“COLORE. Tra arte storia e chimica, la bellezza e i misteri del mondo del colore” di Ball Philip

Ho appena finito di leggere “COLORE. Una biografia. Tra arte storia e chimica, la bellezza e i misteri del mondo del colore” di Ball Philip. L’ho letto attentamente, in questi ultimi mesi, anche rileggendo e studiando alcuni capitoli, e sono arrivato alla conclusione che è un libro eccezionale: è una specie di “Libro dell’Arte” di Cennino Cennini del XXI secolo.

Utilissimo per un Pittore e indispensabile per gli studenti d’Arte, ma anche per gli Architetti, Urbanisti, disegnatori industriali, della moda e per tutti, perchè tutti viviamo con e nel colore.
Ball Philip è uno scienziato freelance inglese. Come chimico e fisico, il suo approccio al mondo dell’Arte è quello di un innamorato della Pittura e della vita….partendo dal suo speciale punto di vista di scientifico appassionato ci racconta la Pittura e i Pittori molto meglio di tanti scritti della critica e della Storia dell’Arte (“ho capito Rothko più con questa lettura che con tanti testi critici…” scrive il collega Gianfranco Tognarelli)

Chiaramente ci sono pagine abbastanza “noiose”, con tanti termini fisico-chimici comunque difficili da assimilare, nonostante gli evidenti sforzi di Ball per semplificare il linguaggio e renderlo “popolare”. Ma poi, di tanto in tanto, ci sono pagine memorabili, emozionanti, poderose, dove si svelano i misteri e si illumina la storia della BELLEZZA.

Questa ricerca delle verità delle cose, a partire da ragioni scientifiche arriva inevitabilmente a improvvise sintesi e smitizzazioni, come quelle sulla Bauhaus o su tutta l’Arte ufficiale del dopoguerra, negli Stati Uniti d’America.

The Bauhaus Masters in 1926, left to right: Josef Albers, Hinnerk Scheper, Georg Muche, László Moholy-Nagy, Herbert Bayer, Joost Schmidt, Walter Gropius, Marcel Breuer, Wassily Kandinsky, Paul Klee, Lyonel Feininger, Gunta Stölzl, Oskar Schlemmer. Bauhaus-Archiv Berlin / Musée National d’Art Moderne / Centre Pompidou

La “scientificità” sul COLORE, uno dei temi principali della Bauhaus, crolla: “In effetti, sembra chiaro che nè Klee, nè Kandinskij, nè Itten avessero una conoscenza profonda delle teorie scientifiche contemporanee sul colore”…“Non esiste alcuna prova reale che al Bauhaus si possedesse qualche conoscenza delle basi chimiche del colore. Per esempio Elementi di Colore di Itten è un testo molto interessante, ma non contiene alcunchè di significativo sui pigmenti, la materia stessa dei colori”…..

Sulla storia ufficiale dell’Arte del dopoguerra, negli Stati Uniti d’America, la cosa si fa ancora più interessante e le perplessità che si leggono tra le righe, non trovano risposte e alla fine il tema centrale del “colore” rimane nell’aria.

Purtroppo Ball Philip ha preso in considerazione solamente la storia “ufficiale” degli avvenimenti del sec.XX nel continente americano e, in questo modo, quasi tutto risulta “incomprensibile”….

L’architetto-pittore Juan O’Gorman al lavoro

Scrive Mario De Micheli (La fuga degli dei, Ed.Vangelista 1989):”L’informazione è stata in gran parte unilaterale….si è posto l’accento sui pittori dell’ultima generazione artistica, quella che è andata affermandosi nel dopoguerra, trascurando invece – o non tenendone affatto conto – salvo che in qualche rara occasione, la vicenda precedente, tutta l’esperienza ad esempio del periodo che va dal ’30 al ’45, a cui in letteratura corrispondono i romanzi di Dos Passos, Caldwell, Faulkner, Steinbeck.

