Impressioni di un pendolare inglese

Mi sono dovuto trasferire a Sheffield per assaporare e vivere la vita del pendolare.
Purtroppo o per fortuna, nei miei 25 anni trascorsi a Varese non ho mai dovuto o voluto fare ricorso ai mezzi pubblici per raggiungere scuola o lavoro. Vuoi che Bregano non goda di una stazione, vuoi che ho scelto di frequentare anche l’università a Varese, il risultato è che non ho potuto mai condividere gioie e dolori dei miei colleghi pendolari sui treni delle Nord o delle FS.
Felice di aver abbandonato l’automobile e il traffico, mai sfiorato dall’idea di comprarne una qui (mi sarei schiantato alla prima rotonda presa contromano!), appena arrivato mi sono munito del mio abbonamento del treno (60£ mensili che mi permettono di viaggiare in tutta la regione) e ho cominciato la mia avventura sui trasporti pubblici inglesi.
Così sono passato dalle Ferrovie Nord alla Northern Railways, che quotidianamente mi accompagna al lavoro (circa 25 minuti fuori città) e mi riporta a casa la sera.
Il servizio penso sia buono (paragonato alle testimonianze spesso riportate sulle pagine di VareseNews). Treni “moderni” si alternano a carrozze anni ’80 ricche in moquette e polvere. Posto a sedere quasi sempre disponibile. Gli orari sono per lo più rispettati. Controllori sempre presenti.

Sono entrato a far parte di una piccola comunità. Le stesse facce, ogni mattina intirizzite e assonnate, ogni sera stanche e provate aspettano il 7:41 o il 18:13 al binario 1. Un cenno di saluto e poi via, ognuno verso la propria giornata o il desiderato rientro a casa.
Comunità silenziosa. Il sonno del mattino, la stanchezza della sera, libri, ipod, cellulari, rendono il pendolare un animale solitario. Solitudine saltuariamente spezzata da infrequenti, ma dannosi disservizi. Ritardi, cancellazioni svegliano il pendolare dal proprio torpore. Il singolo diventa gruppo, alla ricerca di informazioni, soluzioni.

Il treno e i suoi orari che scandiscono le mie giornate. Le corse contro il tempo all’uscita dal lavoro per non dover aspettare quello successivo. Svegliarsi di soprassalto temendo di aver saltato la stazione giusta. Sperare che il viaggio duri qualche minuto in più per leggere la conclusione di un capitolo. Sperare che i viaggio duri qualche secondo per fuggire odori molesti.
Forse vivo una realtà anomala, o forse è l’Italia, come spesso accade, l’anomalia, ma credo che tutto ciò mi mancherà il giorno che tornerò a sedermi sui sedili di un’auto.

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