“Se provi lo scialpinismo abbandoni la discesa”

Era da un po’ di tempo che volevo provare lo scialpinismo ma per un motivo o per l’altro non ne avevo mai avuto l’occasione. Foto0837 In queste vacanze di Pasqua sono però, finalmente, riuscito a “mettere le pelli” e a salire con gli sci, non solo scendere. In realtà il programma era quello di fare la Nord del Pasquale con l’amico guida alpina Marco Confortola, ma il tempo, non troppo bello ci ha fatto ripiegare su una più “tranquilla” gita scialpinistica. L’unico problema che mi si poneva era di non aver mai provato la salita con le pelli, così, per non sfigurare troppo e iniziare ad abituarmi, affittati gli sci, la mattina mi sono alzato di buon grado e, con il mio vicino di casa Federico, siamo scesi in macchina fino a Bormio, per partire da qui e arrivare, o almeno era l’idea, a Bormio 3000.

I primi passi sono stati un po’ incerti, ma subito dopo mi sono abituato e con qualche consiglio me la son cavata abbastanza bene, anche grazie ai commenti positivi di Federico e del suo amico Antonio: «Aaa il motore l’è bon». «Si, si è!». Così siamo saliti,saliti, 400 metri di dislivello, 800, 1300, e qui ho avuto l’incertezza di fermarmi ma, ancora grazie alle parole di Antonio mi sono impuntato e ho continuato fino alla fine, fino all’impianto d’arrivo a Bormio 3000. Una grande soddisfazione, come prima uscita mi ero “sparato” quasi 2000 metri dislivello! Congratulazioni dai due compagni di salita, un tè caldo e poi giù, gli stessi 2000 metri di dislivello goduti come mai in discesa.

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Ma il vero obbiettivo delle vacanze era l’uscita con Marco, che mi ha fatto scoprire il vero scialpinismo, quello che si pratica non sulle piste, come la prima esperienza, ma in mezzo alle montagne. Così, la mattina di Pasqua mi sono alzato verso le 6.50, colpa di una sveglia mal puntata e, con un po’ meno calma del previsto mi sono preparato: alle 7.30 Marco mi sarebbe venuto a prendere. “Dè, quindi ti sei ricordato di spostare l’ora” scherza, “dobbiamo andare a prendere un altro ragazzo lì in mezzo” e indica l’agglomerato di case di Bormio. Alle 7.30, la mattina di Pasqua, per quanto i montanari siano mattinieri, c’è in giro poca gente, quindi recuperiamo Guido, un ragazzo della mia età con cui mi trovo subito bene, e ci avviamo verso il rifugio Forni con la super jeep di Marco, che va davvero ovunque! Messe le pelli agli sci io per la seconda volta, Guido per la prima volta, come anche Marco, dice lui scherzando, partiamo a buon passo verso il Rifugio Branca dove per la verità non ci fermiamo subito; continuiamo su per la Val Rosole, superiamo un gruppo di tedeschi carichi d’attrezzatura come muli, e poi iniziamo, per la verità soprattutto Marco, a far la traccia nella neve fresca.

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Dopo tre orette buone, Guido però è stanco e gli si continua a staccare una pelle, così si ferma sotto un sasso mentre io e Marco continuiamo ancora mezz’ora abbondante sulla neve smossa dal distacco di una valanga.
Siamo a cento metri di dislivello dalla cima del Pasquale, ma la pendenza è decisamente più accentuata di prima e sommata alla mia tecnica poco fine, alle ore di camminate già alle spalle, inizia a togliermi un po’ il fiato; così Marco decide di tornare indietro, anche per non lasciare troppo solo Guido che si sta riprendendo dai crampi. Tolte le pelli si scende in neve fresca su una bella pendenza, fino al masso dove si è rifugiato Guido e insieme a lui, tra qualche caduta in fresca, arriviamo al Branca. Come al solito il papà del mio amico Stefano, Paolo ci prepara un’ottimo pasto e si siede, sempre sorridente a parlare con noi.

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L’ultimo boccone e poi è meglio andare, perchè fuori, il sole che prima splendeva, ha lasciato posto alla neve che cade lenta sull’ultimo tratto di discesa che ci resta da percorrere. Saliamo in macchina, un po’ stanchi, con le guance arrossate dal freddo e bollenti per il riverbero del sole, con una nuova amicizia “in tasca” e nel cuore e nella mente la soddisfazione di aver trascorso un’altra splendida giornata tra le nostre tanto amate montagne. Un senso di pace e soddisfazione mi assale, mentre ritorniamo nella civiltà di Santa Caterina, accompagnati dalle canzoni house (di casa) di Marco «Cuore alpinooooo… tu pensi sempreee a tutto il tempoooo, passato sui montiiii».

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