La conoscenza della pittura americana, in altre parole, si è concentrata quasi esclusivamente sugli artisti che hanno dato vita all’espressionismo astratto della cosidetta “pittura d’azione” o “pittura di gesto”, su Pollock, Kline, De Kooning, Gorky, Rothko, o sugli artisti venuti dopo…..eppure non c’è dubbio che il fenomeno più vasto e profondo dell’arte americana è proprio legato alle esperienze degli anni Trenta, gli anni del New Deal, ossia del nuovo corso avviato da Roosevelt, quando si è sviluppata una corrente di ispirazione sociale, in cui si cercava di testimoniare gli aspetti più duri della drammatica crisi economica. E’ stato un periodo per molti aspetti straordinario e ricco, proprio per ciò che riguarda la creatività degli artisti, degli scrittori, della critica”.

In effetti dai primi decenni del secolo XX il continente americano a livello artistico era in ebollizione, e se non fosse per l’eurocentrismo radicale esistente ancora oggi, tanti fenomeni europei-nordamericani potrebbero essere ridimensionati e altri nordamericani e latinoamericani diventerebbero estremamente significativi per una corretta lettura della Storia dell’Arte Occidentale.

David Alfaro Siqueiros, Mexico City, 1948

Quella “ispirazione sociale” a cui accennava De Micheli, ha significato spesso anche presa di coscienza del ruolo professionale dell’Artista rispetto alla società e al Progetto di società che si pretendeva costruire. Per esempio, la battaglia interrotta di Gropius nel Bauhaus per la integrazione delle arti (Pittura, Scultura, Architettura, Artigianato) ha ripreso potentemente significato nel Messico post-rivoluzionario, con artisti come l’ex-cubista Diego Rivera, come l’architetto-pittore Juan O’Gorman, come l’affreschista José Clemente Orozco ecc.

E parlando di tecnica e chimica dei materiali, come si possono dimenticare le ricerche del pittore e scrittore Gerardo Murillo (il leggendario Dr. Atl) che, all’inizio del secolo tra l’altro inventò gli “Atl-Color” per poter dipingere su carta, tela, muro e roccia.

E anche se praticamente tutti i grandi pittori del Messico post-rivoluzionario hanno posto l’attenzione sulle tecniche e sui materiali per gli immensi dipinti murali che realizzavano sugli edifici pubblici e privati, certamente il più grande studioso e sperimentatore di nuove tecniche e colori della industria moderna è stato David Alfaro Siqueiros, di cui si sono inventariati quasi 400 scritti teorici su questi argomenti.

David Alfaro Siqueiros già nei primi anni ’20 dipinse all’encausto su muro in Messico; nel 1923 dipinse vari murali a Los Angeles-California sperimentando l’affresco su intonaco di cemento; poi nel 1933 a Buenos Aires-Argentina sperimentò per la prima volta, insieme a Lino Enea Spilimbergo, Antonio Berni, Juan Carlos Castagnino la pittura al Silicato e la Pirosselina….fu il primo pittore a usare la pistola meccanica (aerografo) e a sperimentare la Pittura alla Vinelita; nel 1944 fondò il Taller de Ensayo de Pintura y Materiales Plásticos” nell’Instituto Politécnico Nacional di Città del Messico insieme al chimico José Gutiérrez…da dove nacque la fabbrica di colori acrilici “Politec”, che furono usati praticamente da tutti i pittori muralisti del continente americano per tutto il sec.XX.

Come è possibile che Ball Philip si sia “dimenticato” tutto questo capitolo…senza la cui conoscenza difficilmente si può capire ciò che poi succede nel dopoguerra, come durissima reazione a questa specie di “Rinascimento Continentale Americano”.

George Cox, David Alfaro Siqueiros, and Jackson Pollock in New York, 1936

Quando David Alfaro Siqueiros fu frainteso e Jackson Pollock fu usato…

Nel 1936 David Alfaro Siqueiros fondò, nella città di New York, nel cuore di Manhattan, il “Siqueiros Experimental Workshop”, un laboratorio di tecniche moderne dell’arte.
Tra i vari alunni del Taller c’era anche Jackson Pollock, che allora aveva 24 anni.

