Partecipazione

“Ma penso . Che questa mia generazione è preparata
A un mondo nuovo e a una speranza appena nata
Ad un futuro che ha già in mano, a una rivolta senza armi.”

Non volevo parlare apertamente di politica nei miei post. Pensavo di poter risultare superficiale o banale nelle mie valutazioni e mi credo troppo ignorante in materia, pur cercando di informarmi il più possibile e di sviluppare il pensiero che già in parte posseggo.

Ma vedo che ultimamente questo blog di varesini o varesotti all’estero è pervaso da rabbia e disillusione e che la causa principale è la nostra patria natia con tutte le sue contraddizioni. Orbene anch’io ogni giorno mi indigno, o meglio mi incazzo, scusate, leggendo il giornale, anche se questa indignazione ho notato che va scemando perchè ormai mi ci sono abituato alle nostre storture: non un buon segno. Non voglio parlare dei colpevoli di questa rabbia, mia e degli altri blogtrotter: a parte che sarebbero troppi e poi c’è già gente (forse non abbastanza) che lo fa scrivendo e analizzando decisamente meglio di me.

Io fortunatamente son andato via dall’Italia per scelta e non costretto. Sono un giovane studente di medicina di 23 anni. Ho scelto una strada che qualche sicurezza dovrebbe darla, tra circa un anno e mezzo dovrei essere dottore, non ho ancora scelto in cosa voglio specializzarmi ma già sapere che sarò medico non è male di questi tempi. E nonostante qualche fisiologico dubbio affronto il mio futuro con ottimismo (forse inconsapevolmente).  Fortunatamente non è tra le mie idee quella di diventare ricercatore. Non ho vissuto in prima persona quella politica fatta di gabole e inciuci, quelle ingiustizie, quei nepotismi, quelle strade spianate, quei favori all’amico al figlio al cugino o al nonno di, che caratterizzano, per usare un eufemismo, tutto il sistema Italia, quindi anche quello universitario o sanitario, ma di sicuro lo posso vedere e ne sono a conoscenza. Non scrivo quindi con la rabbia del “collega” parigino non essendone stato colpito direttamente. E anch’io, anche nel lontano caso potessi, non vorrei mai barare, non voglio i favori di nessuno ma voglio solo quello che mi sono meritato, che mi sono guadagnato, per cui ho faticato. Se non lo merito allora è giusto che non lo abbia, qualsiasi cosa sia. Tra l’altro non mi darebbe nemmeno alcuna soddisfazione.

Più sto lontano dall’Italia più mi rendo conto di quanto amo il mio paese, addirittura mi manca Varese. Ma soprattutto mi rendo conto di quanto potrebbe essere un paese ricco e invece non lo sia.

Sarà casualità, sarà che le persone tendano a circondarsi di altre persone a loro simili e che la pensano come loro, fatto sta che mi capita sempre di incontrare gente al’estero, ragazzi giovani italiani, che è consapevole del malgoverno e del sistema malato che vige in Italia, che lo critica, che si arrabbia e si infervora e si indigna. Probabilmente basta essere un poco informati e possedere un poco di cultura e di educazione per arrivare a queste conclusioni e ad avere queste reazioni.

Ma in Italia evidentemente non è così, ci piace essere un popolo di furbi.  Alle volte la furbizia è una forma di intelligenza, altre sfiora o diventa delinquenza.

Non voglio essere pessimista. Penso che ci siano molte cose da salvare in Italia al di là della buona cucina, delle belle città e della lingua musicale e  che la maggioranza degli italiani, di destra o di sinistra non importa, sia brava gente; ma ciò nonostante la cultura imperante rimane sempre quella che porta al nostro sistema. Troppe persone pensano solo al proprio interesse e il bene comune non esiste.  Gli stranieri non capiscono come facciamo ad avere certi rappresentanti politici, ci deridono, a ragione. Non capiscono perchè non conoscono la cultura italiana.  Parlando con gente straniera riesco ad essere ciò nonostante orgloglioso di essere italiano, grazie a mille altri motivi, ma se toccano il tasto politico non mi resta che deridere me stesso italiano. Per non piangere.

Siamo tutti giovani, studenti o lavoratori, che scriviamo su questo blog. Sono tutti giovani studenti quelli con cui discuto e con il quale critico l’Italia. Pier Luigi Celli poco tempo fa invitava suo figlio ad andarsene dall’Italia non trovando altra soluzione possibile. Ma io invece prima mi chiedo: ho mai fatto qualcosa per cambiare il sistema? Studio, un giorno sarò parte della classe dirigente o borghese o non so come definirla italiana. Faccio il mio piccolo dovere insomma. Mi lamento e con me tantissime altre brave persone italiane. Ma basta tutto ciò? Basta fare il proprio dovere ed essere un cittadino onesto?  Forse sì se tutti lo fossero. Di sicuro se bastasse l’indignazione l’Italia sarebbe già molto meglio di quello che è.

