JUAN RULFO:”LUVINA”

19-luvinaE’ il dipinto n.5 del mio progetto di illustrare tutti i 17 racconti che compongono il libro”EL LLANO EN LLAMAS” (La pianura in fiamme) di Juan RULFO.

Il titolo del presente racconto è“LUVINA”: forse il più bello di tutto il libro: un capolavoro, soprattutto per il modo di raccontare la vicenda, tra cubismo, surrealismo, metafisica , realismo, naturalismo…o tutte queste cose messe assieme e altre ancora.


Un linguaggio che avrei voluto tradurre in Pittura, con le stesse caratteristiche. Il risultato posso considerarlo un bozzetto, una prima idea…da sviluppare, speriamo nel futuro….magari con un dipinto murale, un affresco…e magari, chissà, un edificio che contenga tutti i 17 bozzetti, sviluppati su scala maggiore….chissà…

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…………LUVINA….Me sonaba a nombre de cielo aquel nombre. Pero aquello es el purgatorio. Un lugar moribundo donde se han muerto hasta los perros y ya no hay ni quien le ladre al silencio; pues en cuanto uno se acostumbra al vendaval que allí sopla, no se oye sino el silencio que hay en todas las soledades. Y eso acaba con uno…….

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"LUVINA", 2011, DITTICO, OLIO SU TELA, cm.90x60

….”Il messicano Juan Rulfo (1917-1986) ha scritto solo due libri, entrambi pubblicati tra il 1953 e il 1955, “El Llano en llamas” e “Pedro Paramo“, due capolavori della letteratura latinoamericana. Poi per trent’anni non ha pubblicato più nulla fino alla sua morte. Quando gli domandavano perché non scrivesse, Rulfo era solito rispondere: “E’ che mi è morto lo zio Celerino, che era quello che mi raccontava le storie.”
Nella mia vita – ha scritto Rulfo – ci sono molti silenzi. Così come nella mia scrittura. Per questo motivo lasciai molte pagine in bianco, perché fosse il lettore a riempirle. Queste pagine sono rimaste vuote. Oggi potrei riempirle, però non desidero farlo.”

Il successo dei due libri sarà avviato da un articolo del 1955 che lo scrittore Carlos Fuentes dedicherà all’opera di Rulfo. Negli anni successivi i racconti di Rulfo si diffonderanno rapidamente in America Latina ed Europa. Tra tanti, l’entusiasmo per i racconti di Rulfo contagerà anche il grande Borges che scriverà: “Pedro Paramo es una de las mejores novelas de las literaturas de lengua ispanica, y aun de la literatura.”

Nel 1961 Gabriel Garcìa Màrquez viveva a Città del Messico, non è ancora famoso ed è in crisi, cerca nuova ispirazione per la sua opera, nell’attesa lavora nel mondo del cinema. Una mattina nel suo piccolo appartamento riceve la visita di Alvaro Mutis, che fatti di corsa i sette piani della casa, esaltato, gli consegna un pacchetto di libri. Racconta Garcìa Màrquez:

separò dal mucchio di libri il più piccolo e breve, e mi disse morto di risate: ‘leggi questo libretto, cazzo, così impari qualcosa!’. Era Pedro Paramo.
Quella notte non potei dormire fino a quando non terminai la seconda lettura. Mai, da quella notte tremenda in cui lessi le Metamorfosi di Kafka in una lugubre pensione per studenti di Bogotà – quasi dieci anni prima – avevo sofferto una commozione simile. Il giorno dopo lessi El Llano en llamas, e lo stupore rimase intatto. (…) Nel resto di quell’anno non potei leggere nessun altro autore, perché tutti mi sembravano inferiori. (…) L’analisi attenta dell’opera di Rulfo mi diede finalmente la strada che cercavo per continuare i miei libri

E’ la scrittura di Rulfo che innesca il realismo magico nella letteratura di Garcìa Màrquez.

