13-D: Catalunya indipendente?

Domenica 13 dicembre, 170 comuni sparsi per tutta Catalunya voteranno per l’indipendenza della regione. Niente panico, le cartine dell’Europa che avete appeso alle vostre pareti non andranno cambiate. Il referendum non avrá nessun valore legale, peró sí un gran peso politico. Tutto é iniziato quando il comune di Arenys de Munt (8.000 abitanti a 45km da Barcellona) ha deciso di organizzare un referendum popolare con la domanda “Vorrebbe che la Catalunya si convertisse in uno stato di diritto indipendente, democratico e sociale integrato nell’Unione Europea?”. Con il 41% di partecipazione il SI ha ottenuto il 96%. Numeri che potrebbero essere poco rilevanti data l’alta astensione e la sensazione che buona parte di essa sia dovuta allo scarso interesse verso l’argomento, se non fosse per il grande entusiasmo popolare che il referendum ha provocato, e l’effetto palla di neve é presto servito: dopodomani 170 comuni ripeteranno l’esperimento, con l’appoggio di personaggi del mondo della cultura, politica, spettacolo, sport e con la corrispondente feroce opposizione di alcuni settori nella stessa regione catalana, e soprattutto di gran parte della Spagna.

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Tra i vari scenari, il calo di tensione e speranza in ambito indipendentista sarebbe fortissimo in caso di una scarsa participazione al voto o di un numero crescente di NO, mentre una forte risposta popolare positiva potrebbe scaldare ancora di piú gli animi e il rapporto con Madrid.

Ecco a voi l’ennesimo tassello della storia infinita, una storia mai chiusa, fatta ferite troppo recenti per dirsi curate, di un paese ma realmente in pace in cui si guarda la regione di provenienza di un prodotto prima di comprarlo o no, o in cui basta parlare basco per strada per un terrorista o avere un portachiavi con la bandiera spagnola per essere fascista (due esempi un pó estremi forse, ma del tutto quotidiani)
Teniamoci l’esempio di questi referendum popolari e dell’alto valore democratico che portano con sé. Mi sono anche chiesto se in Italia si potrá mai verificare una situazione simile. Poi ci ho pensato bene. E mi sono risposto da solo.

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Informazioni su Mauro Barbazza

Nato 25 anni fa a Varese, vivo e lavoro da quasi 3 anni a Barcellona. Dopo aver frequentato il Cairoli a Varese ed essermi iscritto a Scienze della Comunicazione a Milano, ho capito presto che l’Italia non mi soddisfaceva e l’esperienza Erasmus di 8 mesi a Utrecht (Olanda) mi è servita per confermare questa idea. Dopo la tesi su comunicazione e terrorismo, scritta a Bilbao studiando da vicino il caso ETA, sono stato intrappolato dalla capitale catalana, dove lavoro come consulente di comunicazione. Saró il vostro globetrotter da questa cittá contradditoria, contemporaneamente cosmopolita e nazionalista, luminosa e tetra, moderna e gotica.

2 pensieri su “13-D: Catalunya indipendente?

  1. Caro Mauro,
    ti chiedo ti ripetere con altre parole le ultime tre righe del tuo post, perche’ il loro messaggio non e’ ben chiaro.

    Ogni referendum e’ di per se’ democratico, in quanto il suo esito e’ deciso dalle persone che vanno a votare.

    Cordiali saluti.

    -Filippo

  2. Assolutamente sí, ed é l’aspetto che indipendentemente dal risultato (alla fine ha votato il 26% con il 94% a favore del sì) va apprezzato. Una regione (paese? nazione?) che si é mossa senza l’appoggio di nessun governo istituzionale, né quello catalano né tantomeno quello centrale, con l’aiuto di centinaia di volontari e grazie a donazioni private, ha potuto organizzare qualcosa che rimarrá nella storia, seppur verosimilmente inutile. Il riferimento all’Italia: penso a quelle zone, soprattutto la nostra, che gridano all’indipendenza, alla liberazione dal giogo centrale e blabla e vedo tanta mancanza di maturitá (oltre che motivazioni storiche/culturali/linguistiche, etc..) e una propensione alla bagarre fine a sé stessa che mi fa rispondere alla domanda “vedremo mai qualcosa di simile in Italia?” NO.

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