Oggimitrattobene: la PhilMath di Nix Beer

Fuori non si può andare, causa coprifuoco. Alla televisione scorrono immagini lisergiche: Elio – delle Storie Tese – semitravestito da Little Tony che canta una canzone di Patti Pravo. Insomma, è stato il mio pensiero, forse è ora di stappare qualcosa di forte, cercando però di andare sul sicuro.
Ecco quindi che la scelta per alcolizzare il sabato sera è ricaduta su una bottiglia che custodivo da un anno e mezzo, dalla mia visita al minuscolo e originale pub di Nicola Grande nel centro di Pavia.

Se le altre bottiglie acquistate in quell’occasione sono presto evaporate, la PhilMath era rimasta ben riposta in cantina, un po’ perché quella birra ha caratteristiche di lunga durata, un po’ perché le birre così tanto alcoliche – stiamo parlando del 13,5% (!) mi mettono sempre in soggezione. Ma quando poi Elio si è messo direttamente a duettare con la Patty, non ho più avuto dubbi sul da farsi.

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Il birrificio Poretti e villa Magnani incantano gli esperti di “Assocastelli”

Se Varese e il suo territorio sono così legati al mondo della birra, lo devono all’opera di Angelo Poretti e dei suoi immediati discendenti. Al netto dell’utilizzo del suo nome per – legittimi – scopi commerciali da parte di Carlsberg Italia, il fondatore di uno dei più conosciuti marchi della birra italiana e i nipoti che ne raccolsero l’eredità all’inizio del ventesimo secolo, sono tuttora ricordati per aver dato alla azienda una sede meravigliosa.

Il birrificio liberty che si trova all’imbocco della Valganna – il territorio è quello di Induno Olona, il confine con Varese è qualche centinaio di metri più in là – è accompagnato da una villa progettata con gli stessi dettami architettonici: insieme formano un complesso che nel corso degli anni ha ricevuto notevoli e numerosi apprezzamenti. L’ultimo, in ordine di tempo, è di questi giorni perché a occuparsi del Birrificio Poretti e di Villa Magnani è stata Assocastelli, associazione nazionale che raduna i proprietari e i gestori di immobili d’epoca ed edifici storici.  Continua a leggere







Cambio al vertice di Carlsberg Italia: il numero uno sarà Kaare Jessen

Avvicendamento al vertice di Carlsberg Italia, il grande gruppo birrario che ha la più conosciuta sede produttiva sul territorio nazionale a Induno Olona, ovvero l’antica “Poretti”. Il manager danese Kaare Jessen, dal primo gennaio 2021, prenderà la guida del gruppo sostituendo il greco Alexandros Karafillides nel frattempo nominato managing director di Carlsberg Export and License.

Jessen, che avrà il titolo di managing director di Carlsberg Italia, è una risorsa interna della multinazionale danese visto che già ricopriva il ruolo di vicepresidente DraughtMaster all’interno della direzione commerciale del Gruppo Carlsberg e che in passato ha già avuto incarichi dirigenziali (anche in Cina) per la compagnia che ha la propria sede centrale a Copenhagen.  Continua a leggere







La birra nelle scuole (alberghiere): l’esperienza di Stefano Baladda

Troppo spesso, ancora oggi, la birra è trattata come una bevanda “di serie B” in certi ristoranti e locali, magari avvezzi al mondo del vino ma senza conoscenza specifica di malti e luppoli. Un problema che, si spera, verrà superato nel futuro prossimo e per questo motivo la formazione del personale è un passaggio assai importante.

In quest’ottica, forse, si può essere ottimisti visto che gli istituti alberghieri hanno iniziato a formare i propri studenti in modo più approfondito. O almeno questa è l’esperienza che si fa da queste parti, come ci racconta Stefano Baladda: Stefano – molti lettori di Malto Gradimento lo conoscono bene – è uno dei soci di Unibirra, quello più coinvolto nella attività di formazione e di divulgazione della cultura birraria, uno dei “compiti” che il locale di Calcinate del Pesca si è dato (raccogliendo l’esperienza della precedente “Università della Birra” diretta da Franco Re).  Continua a leggere







L’Orso Verde non si chiama più così: nasce il marchio “OV”

Dopo anni di relativo immobilismo, l’Orso Verde di Busto Arsizio – che è uno dei più longevi birrifici della provincia di Varese – ha dato il via a una lunga serie di novità che hanno riguardato un po’ tutti gli aspetti dell’azienda. Dalle nuove grafiche (tutt’ora in evoluzione) all’apertura di due tap room (a Milano e Varese), dall’utilizzo delle lattine al – prossimo – trasferimento in una nuova sede più grande e funzionale (nello stabile ex Coca Cola di Busto) rispetto a quella storica di via Petrarca.

Ma quel che non ci aspettavamo e che l’Orso Verde andasse in un certo senso in pensione. Il simbolo e il nome scelti nel 2004 da Cesare Gualdoni al momento della fondazione del birrificio non ci saranno più: da giovedì 1° ottobre si dovrà parlare di “OV”, un marchio in cui un orso verde è presente (in piedi, fiero, con lo sguardo che va lontano) ma non compare più nel nome (resta solo nella denominazione della società). Nella grafica c’è invece la data di nascita del birrificio, inserita nel motto “Birra artigianale – Indomita dal 2004″.

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La “app” YHOP inaugura la sezione news: ci sono anche gli articoli di Malto Gradimento

C’è una bella novità per gli appassionati di birra artigianale che gradiscono leggere notizie quotidiane sulla propria bevanda preferita (che poi è anche la nostra). L’ultimo aggiornamento di YHOP – una delle più interessanti app italiane del panorama birrario – ha infatti introdotto una ampia sezione di news: gli utenti dell’applicazione trovano ora (insieme alla mappa di pub e birrifici che aderiscono al servizio e alla funzionalità per cercare le proprie birre predilette) un elenco di articoli provenienti da una serie di siti e blog italiani dedicati alla birra.