Io per primo, e con me tutti gli altri giovani informati e consapevoli, che studiano o che lavorano, che non sono riconosciuti dal sistema Italia perchè onesti e rispettano le regole, che invocano la tanto agognata e giusta meritocrazia.

Che vorremmo vedere semplicemente ciò che dovrebbe essere la normalità.

Che cosa facciamo per cambiare qualcosa tutti insieme?

E’ un quesito che pongo a tutti senza presunzione e forse con ingenuità.  Perchè io non mi so rispondere.

3 pensieri su “Partecipazione

  1. Quando dici che si pensa poco al bene comune e che ognuno cura i propri interessi, è vero.
    Infatti non biasimo nessuno di quelli che se ne vanno dall’Italia, per mille buoni motivi.
    Ma continuando a indignarsi, prendendo atto di queste tristissime realtà, infuriandosi coi compaesani all’estero… non è che si facciano grossi passi avanti. Le cose vanno male, i giovani se ne vanno all’estero, ma dicono che in Italia non si pensa al bene comune. Ma scusa, se te ne sei andato, a che bene comune tendi?
    Eppure mi rendo conto che non esiste alternativa, se non quella utopica in cui prima o poi le tendenze si invertiranno.
    La verità è che ci sarebbe bisogno di una generazione “dominante” che con la giusta sovversione torni a farsi sentire (e non solo).
    E’ il normale ciclo degli eventi e la paura terribile dell’instabilità che porta e porterà sempre ognuno di noi a pensare solo al nostro.
    Che poi si continui a parlare e a lamentarsi del sistema italiano, almeno ci rende meno ignoranti di altri. Certo, non dimentichiamo che la stampa estera si occupa del nostro presidente del consiglio come di nessun altro paese, resocontando l’irresocontabile. Quindi, che pretendiamo?

  2. Certo hai ragione: difatti io sono il primo a chiedermi se debba darmi da fare concretamente, nel mio piccolo, per cambiare qualcosa. Io non sono scappato dall’Italia fortunatamente in cerca di fortuna e tra pochi mesi ci torno e mi dovrò confrontare nuovamente con il nostro sistema.
    Poi magari avrò fortuna ma ciò non toglie che nel nostro bellissimo paese ci sarebbero tante cose da cambiare. E allora è lì che mi chiedo che cosa faccio io, per me, per gli altri e per la società, e con me la mia e le altre generazioni.
    Prima di dover emigrare.

  3. Io sono per natura ottimista, forse anche per la spensieratezza della gioventù.
    Credo che esistano nel nostro Paese le energie per migliorarlo.
    Credo che la mia generazione sia in possesso di molte di queste energie che però rimangono troppo spesso inespresse, principalmente a causa della sfiducia instillata con anni di malgoverno e rozza propaganda.
    Ci hanno convinto che la partecipazione sia uguale al televoto.
    Ci hanno fatto capire che “era, è e sempre sarà così, che ci vuoi fare…”.
    Ci hanno detto che sono tutti uguali, tutti ladri. Cosicchè chi ruba possa farlo in santa pace.
    Ci hanno dato una pacca sulla spalla: “prima o poi arriverà il tuo turno…”.
    Ci hanno promesso, come canta Caparezza, che “saremo tutti imprenditori” deridendo chi si impegnava, con fatica, per costruirsi il futuro. In poche parole ci hanno sedato, a dosi massicce di tv spazzatura. Il punto principale è la battaglia culturale che è necessario vincere, ridare dignità al lavoro e alla legalità, noi per primi nelle azioni di ogni giorno.
    E smettere di tacere.
    Impegnatevi come preferite, dal chiedere lo scontrino al volontariato. Sempre senza dimenticare la politica, perchè la democrazia, oggi così traballante nella nostra italietta, seppur imperfetta è il sistema migliore a nostra disposizione.
    Negli anni ’70 per portarsi a letto una ragazza la carta del parlare di politica era vincente, l’intellettuale tirava parecchio. La loro generazione ha perso su molte cose, ma ha lottato.
    Oggi siamo alla situazione opposta: “guai!!!” che altrimenti siamo noiosi o peggio, corriamo il rischio di sembrare perfino in grado di pensare con la nostra testa.
    Beh non è così vero, correte il rischio, rompete il silenzio, che anche tra le ragazze, qualche amante del vintage la trovate sempre! 😉

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