Crocifissione, storia dell’affresco in Bergoro di Fagnano Olona

Scrivo queste note ispirato dall’ex cardinale Jorge Mario Bergoglio, eletto da pochi giorni Papa Francesco: una luce di speranza in questi tempi bui che ci tocca vivere. L affresco della “CROCIFISSIONE” di Bergoro ha moltissimo a che vedere con queste vicende tanto importanti per il nostro futuro e quello di tutta la umanità.
Questo dipito murale, realizzato con la tecnica del “buon fresco” o “affresco tradizionale” risale al 1983 ed è stato commissionato dall’allora parroco Don Mario Mascheroni al sottoscritto, misura 18 mq. e si trova sul catino absidale della chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista in Bergoro di Fagnano Olona.

Michilini, CROCIFISSIONE, 1983, affresco nella Chiesa Parrocchiale di Bergoro, Fagnano Olona, Varese, Italia

Ricordo che Don Mario Mascheroni voleva un dipinto sul tema “CROCIFISSIONE”, lasciandomi ampia libertà di interpretazione e invenzione della composizione.

Ho passato credo più di una settimana a riflettere e studiare qualcosa che non fosse la solita rappresentazione “bellina” e ripetitiva e “accontentapopolo” per questo tema che è stato trattato centinaia di migliaia di volte da pittori di tutte le latitudini.

E alla fine ho proposto il Progetto complessivo al reverendo Don Mario Mascheroni che, pur considerandolo “insolito” nella storia dell’iconografia cristiana, lo ha accettato e approvato con molta soddisfazione.

Michilini, CROCIFISSIONE, 1983, affresco nella Chiesa Parrocchiale di Bergoro, Fagnano Olona, Varese, Italia

Questo Progetto prevede una serie di criteri, alcuni dei quali, credo, assolutamente nuovi:

1- IL TEMA. Al Cristo Crocifisso nel centro della composizione ho affiancato SAN FRANCESCO e SAN GIOVANNI EVANGELISTA, cosa che probabilmente non era mai stata fatta prima. San Francesco per rappresentare la “opzione preferenziale per i poveri” scaturita dal Concilio Vaticano II, l’amore per la vita e per tutto il creato, per il dialogo e la comprensione, per la giustizia e per la pace, per la BELLEZZA. San Giovanni Evangelista, apostolo prediletto, “teologo” per antonomasia e “Colonna” della Chiesa, rappresenta il pensiero, la riflessione filosofica e la poesia…e, per estensione, aggiungerei “le arti”, la fantasia, la immaginazione, la CREATIVITA’ (era da quasi due anni che lavoravo, con il parroco di Ferno-Varese allo studio dei bozzetti per le decorazioni della Chiesa di San Martino sul tema dell’Apocalisse di San Giovanni).

Il tema della CROCIFISSIONE si trasformava “anche” in  “Resurrezione” appunto, con Francesco e Giovanni….il pensiero e l’azione, fusi nei messaggi dei due Santi.

Io stavo vivendo allora i primi anni nel “terzo mondo”, in Nicaragua, dove si stava praticando intensamente e concretamente il Vangelo e il Concilio Vaticano II. Anche per questa esperienza “personale” sul fondo della rappresentazione appare il lago di Managua e sulla destra la Cattedrale di questa città, distrutta dal terremoto del 1972 e simbolizzando la sofferenza del popolo e la volontà di ricostruzione con giustizia e pace,,,,nelle stesse terre tribolate d’America Latina  da dove ora proviene il nostro nuovo Papa Francesco.