Una rassegna stampa che comprende – e ne siamo particolarmente orgogliosi – anche Malto Gradimento: il nostro blog è tra quelli selezionati dai gestori di YHOP per offrire agli utenti, le news quotidiane. Siamo in ottima compagnia, e questo ci fa ancora più piacere: insieme a Malto Gradimento infatti, la app propone gli articoli di Cronache di Birra, di Una Birra al Giorno (non si offendano gli altri: questi due sono i nostri principali riferimenti a livello nazionale), di Fermento Birra, del Giornale della Birra, della Cantina Brassicola Digitale, di Brewing Bad e della sezione dedicata di DissaporeContinua a leggere







L’Orso Verde cambia sede e vende in blocco il vecchio birrificio

L’evento sarà di quelli storici, nella relativamente breve vicenda della birra artigianale italiana: un produttore ormai radicato, L’Orso Verde, che ha sempre lavorato all’interno della propria sede originale ha deciso di cambiare struttura e si trasferirà in un’area industriale di maggiori dimensioni, sempre nel territorio di Busto Arsizio.

Il trasloco è previsto per l’inizio del 2021 ma – stando anche gli elevati ritmi di produzione, che hanno (ne siamo felici) ripreso quota dopo il lockdown – l’operazione va pianificata con largo anticipo. I soci di Orso Verde – che venne fondata nel 2004 da Cesare Gualdoni, tutt’ora in azienda – hanno scelto di creare un’unità produttiva ex novo, adeguata a volumi in crescita e quindi installeranno un impianto moderno, nuovo e di dimensioni maggiori rispetto a quello attuale di via Petrarca.

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Quattro birrifici varesotti menzionati dalla Guida Slow Food 2021

La pubblicazione del volume “Birre d’Italia” di Slow Food Editore, che ha cadenza biennale, è un momento sempre piuttosto atteso a livello editoriale per quanto riguarda il mondo italiano della birra, di quella artigianale in particolare. L’edizione 2021, fresca di stampa, è stata messa a disposizione dei lettori in questi giorni e cita – come già in passato – diversi produttori basati nella provincia di Varese.

La guida è stata curata da Eugenio Signoroni e Luca Giaccone – gli stessi autori del 2019 – e suddivide le menzioni in quattro categorie, due riferite ai birrifici e due alle birre come è spiegato su Cronache di Birra. Per quanto riguarda i produttori, i riconoscimenti sono le “Chiocciole” (per quelli capaci di distinguersi a livello nazionale, per identità e attenzione al territorio) e le “Eccellenze” (i birrifici che esprimono elevata qualità su tutta la produzione). Le birre menzionate invece si suddividono in “Slow” (meritevoli e capaci di incarnare i valori di Slow Food) e “Imperdibili”, quelle cioè particolarmente valide in generale.

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Birra e GDO: accordo tra Despar e undici marchi artigianali

Nelle ultime settimane, Malto Gradimento vi ha parlato dell’iniziativa portata avanti da una catena di supermercati molto nota nel Varesotto e dintorni, Tigros, insieme a un piccolo birrificio locale (Balabiòtt, di Domodossola): un accordo che ha permesso la produzione di tre diverse birre artigianali messe a disposizione della clientela a un prezzo calmierato (1,69 euro a bottiglia, da 33 cl) con pure un risvolto benefico.

La collaborazione tra Tigros e Balabiott ha riportato d’attualità anche da queste parti una discussione da tempo sul tavolo, che riguarda l’opportunità (da parte dei produttori) di stringere accordi con le catene della GDO per la vendita delle birre in contesti piuttosto differenti da quelli tradizionali per il settore (pub, tap room, beershop, ristoranti, festival dedicati, gastronomie). Oggi alla questione si aggiunge un ulteriore e importante capitolo, poiché un altro operatore del mondo dei supermercati – Despar – ha aperto le proprie porte al craft con il benestare di Unionbirrai (la più rappresentativa associazione di categoria) che ultimamente sembra aver intrapreso una politica conciliante con la GDO.

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MC-77, omaggio al basket: è nata “Ala pivot”

Gli sportivi e la birra artigianale, spesso, vanno d’accordo e qualche volta ne abbiamo parlato anche sul nostro blog. Vi abbiamo raccontato, per esempio, la passione per Belgio e dintorni dell’ex corridore ciclista Stefano Zanini (che tra le vittorie più importanti annovera una… Amstel), la nuova vita di Daniele Danesin, azzurro del canottaggio volato dall’altra parte del mondo per diventare birraio, il quale prima di lasciare l’Italia diede vita con alcuni colleghi dei remi (tra cui il nostro amico Elia Luini) a una beer firm a tema.

Simone Flamini a Pesaro, in un match contro la Virtus Bologna

A questo elenco non manca la pallacanestro, cui invece dedicammo qualche anno fa un approfondimento tra squadre e sponsor birrari (lo potete rileggere QUI). E proprio dal mondo dei “giganti” arriva la notizia di un altro atleta che dopo il ritiro dai parquet si è immerso tra malti e luppoli: Simone Flamini. Classe ’82, marchigiano di Macerata con una bella carriera in Serie A trascorsa spesso nella sua regione (a Pesaro, in particolare), negli ultimi anni Flamini è divenuto un apprezzato publican dando vita prima al TipoPub – proprio a Pesaro – e poi con il Pepita a Barcellona.

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