Il coraggio di restare

Quante sono le famiglie che in questo ultimo anno avranno pensato andarsene dall’Italia e migrare in qualche paese all’estero? Immagino tante. Forse è solo un sogno e forse se ne vanno solo i loro figli a cercare opportunità di studio e di lavoro, in quei paesi europei che sono più affidabili oppure nella lontana Australia. Del resto, non è solo la politica a deludere, ma soprattutto gli italiani, poeti e navigatori, talenti ed evasori. Incarniamo il meglio e il peggio dello spirito civico. Se da una parte siamo un popolo capace, creativo, geniale, che conosce l’arte di sopravvivere, dall’altro abbiamo un senso dello Stato, del senso civico veramente scarso. Le vicende di questi giorni in cui la politica è nello stallo più completo ci restituisce un’Italia spaccata tra diverse intransigenze e furbizie: da una parte il furbo e caparbio Berlusconi che lotta ancora una volta per i suoi interessi e  quelli dei suoi sodali,  pronto a mandare ancora più a fondo l’Italia promettendo quattro euro a chi loAustraliavota. Sono certo che una parte dei voti che ha preso e prenderebbe sono semplicemente legati alle promesse di abbassamento delle tasse. In tutto il tempo che ha governato, con una maggioranza “bulgara” non ha saputo farlo, la sua credibilità sta a zero. Come si fa a credere a quest’uomo che vedeva (solo lui) i ristoranti pieni così come gli aerei di turisti?   Di fronte a questo fatto non si può prendersela con Berlusconi ma desolatamente scuotere la testa di fronte a chi ancora lo vota. Cos’altro deve fare per far sì che gli Italiani capiscano?
Dall’altra abbiamo il movimento cinque stelle, ma diciamo pure l’armata di Casaleggio/Grillo che rappresenta l’intransigenza assoluta, il rigore di una proposta senza compromessi, la purezza di coloro che non scendono ad accordi con nessuno e che vorrebbero fare tutto loro, ma che non si fidano neanche di loro stessi per cui fanno blocco e si muovono tutti insieme per evitare figuracce, defezioni e decisioni personali in totale libertà. Il crinale è pericoloso perché la gestione della cosa pubblica anche nelle migliori democrazie non è un gioco a somma zero: tutto o niente.
Ed infine colui che perde – Pierluigi Bersani – è in realtà uno a cui tutti daremmo le chiavi della nostra auto perché ispira la serietà del buon padre di famiglia che probabilmente, proprio in questa fase farebbe le cose di cui l’Italia ha bisogno, e lo farebbe senza strappi, senza urla e senza vendette. Eppure perde, diventa minoranza, deve rinunciare e ritirarsi.
Questa è l’Italia di oggi.  Una volta si diceva: “fatta l’Italia ora bisogna fare gli italiani”. Ecco, siamo ancora lì, spaccati, polarizzati, litigiosi e divisi, incapaci di intravvedere il bene comune. Ora, non si tratta più di avere il coraggio di restare in questo paese, ma di trovare le forze per andarsene.

4 thoughts on “Il coraggio di restare

  1. Ho vissuto vent’anni in Italia e sono la prima a voler lasciar questo paese che sembra implodere.
    Vent’anni che vedo la stessa faccia ridente che ha mandato allo sfascio il Bel Paese, il paese di geni, dell’arte, della cucina e della bellezza paesaggistica e che tanto altro ha da offrire.
    Non sembra esserci piu’ prospettiva di futuro, un paese cosi’ giovane ma cosi’ arretrato, che non sembra pensare nel lungo termine, data la mentalità diffusa e l’assenza di senso civico, causata da secoli di dominio straniero.
    É un vero peccato vedere come coloro che dovrebbero rappresentarci, governarci e guidarci sono anche coloro che distruggono la credibilità di questo paese, tra bunga-bunga e lecca-lecca comprati con i soldi pubblici…
    Ma uno é portato a pensare che queste figure cosiddette politiche, dopotutto, rappresentano la nazione…saranno forse lo specchio del popolo italiano?
    Speriamo di no.

    • Come dice lei…… “speriamo di no”. Spesso, nonostante ci siano numerosi politici che lavora nell’ombra con impegno, dedizione e spirito di servizio, sembrano essere oscurati dallo scarso interesse verso il bene pubblico di tutti coloro che oramai conosciamo. Sembra proprio che l’Italia migliore sia altrove.

    • Ma è proprio vero che bisogna trovare le forze per andarsene?
      L’Italia si trova in una situazione di crisi economica e politica grave, e siamo arrivati a un tale punto di disperazione che oramai i cittadini italiani non fanno altro che pensare a fuggire…ma è proprio cosi che dobbiamo pensare, è proprio cosi che dobbiamo fare? Io mi pongo questa domanda e mi dico che bisognerebbe trovare la forza e il coraggio di restare, seguendo in primis l’esempio del nostro Capo di Stato -Giorgio Napolitano- che, fortunato lui, l’ha trovato.
      Ma quelli che dovrebbero trovare questo coraggio, alla fine, sarebbero i giovani per primi, io mi sento dire oramai quotidianamente ‘voi siete il nostro futuro’. Ecco, se noi siamo il futuro, allora scappare non serve a niente, vuol dire lasciare il lavoro ad altre persone che magari -come sta succedendo ora- ci portano alla sfascio. Io guardo tutto questo e mi vergogno, perché io, giovane, con una vita ancora da vivere e una prospettiva che mi dà la possibilita di FARE qualcosa, non riesco a trovare il coraggio di restare e fare questo qualcosa, cambiare la faccia dell’Italia e dare nuove prospettive per noi e per tutti gli Italiani.

      • Da un giovane non può che venire un sussulto di impegno, volontà di partecipazione e desiderio di cambiamento e forse, sottotraccia, i tempi sono maturi perché qualcosa di importante possa cambiare. Gli adulti hanno visto “troppo” e – come scrivo in un altro intervento – il disincanto spesso rappresenta lo stato d’animo del presente. Nella dialettica tra disincanto e forte impegno civile sta il momento che stiamo vivendo.

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