Michilini, CROCIFISSIONE, Bergoro di Fagnano Olona. Particolare di San Giovanni e la vecchia Cattedrale di Managua

2- LA COMPOSIZIONE. Basandomi sulla esperienza maturata precedentemente, nello studio, attività pratico-creative e insegnamento del “muralismo moderno” e della integrazione della Pittura all’Architettura (a partire da padre gesuita Andrea Pozzo nella Chiesa di Sant’Ignazio a Roma, al Correggio, al Tiepolo e fino al “muralismo cinematografico” di David Alfaro Siqueiros in Messico)….. ho proposto di “aprire” il catino absidale ad uno spazio visivo “esterno” (il paesaggio nicaraguense, come “apertura ideale al mondo”) e con i tre personaggi (CRISTO, SAN FRANCESCO e SAN GIOVANNI) fortemente ampliati sul primo piano per creare un “CENTRO” visivo, in una chiesa che decorativamente era “frammentata” in migliaia di piccole immagini, simboli, cornici ecc. Cioè creare una “unità” visiva a partire da una rappresentazione centrale necessaria. Questa soluzione compositiva ha dovuto affrontare e risolvere estreme deformazioni ottiche dovute alla concavità della superficie dell’affrresco e visibili perfettamente, dalla zona presbiteriale, per esempio nella linea di orizzonte del paesaggio sul fondo, nel braccio orizzontale della croce e nelle proporzioni dei personaggi.

Michilini, CROCIFISSIONE, 1983, affresco nella Chiesa Parrocchiale di Bergoro, Fagnano Olona, Varese, Italia VISIONE DAL BASSO

3- LA POLICROMIA. Per rispettare l’architettura e la policromia pre-esistente ho cercato di ridurre al minimo indispensabile la tavolozza, ritornando alle nostre radici, e usando “sostanzialmente i quattro colori con cui PLINIO IL VECCHIO ci racconta essere stata realizzata la meravigliosa Pittura di Apelle e dell’antica Grecia, e di cui ne abbiamo una pallida testimonianza nelle pitturte di Fayum: OCRA, TERRA ROSSA, BIANCO E NERO” ….” Con questi quattro colori, si possono ottenere TUTTE le variazioni cromatiche di una PITTURA DI COLORE”.

In un certo senso ho dovuto affrontare un problema molto simile a quello che che avevo risolto nella cupola della Chiesa Santa Maria degli Angeli di Lonate Pozzolo, dove ho dovuto dosare attentamente la policromia per rispettare l’architettura seicentesca dell’edificio.

1983- Affresco nella fase conclusiva di realizzazione, fotografato dal ponteggio

CONCLUSIONE

L’immagine rappresentata nell’affresco ovviamente non è “innocente” e “passiva”, ma volutamente attiva e partecipativa, sia per le sue soluzioni plastico/pittoriche, sia per quelle tematico/espressive.

L’intenzione è stata proprio quella di “coinvolgere” visivamente ed emozionalmente il fedele o il visitante, stimolando emozioni e sensazioni, con il fine di approfondire gli argomenti trattati ed agire….come ci indica Papa Francesco:
“Nell’elezione, io avevo accanto a me l’arcivescovo emerito di San Paolo e anche prefetto emerito della Congregazione per il Clero, il cardinale Claudio Hummes: un grande amico! Quando la cosa diveniva un po’ pericolosa, lui mi confortava. E quando i voti sono saliti a due terzi, viene l’applauso consueto, perché è stato eletto il Papa. E lui mi abbracciò, mi baciò e mi disse: “Non dimenticarti dei poveri!”. E quella parola è entrata qui: i poveri, i poveri. Poi, subito, in relazione ai poveri ho pensato a Francesco d’Assisi. Poi, ho pensato alle guerre, mentre lo scrutinio proseguiva, fino a tutti i voti. E Francesco è l’uomo della pace. E così, è venuto il nome, nel mio cuore: Francesco d’Assisi. E’ per me l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato; in questo momento anche noi abbiamo con il creato una relazione non tanto buona, no? E’ l’uomo che ci dà questo spirito di pace, l’uomo povero … Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!”

Interno della Chiesa Parrocchiale di Bergoro. Nota: Il “CENTRO VISIVO”, da questo punto di vista di entrata, le tre figure del catino absidale sono più grandi delle sculture nelle nicchie di destra e sinistra…se l’affresco fosse illuminato adeguatamente il “CENTRO VISIVO” risalterebbe ancora di più sul resto delle decorazioni ecc. ecc.

