Via i ragnetti rossi dalle procure!

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Jack, ragnetto rosso, ha fermato i processi. Vi sottopongo la dichiarazione di guerra di un altro ospite del tribunale, oltre ai miei compagni roditori. Come un caporibelle libico è in cerca di un francese, che possa fare giustizia, o quanto meno che possa farlo entrare in una barzelletta di quelle che si raccontano ai vertici internazionali. Sulla vicenda, invece, gli italiani hanno già deciso di fare piazza pulita. I rossi in un palazzo di giustizia sono troppo scomodi, lo dicono i sondaggi. Al contrario delle vedove nere che, invece, creano meno imbarazzo e solleticano i ricordi dei nostalgici di ben altri palazzi.

“Sì sono Jack, sono un trombide e anche io sono finito in procura. Trombide nel senso biologico e non un malato di bunga bunga, come si potrebbe pensare con fin troppo facili allusioni: sono nipote di John l’acaride, altro trombide di razza, ma con Mubarak non ho nulla a che fare. Mentre in Parlamento si discute del fine vita, che scopro dal nostro presidente essere anche questo un privilegio dei pm, qui in tribunale il fine vita l’hanno deciso senza troppi complimenti: fine vita per noi ragnetti rossi. Ma io intendo sopravvivere: provate a schiacciarci tutti, ma quel colorino rosso sulle vostre manine resterà indelebile o quasi. Impossibile estinguerci: cercate, andate pure a cercare nelle vostre enciclopedie, di cosa ci nutriamo. Escrementi, escrementi soprattutto di volatili… ecco, allora, un ragnetto rosso che mangia stronzi, che fastidio vi dà?
Al quinto piano di questo magnifico tribunale, mi aggiro tra i faldoni del caso Ruby e ne leggo di tutti i colori: cara Milano, un ragnetto rosso potrebbe un giorno testimoniare e mandare tutto a p. Un giorno, ve ne accorgerete, parlerò: e saranno guai per tutti”.

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Capocriceto e il suo toposutra

La libertà sessuale era la più grande conquista sociale di noi topi: sì, anche di noi topi di campagna, roba che voi uomini ve la sognate con tutti quei sensi di colpa e tabù che vi portate dentro. La libertà, in quanto tale, si sa, è totale, non ha limiti o schemi: unico confine, la libertà altrui. E così ogni roditore faceva come gli pareva, rispettando gli altri. Tutti, purché consenzienti e non paganti. La natura faceva tutto il resto: una volta, dentro un tombino del centro, vidi due criceti maschi strusciarsi la coda dentro le orecchie. Volevano provare, hanno scoperto una zona erogena. Se un giorno provassi un desiderio irrefrenabile di masturbarmi un orecchio, so che potrebbe essere interessante.
Sì sì, ognuno faceva come gli pareva, e a volte non faceva, proprio perché gli andava così: scoiattole occasionali che rifilavano due di picche come se piovesse, da noi, non accendevano risse tribali o pianti. Ma nemmeno in famiglia. Mamma topa, giù in periferia, aveva il lunedì come giorno fisso per babbo topo, ma per due mesi, marito e moglie si sono trovati nel loro giaciglio e si sono detti: “anche stasera l’emicrania! Pazienza, dai, dormiamo”. E nessuno dei due ha mai lanciato accuse isteriche del tipo: “ecco, non mi ami più!”. Perché libertà era dire sì, ma anche no. Strusciarsi solo i baffi con una ghira, oppure aggrovigliarsi in un’orgia di arvicole.
Ma ora, anche noi topi abbiamo un grave problema: capocriceto, che si crede un roditore alfa, ha monopolizzato il potere e la topoinformazione e ha fatto la sua rivoluzione. Sentendosi il più attraente e il più furbo ha inventato un nuovo modo per accoppiarsi: e pare che lo voglia imporre come legge. Lui paga le roditrici in noccioline e loro fanno a gara a lisciarsi le orecchie o a siliconarsi le code pur di mangiarsi quelle prelibatezze. Insomma secondo capocriceto non conta farlo se e quando hai voglia, ma basta seguire le istruzioni e tutto sarà perfetto. E così ha inventato il toposutra, una moda con tutte le sue posizioni preferite, per celebrare la mascolinità. Ma non solo toposutra, vuol imporre ai toposudditi anche una linea completa di mangimi per sviluppare l’appetito sessuale, in particolare delle roditrici, così la SUA libertà sessuale non verrà mai mortificata. Perché lui è il nostro capo, lui ci governa e dà l’esempio: e noi topisudditelettori dovremo adeguarci, IMPARARE da lui, per non passare nella categoria dei subroditori. Più tope per tutti, in fondo è un motto che piace a tutti noi topi maschi, ma prima non c’era nemmeno bisogno di dirlo.
E io, topo di campagna qualsiasi, che non sarà mai un roditore alfa, mi sento depresso: perché so che non sarò mai capace di eguagliare le prestazioni di capocriceto, mi sento inferiore. Ho visto pantegane in competizione con scoiattoli sulla dimensione della coda, ho assistito a risse tra ricci e talpe a causa delle tariffe troppo alte di queste ultime: “dieci noccioline come minimo, con te è sempre sadomaso” si lamentava la talpa. Insomma, a me sta storia della libertà non convince più, così è solo ossessione, ovvero schiavitù.
Ah, l’altro ieri, giusto lunedì, passavo in periferia e ho assistito all’ennesima cilecca di babbo topo con mamma topa. Ma lei stavolta gli ha urlato: “capocriceto l’avrebbe fatto sette volte di seguito!”. E lui non è stato zitto: “ma piantala che una vecchia batuffola di polvere come te, non attizza più nemmeno un toporagno”. E si sono separati.
Sì, lo so, di questo passo finiremo tutti all’inferno: che per noi topi sarà sicuramente una stanza completamente pulita e disinfettata. E qualcuno da un topopulpito sicuramente ci avvertirà che, se non rispetteremo il toposutra, diventeremo ciechi.