Blackout di Whatsapp? C’è aria di complotto, ma Facebook ringrazia. E intanto Zuckerberg…

Settimana scorsa Mark Zuckerberg ha comprato Whatsapp per la cifra stratosferica di 19 miliardi di Dollari. Soltando due giorni dopo, sabato 22 Febbraio, Whatsapp ha smesso di funzionare per circa 4 ore, dalle 19.30 alle 23.30. Le cause del blackout potrebbero essere diverse, tra cui le più blasonate sono il boom di registrazioni Whatsapp non appena si è diffusa la notizia dell’acquisizione da parte di Facebook o la migrazione del sistema sui server Facebook.

Woman holds a tablet displaying WhatsApp's logo in front of the screen with the Facebook logo in this photo illustration taken in Prague

Tanti credevano fosse un problema del proprio smartphone, ed hanno disinstallato e reinstallato Whatsapp senza più riuscire a registrare il proprio numero. Per chi avesse ancora questi problemi, consigliamo di ritentare da capo il processo di attivazione in quanto i nuovi server che ospitano il programma potrebbero avere ancora dei problemi.

L’acquisto di Whatsapp da parte di Facebook è una mossa costosa ma redditizia, dal momento che il famoso software di messaggistica sta ormai sostituendo i vecchi e limitati sms (nonchè a pagamento, senza particolari tariffe o abbonamenti mensili) e vanta 450 milioni di utenti attivi, con un ritmo di crescita di circa 1 milione di iscritti ogni 24 ore. L’analista Benedict Evans ha riportato su Twitter un grafico che mostra la crescita di Whatsapp dal 2011 ad oggi, del valore di 20 miliardi ogni giorno; senza contare che il volume di messaggi Whatsapp ha ormai superato di gran lunga quello degli sms.

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Tanto per cambiare, qualcuno ne ha approfittato per divertirsi a far girare le famose catene di S. Antonio del tipo “Lunedì Whatsapp diventerà a pagamento. Manda questo messaggio a 20 contatti per continuare ad usarlo gratis” o cose simili. Chiunque ne abbia ricevute, sappia che catene come queste girano su siti e chat varie da non so quanti anni e sono del tutto false, inventate al solo scopo di sfogare le proprie frustrazioni quotidiane facendo esasperare la gente meno esperta di cellulari o quelli che credono in terribili avvenimenti se non si seguissero i consigli citati nelle catene stesse. Tranquilli: gli stessi amministratori hanno detto che, anche dopo l’acquisizione da parte di Facebook, Whatsapp rimarrà del tutto invariato.

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Intanto quel furbacchione di Zuckerberg deve averla pensata bene, ben sapendo che ormai va di moda scrivere su Facebook qualunque stupidaggine ci passi per la mente; figuriamoci quindi se non sapesse che il mondo intero avrebbe postato sul Social Network che un suo stesso software (Whatsapp) non era funzionante. Come dire: “Migrando il sistema non va Whatsapp e ci rimetto soldi? Li riguadagno dall’altra parte (su Facebook), poichè scriveranno tutti che Whatsapp non funziona. Ci smeno da una parte, ci straguadagno dall’altra!“. Certo, tanti scrivono anche su Twitter (dove l’hashtag #whatsappdown è stato uno dei più usati nella serata di sabato 22 Febbraio) o altri Social Network di minore importanza, ma la verità è che il primo che viene in mente è sempre Facebook. Sul web si sono scatenate frasi e immagini di scherzo e provocazione verso Zuckerberg, accusato di voler monopolizzare il mercato di messaggistica e aver iniziato il trasferimento del neo acquisito Whatsapp sui suoi server senza avvisare nessuno, consapevole del fatto che la gente non avrebbe resistito ad andare su Facebook a scrivere del malfunzionamento del programma di messaggistica. Questo senza contare l’ipotetica vendetta che lo stesso Zuckerberg potrebbe aver subìto (e meritato) per un torto fatto anni prima agli autori di Whatsapp, torto di cui parleremo tra poco.

Zuckerberg and Whatsapp down

Tanti invece sono entrati nel panico ritrovandosi fuori uso l’unico mezzo gratuito per comunicare, ed hanno pensato ad una soluzione drastica: passare alla concorrenza. Milioni di utenti Whatsapp hanno scaricato Telegram, alternativa open source gratuita che nel giro di 18 ore dal blackout di Whatsapp ha registrato qualche milione di nuovi utenti, classificandosi al primo posto nell’App Store dell’Iphone (proprio davanti a Whatsapp) e tra i primi 20 nel Play Store di Android.

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Ma veniamo alla parte complottistica del nostro articolo, l’ipotetica vendetta già accennata. Nel 2009, i fondatori di Whatsapp Brian Acton e Jan Koum erano rimasti senza lavoro e avevano fatto un colloquio per farsi assumere da Facebook; respinti, postarono su Twitter questo loro tentativo dicendo di sentirsi pronti alla prossima avventura, che si rivelò poi esser proprio la creazione di Whatsapp. Oggi, circa 5 anni dopo, Facebook compra Whatsapp che soltanto 2 giorni dopo smette di funzionare per un’intero sabato sera. Un sovraccarico dei server per il boom di registrazioni? Era forse in corso la migrazione del programma sui server Facebook? Un massiccio attacco hacker? Oppure i fondatori di Whatsapp si sono vendicati della mancata assunzione nel 2009 da parte di Zuckerberg mandando in blackout Whatsapp, software che aveva appena comprato dalle stesse persone respinte ai colloqui 5 anni fa?

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Gli utenti Whatsapp si sono scagliati alla grande contro Zuckerberg, accusandolo di essere la causa del malfunzionamento in quanto non assunse i due programmatori a tempo debito e che questi ultimi possano essersi presi questa piccola vendetta. Ci ha pensato lo stesso Koum (CEO di Whatsapp) a smentire il tutto, dichiarando alle 23.50 di sabato 22 Febbraio che il sistema era tornato alla normalità.

Whatsapp service

Dubitiamo fortemente che possa essersi trattato di un complotto, di una piccola vendetta dei fondatori di Whatsapp verso colui che non li assunse anni prima, ma resta comunque una teoria da non escludere del tutto.

Al Mobile World Congress che si è appena aperto a Barcellona, il co-fondatore di Whatsapp Jan Koum ha annunciato che entro l’estate 2014 integreranno in Whatsapp un sistema di messaggistica vocale. Queste alcune dichiarazioni di Koum: “Useremo meno banda dati possibile e sapremo come cavarne fuori il meglio”, “Ci concentreremo sulla semplicità”, “Non sono previsti cambiamenti nella nostra strategia, su Whatsapp continuerà a non esserci pubblicità. E resteremo indipendenti da Facebook”.

Insomma, l’acquisizione di Whatsapp è un altro grande passo in avanti verso il dominio di Zuckerberg nel mercato della messaggistica e, forse in futuro, anche della telefonìa.

Pongy

=== FONTI ===

si24, webmasterpoint, yahoo, lastampa

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