Parrocchia San Giovanni Battista Bergoro Piazza San Giovanni – 21054 Bergoro di Fagnano Olona (VA) – Italy http://www.bergoro.it/    : “Nel 1983 commissionata da Don Mario Mascheroni viene realizzata dall’artista italiano Sergio Michilini la”Crocifissione”, nel catino absidale della chiesa utilizzando la tecnica dell’affresco tradizionale, che misura 18 mq.”

Bergoro di Fagnano Olona (VA), Chiesa Parrocchiale

Una voce dall’America Latina: Leonardo Boff su Papa Francesco

OCRA GIALLA,ROSSO POZZUOLI, NERO, BIANCO

Michilini, 1983-AFFRESCO SUL CATINO ABSIDALE DELLA CHIESA DI BERGORO, studio spaziale cm.33×23

Michilini,1983, CATINO ABSIDALE DI BERGORO, schizzo prime idee, cm.23×32

Michilini, 1983, IL VOLTO DI CRISTO, BERGORO studio cm.35×31

Michilini, 1983, AFFRESCO SUL CATINO ABSIDALE DELLA CHIESA DI BERGORO, studio del Crocifisso cm.35×50

Michilini,1983, GAMBE DEL CROCIFISSO,studio, BERGORO cm.49×35

Michilini, 1983, AFFRESCO SUL CATINO ABSIDALE DELLA CHIESA DI BERGORO, studio delle mani di S.Freancesco cm.35×50

Michilini, 1983, AFFRESCO SUL CATINO ABSIDALE DELLA CHIESA DI BERGORO, studio della mano di S.Giovanni Evangelista cm.50×35

Michilini, 1983, LA VECCHIA CATTEDRALE DI MANAGUA, BERGORO cm.70×70

Michilini, 1983, CATINO ABSIDALE DI BERGORO, studio della composizione, cm.34×46

Michilini, 1983, AFFRESCO SUL CATINO ABSIDALE DELLA CHIESA DI BERGORO, bozzetto cm.35×45

Michilini, 1983, AFFRESCO SUL CATINO ABSIDALE DELLA CHIESA DI BERGORO, giornate e mescole affresco cm.35×50

Michilini, 1983, SAN FRANCESCO, particolare della sinopia

Michilini, 1983, L’affresco durante la realizzazione BERGORO

Michilini, 1983, L’affresco durante la realizzazione, BERGORO

Michilini, 1983, L’affresco durante la realizzazione, BERGORO

Michilini, 1983, SAN FRANCESCO, Bergoro di Fagnano Olona

Michilini, 1983, CRISTO CROCIFISSO, Bergoro di Fagnano Olona

Michilini, 1983, SAN GIOVANNI EVANGELISTA, Bergoro di Fagnano Olona

Michilini, 1983, BERGORO, L’affresco dal basso

 

 

8 thoughts on “Crocifissione, storia dell’affresco in Bergoro di Fagnano Olona

  1. Una storia interessante che non conoscevo e che mi ha positivamente
    coinvolto.Complimenti

  2. Ero amico di Don Mario un sacerdote straordinario che ben ha fatto quella scelta. La presentazione dell’opera mi indurrà a ritornare A San GIovanni Battista per ammirare l’opera con sguardi diversi.
    Grazie.

  3. Inviato da: Scaramuzzo PIETRO il 02/04/2013 alle 11:23
    Sono un ex costruttore di 80 anni pero quando vedo alcuni opere non
    mistanco mai di guardarli e sonno rammaricato che non ce piu persone
    che anno voglia di fare

  4. Egr. Sig. Michilini,

    ho avuto l’onore di essere cresciuto da Don Mario e di essere uno dei giovani a lui più vicini. Già a sette anni servivo messa al suo fianco e il tempo e la passione che ho dedicato alla mia parrocchia sono il riflesso dell’attaccamento che ho maturato nei confronti della “mia chiesa”.
    Senza troppi eufemismi, non le nascondo che io faccio parte di quella grande maggioranza dei cittadini bergoresi che reputano l’affresco “triste”.

    Ora, un’occasione del genere potrebbe non ricapitarmi. Mi aiuti a capire. Sono consapevole di appartenere alla massa degli incolti in materia artistica, e tuttavia, è questa una sorta di povertà che non per forza intacca la sete di bellezza e la voglia di comprendere. Anzi, talvolta la semplicità di chi “sa di non sapere” lo porta ad accogliere ciò che ha davanti con la massima apertura mentale e di cuore, senza preconcetti.

    Poso comprendere l’affresco come rappresentazione della sofferenza e della compassione verso chi soffre (San Francesco), meno comprendo lo sguardo, da tutti interpretato come iracondo, dipinto (questa volta per davvero) sul volto di San Giovanni. Ci ha spiegato come ha fatto l’opera. Le sarei infinitamente grato se mi aiutasse a capire l’opera. Forse intravedo la fede e la carità, ma dove si nasconde speranza? Le assicuro che da parte sua sarebbe uno sforzo a buon rendere.

    Cordialmente,

    Gabriele

  5. Gentile Gabriele, mi sembra che lei abbia interpretato molto bene i personaggi di San Francesco e San Giovanni Evangelista. Quest’ultimo “iracondo”, ovviamente (vedi Apocalisse). Nel punto N.1 IL TEMA, tra l’altro ho scritto: “San Francesco rappresenta….l’amore per la vita e per tutto il creato, per il dialogo e la comprensione, per la giustizia e per la pace, per la BELLEZZA. San Giovanni Evangelista rappresenta il pensiero, la riflessione filosofica e la poesia…e, per estensione, aggiungerei “le arti”, la fantasia, la immaginazione, la CREATIVITA’.
    Il tema della CROCIFISSIONE si trasformava “anche” in “Resurrezione” appunto, con Francesco e Giovanni…il pensiero e l’azione, fusi nei messaggi dei due Santi”. La Speranza dovrebbe stare nel cuore e nelle menti di ciascuno. Un dipinto murale può solo collaborare alla riflessione e alla conoscenza: è un mezzo, non un fine. Grazie per il suo commento

  6. La ringrazio per la preziosa spiegazione di cui farò tesoro. Cordiali saluti, Gabriele

  7. Pingback: Chiesa di San Giovanni Battista in Bergoro

  8. Carissimo Sergio, non conoscevo questa tua opera … e ti ringrazio davvero di avermela fatta conoscere… tra l’altro leggere un’opera è un’azione che si innesta direttamente nella sensibilità del momento in cui ti si presenta ; io rientro ora da una visita prima nella chiesa di Santa Maria, poi nel nostro San Giovanni , e meditavo sulla morte di Cristo e sulla morte di Dio in questi terribili giorni; pensavo allo strazio di Maria e allo strazio di tutti i genitori che hanno perso i loro figli in questi giorni oscuri di guerra in oriente come in occidente.
    Dio è morto. Il Signore è morto, e le Chiese che brulicano oggi di gente mi paiono vuote! … non c’è speranza, se non si sa della Resurrezione non ancora avvenuta che ribalterà il mondo! Il tuo Cristo morente, non è ancora morto, e già, pur nella sua angoscia, la presenza di Francesco e di Giovanni garantisce la certezza della Resurrezione! … sei bravo! complimenti davvero, grazie del regalo che mi hai fatto mandandomi la “lieta novella” di questa tua mirabile opera!
    E’ talmente equilibrata che stentavo a credere che fosse così grande , ma la foto di te mentre lavoravi me l’ha indicato nella pienezza ! Onore al merito! ancora complimenti dal tuo collega (insegnavamo nello stesso liceo)
    Alberto Pensa

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