El llano en llamas, la prima opera di Rulfo, è una raccolta di diciassette brevi racconti sulla violenza degli uomini e della natura, composti in una scrittura essenziale, netta, quasi poetica. Gli uomini e le donne protagonisti dei racconti sono persone qualsiasi, contadini schiacciati dal peso dell’ingiustizia, della sopraffazione, della guerra e della disperazione. Uomini che accolgono la durezza della vita e degli elementi naturali che li colpiscono con fatalismo, reagendo per quel poco che possono alla tragedia della vita e della morte.

Il racconto Luvina è certamente il più bello del libro. Un uomo descrive il villaggio di Luvina, dove ha vissuto molti anni, ad un altro uomo che presto dovrà partire per viverci. Il villaggio è terribile, povero. triste, desolato, lontano, pietroso e polveroso ed è continuamente spazzato da un vento nero, infernale, che graffia come se avesse le unghie.
Il primo uomo parla, Rulfo non ci dice nulla su di lui, neppure il nome, si capisce solo che è vecchio, mentre il suo interlocutore semplicemente non interloquisce mai, forse ascolta, alla fine del racconto non si è sicuri della sua reale presenza. Forse l’uomo che parla emette solo un monologo, forse la descrizione del villaggio e il racconto del suo arrivo con la famiglia, anni addietro a Luvina è rivolto solo al suo bicchiere di mezcal che tiene davanti sul tavolo. Poi, all’improvviso, l’uomo che racconta si interrompe, crolla sul tavolo e si addormenta.

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Particolare di LUVINA, 2011, olio su tela, dittico, cm.90x60

Nel racconto Luvina ci sono le prime tracce del Pedro Paramo, il silenzio e le sue voci, l’abbandono, la rottura spazio-temporale, i vivi che sono come morti. In una intervista pubblicata poco prima della morte Juan Rulfo chiarisce:

Il romanzo [Pedro Paramo] lo tenevo già costruito in testa, però non trovavo la forma di svilupparlo. Allora mi misi a scrivere i racconti. Però questi avevano temi diversi. Cercavo di trovare il tema, ovvero, la forma corretta di cui avevo bisogno per scrivere il romanzo. E ci fu un racconto che più o meno mi diede l’atmosfera, era ‘Luvina’ – gli altri racconti li scrissi per esercitarmi.”

In un articolo del 1985 intitolato “Pedro Paramo trent’anni dopo”, Juan Rulfo racconta la genesi del capolavoro e il suo successo:

non immaginavo che trenta anni dopo il prodotto delle mie ossessioni sarebbe stato letto anche in turco, in greco, in cinese e in ucraino. Il merito non è mio. Quando scrissi ‘Pedro Paramo’ pensai solo ad uscire da una grande ansia. Perché a scrivere si soffre sul serio

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Particolare di LUVINA, 2011, olio su tela, dittico, cm.90x60

La sfortuna di Rulfo in Italia
Juan Rulfo è ancora oggi quasi sconosciuto in Italia. La sfortuna delle opere di Rulfo nel nostro Paese ha diverse cause: cattive traduzioni, tradizionale scarsa attenzione alle letterature considerate marginali, limitati strumenti critici disponibili in italiano, pregiudizi sulla cultura letteraria messicana. Nonostante il boom degli scrittori latinoamericani degli anni ’70 e ’80, che ha preso avvio dal successo di Cent’anni di solitudine, occorre comunque rilevare che la scarsa attenzione all’opera di Rulfo perdura. Se si effettua una ricerca su Rulfo negli archivi storici di quotidiani come Repubblica, Corriere, Stampa e Sole 24 ore, si troverà ben poco: qualche notizia su sporadiche esposizioni delle sue foto e alcuni brevi articoli apparsi nel 2004 in occasione dell’uscita della nuova traduzione Einaudi di Pedro Paramo”……
(Tratto da: http://dispersioni.splinder.com/)

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