiana ci hanno portato. E’ un’occasione importante che non possiamo permetterci il lusso di perdere.

2 thoughts on “Italia: apripista o fanalino di coda?

  1. siamo già senza dubbio fanalino di coda, in quanto a pochissimo passi da noi, canton ticino, si è sviluppata da anni una cultura del trasporto legato all’ambiente, e di conseguenza allo sviluppo socio industriale, che è continua ricerca e innovazione sfruttando la mobilità a basso impatto ambientale e con una diffusione della bassa mobilità ( vedi bici elettriche ) in continuo e costante aumento, senza contare il continuo diffondersi e progredire delle strutture di ricarica su tutto il territorio elvetico, autostrade comprese. io personalmente ho partecipato all’inaugurazione del primo impianto di ricarica nel 2008 dopo il tunnel del gottardo, eravamo presenti con circa una ventina di vetture elettriche, ma questo è solo uno dei molteplici esempi di cultura del rispetto ambientale. sta di fatto che da dieci anni cerco di promuovere con interesse pressochè nullo tutte le attività accessibili a chiunque al di là del confine, riscontrando giusto questo sabato la presenza di un nostro ammiratore di alessandria che ha voluto a tutti i costi predere contatto con noi per saperne di più sulla mobilità elettrica, mentre per varese mi sento dire che lugano è troppo lontana. siamo e saremo fanalino di coda, aggiungo pure spento.

  2. decenni in cui il bene comune è stato sormontato dall’ avidità individuale o di casta, è difficile sperare che divenga un modello da seguire, un utopia irraggiungibile per un paese con questa classe dirigenziale.
    In Italia le persone vengono scelte non in base alle capacità ma alle connivenze che queste hanno nei vari ambiti; un paese, il nostro, dove la scelta di un progetto è fatta in base ad un vantaggio personale o di loggia.
    Il senso di bene comune, che tra l’altro qualche partito ha “usato” come slogan , diventa essenziale per cercare di creare una nuova primavera, ma……….
    occorre anche un ricambio totale di chi ha chiaramente disilluso questo concetto.

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