Jurij Ferri: trucchi da cuoco per birre fuori dagli schemi

È uno dei capostipiti del movimento artigianale per quanto riguarda il Centro Italia, è stato tra i primi a percorrere la strada degli abbinamenti studiati tra birra e cucina, si è fatto apprezzare per i suoi prodotti un po’ fuori dagli schemi e sottolinea a più riprese l’importanza del singolo birraio nel caratterizzare la produzione.

Concetti che il mondo della birra craft all’italiana, così magmatico e sempre alla ricerca di novità, pare aver messo troppo frettolosamente alle spalle. Una evoluzione che non sembra però riguardare il protagonista del nostro articolo di oggi, Jurij Ferri. L’inventore e anima del birrificio pescarese Almond ’22 (la sede è a Loreto Aprutino), padre italiano e madre svedese, è ben determinato a proseguire nel proprio percorso fatto di birre di carattere, inusuali, studiate per poter essere consumate a tavola davanti a piatti cucinati con sapienza e ricchi di qualità.  Continua a leggere

Agostino Arioli: “La nostra vocazione? Fare birre che non ti scrolli più di dosso”

Logo_SpecialeBA17«Personalmente credo che questi vent’anni siano serviti a me e a tutta l’azienda per diventare sempre più consapevoli della nostra vocazione. Quella di fare birre bevibili, equilibrate, che magari non colpiscono al primo assaggio ma che poi non ti levi più di dosso». Frasi interessanti, soprattutto se arrivano dalla bocca di chi, in vent’anni è stato tra i principali artefici della nascita, crescita e affermazione del movimento italiano della birra artigianale.

Nel 1996, infatti, Agostino Arioli era tra i pochissimi italiani che hanno avuto una visione poi rivelatasi azzeccata: quella di impiantare un piccolo impianto per la produzione della birra, affiancato da un locale – a Lurago Marinone, due passi da Saronno – che diventò presto un punto di riferimento per tanta gente. Un pubblico folgorato da malti e luppoli, utilizzati in maniera così differente rispetto a quel (poco) che si conosceva fino a quel momento. Ago da allora non ha mai mollato il colpo, continuando a proporre i suoi prodotti storici – una su tutte la Tipopils – ma anche ingrandendo il suo Birrificio Italiano, ampliando la produzione (ora spostata per la gran parte a Limido Comasco), cercando nuove vie ma mantenendo il solito, alto, livello di qualità.  Continua a leggere

«Preparazione, fantasia, duro lavoro e… tanto freddo: così abbiamo scosso il mondo della birra inglese»

Inglese lento e perfetto, da uno abituato a girare il mondo e parlare con chiunque, barba a incorniciare un viso tondo e rubizzo, battuta pronta in perfetto stile british. Rod Jones ha passato mezza vita a creare e produrre birre che hanno cambiato un panorama fino a quel momento piuttosto piatto, e ora veste con piacere i panni di ambasciatore del marchio Meantime, quello che ha contribuito a far diventare grande.RodJones1
È in questo ruolo che abbiamo avuto l’occasione di incontrare Rod, chiamato a presenziare a un evento organizzato a Gavirate (da Di.Be., azienda che sta per iniziare a distribuire Meantime nel Varesotto) e disponibile a una chiacchierata per Malto Gradimento. Meantime appunto: vale la pena ricordare che il birrificio londinese ha seguito un percorso paragonabile a quello dell’italiana Birra del Borgo. Innovatrice, rivoluzionaria, capofila di un’ondata rilevante nella propria nazione e infine inglobata da una grande azienda del settore (SAB Miller prima, Asahi poi, nel caso di Meantime).

La rubricaGente di Birra

Meantime è stata fondata alla fine degli anni Novanta e in poco tempo ha lasciato un segno profondo sul panorama britannico. Quando ripensa al passato, che immagini le passano davanti agli occhi?
«Se torno indietro agli inizi mi ricordo soprattutto un gran freddo. Iniziavamo a lavorare in birrificio alle 6 del mattino e in inverno si congelava: era dura, affrettavamo il lavoro per arrivare al più presto alla cotta e usare quel liquido caldo come una specie di colazione. All’inizio non c’erano grandi guadagni, però fin da subito abbiamo scelto di percorrere nuove strade e offrire una birra diversa rispetto a certe piatte birre inglesi tradizionali o alle lager straniere e industriali. Il panorama era moscio, lo abbiamo vivacizzato».  Continua a leggere

Diego, l’unico italiano nel “sancta sanctorum” della mitica HB di Monaco

Viaggiare verso la Baviera per partecipare all’Oktoberfest è una cosa comune a tanti italiani (vale anche per chi scrive su Malto Gradimento…). Per tutti, o quasi, la partecipazione alla grande festa monacense è fine a se stessa: birra, divertimento e quindi ritorno alla vita quotidiana. Ma c’è anche chi, all’Oktoberfest, ha trovato la vocazione: non parliamo di sacerdozio ma di scelta professionale, ciò che è accaduto qualche anno fa al protagonista di questa intervista.

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L’ingresso di una storica birreria nel centro di Monaco, la seconda patria di Diego Bernori

Diego Bernori, veronese di classe 1968, un passato da pallavolista capace di arrivare fino in Serie A, trovò la folgorazione proprio in occasione di un’Oktoberfest di tanti anni fa: si innamorò di Monaco e della birra bavarese a tal punto che divenne il suo lavoro, prima in Italia e poi in Germania. Ciò gli ha permesso di arrivare a sedersi a pieno titolo in un particolare “olimpo” dove sono ammessi pochissimi stranieri, come vedremo. Abbiamo incontrato Diego a Varese nei giorni scorsi, durante una degustazione guidata di birre franconi (Krug) organizzata da “Luppoli e Uva” al “Romagnam” di via Dazio Vecchio.  Continua a leggere