Schigi: “La lattina ci ha convinto: presto ne arriveranno altre”

Confezionate a Marnate, messe in frigorifero, aperte nel giro di qualche ora o di qualche giorno a pochi chilometri di distanza, a Castellanza, nel locale collegato al birrificio stesso. È stato questo il destino delle primissime lattine della storia di Extraomnes (le prime anche della birra artigianale varesotta), quelle di cui vi avevamo parlato meno di un mese fa in questo articolo.

Oggi, dunque, Guld e Iconic in latta sono realtà e iniziano a circolare tra gli appassionati, nel loro curioso formato da 0,44 cl e con quelle etichette che sono – da sole – un manifesto programmatico di quello che si troverà una volta sollevata la linguetta. A versarci le birre è direttamente Schigi D’Amelio, regista dell’operazione, che a Malto Gradimento racconta la genesi del progetto, anticipa qualche passo futuro sempre riguardo all’alluminio e tocca, qua e là, qualche altro argomento di attualità.

Schigi, cominciamo dalla domanda del momento. Come è nato il “progetto lattine” e come si è sviluppato nel tempo?
«Per la verità, è una cosa che abbiamo iniziato a pensare pochi anni dopo la nascita di Extraomnes, quindi intorno al 2012, 2013. Guardando ai mercati esteri e in particolare a quello americano, avevamo già ipotizzato che la lattina potesse essere un contenitore da utilizzare anche per la birra artigianale. Allora però i macchinari per il confezionamento avevano costi inarrivabili che ora, con il passare degli anni, sono calati per via di una richiesta crescente anche da parte di aziende con dimensioni relativamente ridotte. La proprietà di Extraomnes ha acquistato l’inlattinatrice da un produttore italiano, piemontese; preferisco non rivelare l’importo dell’investimento ma è risultato decisamente sostenibile. Ci siamo convinti in via definitiva dopo aver visto in azione un macchinario simile in un birrificio amico. E dopo aver naturalmente “promosso” le birre confezionate in questa maniera».

Insomma, secondo voi questo è il momento giusto per passare parte della produzione in alluminio.
«Sì, ormai la lattina è sdoganata anche a livello di birra artigianale. È un oggetto bello da tenere tra le mani e si presta a contenere tipologie che sono anche al di fuori della nostra anima “belga”. Penso a birre non rifermentate o a quelle luppolate da bere con la maggiore freschezza possibile. O a quelle birre che abbiamo realizzato una tantum solo in fusto e che potrebbero trovare la propria collocazione in lattina».

Qualche possibile anticipazione?
«Non escludo, per esempio, di provare a fare una pils da distribuire con questo nuovo formato. E poi comunque mi piacerebbe anche studiare in modo approfondito la rifermentazione all’interno della lattina con i lieviti belgi che utilizziamo in birrificio: dovremo fare qualche esperimento, ma la voglia non ci manca».

Guld e Iconic, il parere di Paolo Martuccelli*
«Le novità in lattina di Extraomnes hanno tutto per diventare dei bestseller, perché sono birre ottime dal punto di vista organolettico che oltretutto si prestano a essere bevute nei momenti conviviali. Anche il vino sta tornando in questa direzione e a Milano questo trend è evidente. Anche il fatto di avere un packaging così bello è importante: la birra artigianale deve togliersi di dosso la “paura di sembrare figa”. Una lattina del genere è un valore aggiunto: per chi, come me, gestisce un beer shop è un oggetto che attira l’occhio dei clienti. La gente è attratta dalle cose belle, fatta salva ovviamente la qualità del prodotto che in questo caso è indiscutibile».
* responsabile dei beer shop “Shallo” di Milano e “Hops” di Trieste

L’utilizzo dell’alluminio inciderà nel prezzo finale delle birre di Extraomnes?
«Abbiamo fatto qualche calcolo considerando i vari parametri e alla fine posso dire che il prezzo al litro dovrebbe rimanere lo stesso, parlando ovviamente della medesima birra. Ovviamente la lattina contiene più birra rispetto alla bottiglia, 0,44 contro 0,33, quindi la latta al dettaglio avrà un costo superiore dovuto alla quantità del contenuto».

GUARDA la videointervista a Schigi
su MaltoGradimentoTV

L’estate 2019 ha iniziato la sua fase calante: guardando al resto di quest’anno quali saranno secondo lei le tendenze sul mercato craft italiano?
«Vedo ancora un trend forte verso le basse fermentazioni, pils e dintorni. Mi pare che la gente, dopo un’overdose di luppolo e un’ondata di gusti strani stia tornando verso la semplicità. Questo vale anche per le nostre birre “base”, come Blond e Zest. È un fenomeno, una evoluzione, che abbiamo già vissuto anche nel mondo del vino: dopo aver provato prodotti complessi e particolari, si torna allo champagne o ai riesling renani. Questo è legato al fatto che la birra è sempre stata, e rimane, una bevanda sociale: nelle bierstube tedesche o nei café di Bruxelles la gente va per bere in compagnia, non per vivisezionare quello che c’è nel bicchiere. Non dimentichiamocelo mai».

Chiudiamo con un altro argomento che fa dibattere gli appassionati. Pro o contro la presenza della birra artigianale sugli scaffali della grande distribuzione?
«Il modello di GDO che piace a me, e che è presente in grandi forze anche in Italia, è quello francese. E in Francia, nei supermercati, trovi tranquillamente la vetrina che contiene i grandi champagne oppure le ostriche. Se gli accordi sono fatti come si deve, e quindi comprendano l’attenzione al modo in cui sono trattate le bottiglie, credo che la birra artigianale possa essere inserita tra le referenze di un grande supermercato».

Segui la pagina di MALTO GRADIMENTO su Facebook 
Segui il profilo di MALTO GRADIMENTO su Instagram

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *