Il neige sur le Lac Majeur

Forse non tutti i varesotti sanno che il nostro Lago Maggiore è conosciuto oltralpe soprattutto per via di questa canzone di Mort Shuman, cantante, compositore (e pure attore!) di origine americana, ma che non disdegnava di cantare nella lingua di Molière. Questo pezzo, di dubbio gusto per il sottoscritto, è composto nel 1972. Si rivelerà uno dei maggiori successi di Shuman, restando impresso nella memoria di moltissimi francesi. Il signore che me l’ha fatta conoscere è nato negli anni ’60 e mi ha confessato che sua nonna gliela cantava prima di dormire..

Il testo trasuda mestizia da tutti i pori, e il ritornello fa pressapoco cosi: “Ho completamente dimenticato cos’è la felicità / Nevica sul Lago Maggiore”.

…e per chi mastichi un po’ di francese e voglia dilettarsi nella lettura del testo, voilà:

Il neige sur le lac Majeur
Les oiseaux-lyre sont en pleurs
Et le pauvre vin italien
S´est habillé de paille pour rien…
Des enfants crient de bonheur
Et ils répandent la terreur
En glissades et bombardements
C´est de leur âge et de leur temps
J´ai tout oublié du bonheur
Il neige sur le lac Majeur
J´ai tout oublié du bonheur
Il neige sur le lac Majeur.

Voilà de nouveaux gladiateurs
Et on dit que le cirque meurt
Et le pauvre sang italien
Coule beaucoup et pour rien…
Il neige sur le lac Majeur
Les oiseaux-lyre sont en pleurs
J´entends comme un moteur
C´est le bateau de cinq heures
J´ai tout oublié du bonheur
Il neige sur le lac Majeur
J´ai tout oublié du bonheur
Il neige sur le lac Majeur.

Les chauds italiens

Nelle terre della vodka e delle salsicce affumicate, il maschio italiano è basso, tarchiato, perennemente abbronzato e un po’ cialtrone. Ma prendiamo ora i “cugini” francesi : complice la vicinanza geografica e un certo mescolamento avvenuto nel corso dei secoli, non si stupiscono più di tanto se scoprono che quel freddo sosia di Dolph Lundgren con il quale stanno  amabilmente discorrendo si rivela essere un italiano. Lo stereotipo francese sull’uomo italiano è centrato infatti principalmente sugli attributi caratteriali. Per prima cosa, l’uomo italiano è un dragueur, ovvero un dongiovanni. È sorprendente e fa anche un po’ sorridere vedere con quale forza questi luoghi comuni siano radicati nella testa di persone così culturalmente vicine a noi, e che magari nella loro vita  hanno potuto studiare, viaggiare, conoscere.
Ma l’esperienza più sorprendente è avvenuta la prima settimana di Giugno, quando sono stato in un liceo della regione a parlare di mobilità europea, portando la mia esperienza tra i giovani. Memore dei tempi nei quali anch’io scaldavo un banco e una sedia, ero mentalmente pronto a fronteggiare orde di alunni chiassosi, schivare oggetti, essere sbeffeggiato per via del mio accento. Contrariaramente anche alle mie più rosee aspettative, il discorso si è rivelato semplice e privo di intoppi: è come se mi fossi preparato ad entrare in un covo di hooligans per finire invece nel bel mezzo di un circolo letterario di signore di mezza età, sorseggiando del thé. Per tutto il tempo del mio intervento gli studenti sono rimasti immobili, un po’ annoiati ma comunque attenti. Hanno anche fatto qualche domanda. Prima di andarmene non ho potuto evitare di palesare tutto il mio stupore a una delle professoresse presenti. Lei sorride, annuisce amabilmente mostrando di aver ben compreso il motivo del mio sbigottimento e mi spiega come mai i suoi alunni non si sono comportati come mi sarei aspettato : « On est des français…on n’est pas chauds comme vous ou comme les espagnols ! » Traduzione : siamo dei francesi…non siamo caldi come voi o come gli spagnoli.
Caldi! La professoressa (di non so quale materia) ha detto proprio così. Caldi! Provate ad immaginare quante e quali immagini evoca tale parola se associata al carattere di una persona. Immaginate ora quale visione questa professoressa potrà avere dell’uomo italiano, se per descriverlo usa la parola caldo : un dongiovanni, un dragueur, abbronzato, chiassoso,vendicativo, che corre dietro ad ogni sottana mangiando nel contempo una mozzarella con le mani o addentando un succoso polipo crudo, come in una nota pubblicità di qualche anno fa. Si potrebbe proseguire per ore, in una girandola vertiginosa di luoghi comuni e immagini al limite del grottesco. La scelta delle parole tradisce ciò che si pensa, e mi sembra che nella visione dello straniero lo stereotipo la faccia da padrone. Incontrastato.

Binari d’oltralpe

La mia condizione di volontario quasi nullatenente non mi permette di possedere una vettura e così, per i miei irrinunciabili spostamenti fuori città (“città” è forse una parola un po’ grossa ) posso scegliere tra l’autostop, il covoiturage oppure il classico treno. Le prime due opzioni, e soprattutto la prima, sarebbero indubbiamente da preferire quando il portafogli piange…tuttavia l’idea di potermi ritrovare nella morsa di un qualche maniaco o, peggio ancora, di una donna-al-volante, mi spinge sempre a scegliere la terza ed estremamente cara opzione. Tra l’altro, ho sempre amato muovermi su rotaia: il soporifero sferragliare, le dolci frenate e le lente ripartenze, le ampie vetrate che permettono di rimirare il paesaggio, i “portoghesi”. Insomma, non sono per niente d’accordo con quel filosofo di Danzica che affermava che il solo beneficio arrecato dall’invenzione della ferrovia è stato quello di risparmiare «un’esistenza disgraziata a milioni di cavalli da tiro». Ma ritorniamo sul pezzo.

Come ho già accennato, i treni francesi sono estremamente cari. Per quanto mi riguarda, ho il diritto a possedere una carta sconto per giovani fino a 28 anni che permette uno sconto dal 30 al 40% su quasi tutti i viaggi. Ma anche con l’aiuto di questa tessera magica i prezzi, se comparati con quelli italiani, rimangono estremamente cari.

Un’altra peculiarità dei treni francesi è la loro estrema puntualità. Ora, il mio articolo può sembrare il solito intervento infarcito di luoghi comuni, in cui i tedeschi arrivano sempre in orario, gli spagnoli sono calienti e le donne del sud hanno i baffi. Eppure fino ad ora la puntualità é sempre stata un elemento distintivo dei miei costosi viaggi francesi; anche in passato. Mai un minuto di ritardo e la sicurezza di non perdere mai una coincidenza, anche se molto ravvicinata.

Con tutto ciò bisogna dirlo: questa precisione toglie un po’ di pathos al viaggio, e i pendolari varesotti che usufruiscono di quell’innominabile compagnia ferroviaria per recarsi giornalmente nella grande mela lombarda lo sanno bene. Chissà quante amicizie, se non addirittura amori, sono germogliate su quei vagoni, nate dalla solidarietà reciproca che avvicina le persone a fronte di una comune sventura. Nulla di tutto ciò potrà mai accadere su quei freddi treni d’oltralpe, precisi ma privi di anima! (Sono proprio le stesse identiche parole che avevo in mente questo Dicembre, mentre riflettevo su come avrei potuto colmare quei 164 minuti che mi separavano dall’arrivo del mio agognato convoglio per Milano..)

E che dire dei controllori ? Il loro incedere unito alla loro rinomata fiscalità genera sempre nella maggior parte dei viaggiatori (me compreso) una sorta di vaga paura e conseguente sudorazione fredda. Imperturbabili e avari di emozioni avanzano tra i corridoi, e a differenza della maggior parte dei colleghi italiani non perdono il loro cipiglio nemmeno quando si trovano a dover controllare il biglietto di qualche giovane e avvenente passeggera. Nati per punzonare.

Ultimo ma non ultimo, nei week-end la frequenza dei convogli diminuisce vistosamente, e a farne le spese è soprattutto chi, come me, deve servirsi di linee minori. E così se il sabato o la domenica volessi farmi un’ottantina di chilometri per recarmi nella grande città la più vicina a me, vale a dire Bordeaux, questo sarebbe un grosso problema. Infatti il primo treno per Saintes (la città dove mi toccherebbe per forza cambiare) parte alle 13.39. Ma non è finita qui: una volta arrivato a Saintes dovrei aspettare 1 ora e 54 minuti (sì, un’ora e cinquantaquattro minuti!) la coincidenza per Bordeaux. Risultato: arriverei alle 17.17. Ma le ferrovie francesi offrono ampie possibilità di scelta al fortunato viaggiatore, e così se dovessi per forza arrivare a Bordeaux prima dell’una del pomeriggio potrei optare per la pratica opzione che prevede la circumnavigazione della regione Poitou-Charentes : partenza ore 07.27, due cambi (Niort e Poitiers) e arrivo a Bordeaux alle ore 12.32. Niente male!