Da ottobre una nuova scuola: “Avevamo anche 100 bambini per classe”

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Anche la scuola statale di Mare Rouge si sta rifacendo ex novo. I lavori sono in corso e ho incontrato il direttore della struttura, Cirius Lucien. In passato anche la “scuola nazionale”, così chiamata quella pubblica, ha collaborato con la Parrocchia di Sant’Anna, gestita da don Giuseppe e Don Mauro, tanto che il finanziamento arrivato negli anni dal comune di Tradate (Varese) ha permesso di costruire qui quattro nuove aule scolastiche. Ora, durante la pausa estiva, il resto delle classi è stato smantellato ed è attualmente in costruzione una struttura che potrà meglio accogliere 650 bambini delle scuole elementari. «Stiamo rifacendo interamente il complesso e dovremmo farcela per l’inizio della scuola, il 2 ottobre – spiega il direttore -. Prima avevamo anche cento bambini per classe, ora riusciremo ad abbassare questo numero divenuto eccessivo e ingestibile. Abbiamo dovuto rinunciare a un po’ si spazio gioco all’esterno, ma non si poteva fare altro».

IMG_5821Fare il direttore scolastico non è l’occupazione principale di Lucien. Lui ha un negozio officina poco distante dalla scuola, sulla via principale di Mare Rouge. «Il mio lavoro primario è quello, lo Stato non mi pagherebbe abbastanza come direttore per mantenere la mia famiglia. Ma quello che prendo come guida della scuola, lo reinvesto poi nella struttura. Credo sia importante per il futuro della comunità. E così fanno molti altri, genitori e insegnanti. In questi anni, dopo la costruzione dell’acquedotto e delle varie scuole parrocchiali, in tanti ci siamo chiesti: ma se vengono da fuori per aiutarci, perché non possiamo farlo anche da soli? E così anche la scuola pubblica è cresciuta».

IMG_5822Come nel settore della salute, lo Stato è presente marginalmente: nei programmi, negli esami, nel pagare gli insegnanti. Il resto è lasciato alla bontà di persone come il direttore, che devono organizzarsi per cercare di non lasciare a casa nessuno. «Il dieci per cento dei bambini purtroppo non riusciamo a tenerli, dobbiamo mandarli indietro. Non riescono nemmeno a pagarsi i libri di testo e non abbiamo le risorse per sostenerli noi – spiega -. È una situazione problematica, ma rispetto al passato abbiamo fatto grandi passi avanti». La struttura infatti era una scuola per economia domestica gestita dalla suore, poi piano piano è nata la scuola elementare nazionale, con l’ulteriore allargamento di questa estate.

«Lo Stato c’è, per quel che può – conclude il direttore -. Questa scuola dovrebbe essere pubblica e gratis, ma per accogliere più bambini possibili dobbiamo chiedere questo piccolo contributo per i libri di testo. Per fortuna ci sono anche altri tipi di scuole, come quelle parrocchiali che possono accogliere altri bambini. Stiamo facendo tutti il possibile per dare un istruzione e un futuro al nostro paese, per far crescere questo spirito comunitario. Non è facile ma ci stiamo provando».