Il Maestro Siqueiros sperimentava allora l’utilizzo dell’aerografo, delle nuove pitture sintetiche industriali, dei diluenti, con macchie, sgocciolature ecc. ecc. CON LO SCOPO SCIENTIFICO DI VERIFICARNE LE QUALITA’ DI RESISTENZA, COMPATIBILITA’, EFFETTI CONTROLLABILI E CASUALI (definì alcune azioni come “Accidenti Controllati“) ecc. OVVIAMENTE PENSANDO DI MIGLIORARE LE TECNICHE DELL’ARTE PUBBLICA E SOCIALE A LIVELLO ARCHITETTONICO E URBANO .

Evidentemente queste sue sperimentazioni chimico-fisiche COME MEZZO per i grandi dipinti murali, per il “muralismo cinematografico” per la “poliangolarità” e la “Integrazione Plastica”….. furono male interpretate…. e recepite da Jackson Pollock COME FINE ESPRESSIVO…..e da lì venne fuori l’action painting e il dripping…..

Appena finita la Seconda Guerra Mondiale…BUM…nasce per incanto l’Espressionismo Astratto, “primo movimento pittorico originale degli Stati Uniti, in un momento nel quale il centro del mondo dell’Arte passò da Parigi a New York……i direttivi del MoMA si proposero il compito di mostrare al mondo che gli statunitensi non solo avevano vinto la guerra con le armi, ma che negli Stati Uniti si produceva l’Arte più rappresentativa di quei tempi. Per tale scopo promossero un gruppo di artisti avanguardisti: gli Espressionisti Astratti. Un gruppo di giovani pittori che, anche se si conoscevano, erano tra di loro indipendenti, ciascuno concentrato nella sua propria esperienza estetica. Durante gli anni ’30 erano poveri e bohémien. Vari vivevano nella bassa Manhattan e divennero beneficiari dei fondi del PROGETTO FEDERALE D’ARTE
(Traduzione da: http://www.jornada.unam.mx/2012/01/06/cultura/a02n1cul )

Peggy Guggenheim fu la loro mecenate e durante il 1950 Pollock ricevette appoggio del CONGRESSO per la Libertà Culturale…..Praticamente dall’Espressionismo Astratto in avanti , negli Stati Uniti d’America nacque una specie di Arte Ufficiale, a tutti gli effetti un’ “Arte di Stato” (altro che “avanguardia” e cosette di questo tipo!)

Imagen del taller de Siqueiros en Nueva York, donde aparece el muralista mexicano sentado en el piso, rodeado por sus alumnos, entre ellos Pollock, el tercero de izquierda a derecha

Che casualità, come descrive Ball Philip nel suo peraltro bellissimo libro, che i Pittori nordamericani da allora “portassero agli estremi …frammenti dell’insieme…un minimalismo angosciato e autodistruttivo….nella totale ignoranza, o indifferenza, per i requisiti fondamentali di durevolezza dell’opera”……mentre i progetti di conoscenza delle tecniche e della chimica dei materiali, di unità, di “fusione”, e di integrazione delle Arti, di Walter Gropius e di David Alfaro Siqueiros furono silurati e colarono a picco.

CIUDAD UNIVERSITARIA EN MEXICO CITY

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2 pensieri su ““COLORE. Tra arte storia e chimica, la bellezza e i misteri del mondo del colore” di Ball Philip

  1. un altro libro che parla del colore, e della sua necessita’ da parte del protagonista sudamericano nel bellissimo romanzo di Anna Segher;’ il vero azzurro.’. libro indimenticabile! Per quanto riguarda l’ articolo è interessante la storia della ricerca sulle qualita’ del colore che fa Siqueiros a New York, e il fraintendimento di Pollock.

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