La vergogna, sentimento dimenticato

Mi vergogno e chiedo scusa al signor Emmanuel cassiere del Carrefour per la signora razzista che ha smarrito se stessa e la sua anima. Mi vergogno per le decisioni di un ministro dell’interno, che per scalare il potere e conquistare il consenso smonta con prepotenza il modello di accoglienza del sindaco di Riace e poi alla chetichella rateizza i debiti del furto di denaro pubblico che il suo partito ha commesso ai danni degli italiani quando anche lui era dirigente. Mi vergogno per quei commercianti che protestano a Varese per la rimozione di alcuni parcheggi per avere un principio di pista ciclabile. Coraggio sindaco, avanti così! Mi vergogno di aver un giorno votato Renzi, che ha consegnato l’Italia alla Lega dopo essersi dimenticato cosa voglia dire essere di sinistra ed occuparsi di chi non ce la fa – soprattutto dopo dieci anni di crisi economica – e mi vergogno anche di vedere che la forza innovativa del movimento 5 stelle si sta appiattendo sulle istanze della peggiore destra razzista e xenofoba italiana. E’ il caso di dirlo: non c’è limite al peggio.

Non esiste un’emergenza migranti e scatenare gli istinti più bassi del razzismo becero ricadrà su chi lo sta facendo e attenzione dovrebbe fare il ministro dell’interno e la sua banda ad andare su questa strada perché poi la storia rimetterà le cose al loro posto e i prepotenti, razzisti, xenofobi si ritroveranno a fare i conti con il loro di disagio e con la loro di furbizia. Lucida strategia o ignoranza? Questo è il dilemma! Questa è la conseguenza all’incapacità della classe dirigente del PD di vedere i problemi ed essersi voltati da un’altra parte quando il popolo soffriva di una lunga crisi, ostentando virtù politiche da statista e compiacendosi del carisma da capo. Qui siamo e da qui dobbiamo transitare purtroppo. Ma la notte sembra ancora essere lunga e il disincanto cresce e porta con sé il pericolo di un nuovo scollamento tra cittadini e potere. Quando la politica non c’è, governano i poteri della BCE, del fondo monetario e della commissione europea. E quando la politica crede di saper governare e ribaltare il tavolo arrivano dilettanti che entrando nelle stanze del potere toccano cose che non conoscono. Non si può dire: “mangio pane e spread” perché poi qualcuno farà pagare questa affermazione (da ignorante inteso come colui che ignora, non sa, non conosce, forse non ha studiato abbastanza quindi un po’ asino) ai cittadini. I mercati non sono cattivi, è il sistema che è costruito male e si appoggia sulla finanza per ogni cosa avendo la politica abdicato dal suo primato.

Usciamo dalla crisi come da una curva in cui sbandiamo in modo scomposto. Ci sono forze che non vanno risvegliate, istinti che è bene tenere controllati, sentimenti che devono restare sopiti perché la storia insegna che è facile degenerare ed è difficile ritrovare il senno e la ragione. Siamo tutti chiamati a vergognarci, a scusarci, a parlare ed educare, il silenzio e l’indifferenza in questo momento possono essere letti come complicità. Coraggio!

Città di transizione: che difficile transizione in Italia!

Le “transition town” (città di transizione) sono una realtà nel mondo che conta circa 1500 città. Si tratta di popolazioni e amministratori che hanno fatto una scelta coraggiosa di cambiare dal basso lo stile di vita, la mobilità, la produzione del cibo, la costruzione delle casa, la socialità, per far fronte alle problematiche dei combustibili fossili e prepararsi all’epoca in cui il petrolio finirà andando oltre il problema delle emissioni, ma ripensando il concetto di una comunità di persone che vive insieme. 
Nasce in Inghilterra a Totnes da un’idea di Rob Hopkins, ambientalista esperto di permacultura. Così, dopo aver visto il documentario “Domani” del regista francese Cyril Dion, mi sono documentato e poi sono partito per l’Olanda a Nijmegen, capitale delle transition town per il 2018 e ho visto cose che mi hanno affascinato e che mi hanno fatto riflettere su come il cambiamento può avvenire dal basso, dalla semplice volontà politica di amministratori che incrociano la sensibilità dei cittadini.

Nella recente conferenza di presentazione del suo libro “L’utopia sostenibile” Enrico Giovannini rifletteva sulla necessità del cambiamento guidato dalle élite politiche e imprenditoriali, dall’opera di educazione nelle scuole e nel cambio di mentalità che deve avvenire. Tutte idee molto condivisibili ma la realtà del turbo-capitalismo è ancora molto forte e dominante e l’immaginario diffuso è completamente colonizzato dal pensiero dominante sul possesso degli oggetti, sulla competizione per il profitto e sull’economia lineare che sfrutta le risorse e produce quantità enormi di rifiuti, guidato dagli interessi dello strapotere della finanza su qualsiasi dinamica politico-economica. Il processo di decolonizzazione dell’immaginario capitalistico è molto più lento di quanto il disastro ambientale stia progredendo. Per questa ragione la soluzione dal basso delle città di transizione sembra rappresentare una grande opportunità che coinvolge cittadini e amministratori di buona volontà e rappresenta una soluzione che può crescere lentamente.
Di cosa si tratta in sostanza? Le idee sono semplici e di facile applicazione:

  • Ri-progettare quartieri e recuperare immobili con bio-edilizia che permetta case a basso impatto energetico e che siano autonome nel riscaldamento e raffreddamento e costruite con materiale bio come legno, fibre naturali, paglia, canapa, sughero, vetro riciclato, etc.
  • Produzione di cibo locale attraverso gli orti cittadini progettati seguendo la logica della permacultura (permanent agricolture).
  • Repair cafè dove esperti di tecnologia mettono alcune ore a disposizione per coloro che hanno bisogno di riparare oggetti elettronici o elettrodomestici.
  • Utilizzo degli spazi verdi per piantare aromi, essenze e frutta in città.
  • Ripensare la mobilità attraverso l’uso di biciclette normali ed elettriche, con la realizzazione di piste ciclabili estese.
  • Incentivazione di micro fattorie per la produzione locale di cibo a km 0.
  • Gruppi di acquisto
  • Incremento di fonti di produzione energetica rinnovabili
  • Corsi di educazione alla vita civica e al consumo “intelligente”
  • Sensibilizzazione ai limiti del modello di sviluppo attuale e costruzione di un immaginario alternativo sul modello di crescita e sviluppo delle città.

Questo elenco è solo un esempio di tutto ciò che una comunità può fare per attivare il cambiamento dal basso che porta con sé nell’immediato benessere sia all’ambiente ma soprattutto alle persone che scoprono che una miglior vita di relazione e un miglior rapporto tra persone e ambiente giova a tutti e cambia le coordinate del vivere sociale oltre che la geografia dei luoghi che abitiamo che di colpo si animano;  poiché un’aiuola non è più un’aiuola ma un luogo di collaborazione per far crescere il rosmarino o i lamponi e questo fa molto meglio alle persone di molti sonniferi e antidepressivi.

Salvini e i Rom

Da Berlusconi a Renzi a Salvini, ma cosa abbiamo fatto di male per meritarci tutto questo?

Salvini in questi giorni sembra un bambino che ha ricevuto un regalo più bello di quello che si aspettava. E’ spumeggiante, galvanizzato, eccitato per il nuovo gioco (ruolo) che si ritrova tra le mani. E che fa? Si scaglia contro il piccolo frammento più fragile della società italiana: i Rom, 0,23% della popolazione italiana.

Pensavo cominciasse il suo mandato da mafiosi, ‘ndranghetisti infiltrati nelle amministrazioni del nord, evasori incalliti, parassiti della pubblica amministrazione, fannulloni delle partecipate, evasori delle grandi aziende che con la loro furberia non pagano tasse all’erario. E invece no. Il neo ministro Matteo se la prende con i più deboli. Verrebbe da chiedersi – e nell’aria già risuona – se fare i gradassi con i più deboli non sembri più un gesto da bulli che da statisti?
I Rom un tempo erano una popolazione gioiosa, quando arrivarono in Italia intorno al 1470. Nomadi, artisti, artigiani, ballerini, allevatori di cavalli e addomesticatori di orsi. Un popolo tranquillo che si posizionava nelle periferie della provincia Italiana per portare una ventata di leggerezza, spettacoli e prodotti di artigianato (erano spesso abili nel lavorare il rame).

Oggi vivono in campi spesso degradati. La domanda allora da porsi è: sono loro che amano il degrado, oppure la società è cambiata e oggi rifiuta quello che ieri accettava di buon grado, quando erano invitati a fare spettacoli o a vendere i loro beni o a mostrare le loro arti? Va da sé che è la società che è mutata e potendo fare a meno di loro li ha abbandonati al degrado, loro che non sanno essere moderni, tecnologici, “civili” come lo siamo diventati noi. Loro che non tutti vogliono case di muratura, un lavoro fisso e integrazione come noi la concepiamo. Loro sono nomadi e vogliono vivere in modo diverso. Allora mi verrebbe da dire al sig. neo ministro degli interni: “vai a parlare con i capi del loro popolo e cerca di capire che cosa vogliono per uscire dal degrado e poter vivere come vogliono senza dover strisciare nella melma dei campi nelle periferie”. Forse porta meno facili voti ma c’è il rischio che si possa mettere sul tavolo un piano per sanare il degrado e offrire loro spazi, aree, infrastrutture per salvaguardare la loro identità e stile di vita, senza ricorrere a tristi pratiche di schedature. Il nuovo gioco Salvini, devi imparare ad usarlo, perché ora sei grandicello e non si può scherzare con la vita delle persone e se a qualche testa calda gli viene in mente di seguirti e fare gesti inconsulti contro i Rom, tu ne saresti responsabile. Pensaci neo ministro degli interni!

La finanza e Renzi, i due protagonisti

A volte la storia sbanda e mostra le sue fattezze più intime, quelle belle e quelle più inquietanti. Ieri è stata una giornata dove alcune verità si sono disvelate con forza e virulenza tali da lasciare tutti senza parole.

Fintanto che si parla di finanziarizzazione del capitalismo, sono parole che risuonano talmente tante volte pronunciate da perdere il loro significato. Ma quando il presidente della Repubblica italiana agisce la paura che i mercati si “divorino” i nostri risparmi, allora capiamo chi decide veramente le cose: la finanza. Non l’economia, non le imprese, non la politica, neppure l’Europa bensì gli speculatori, le banche d’affari, le società di intermediazione mobiliare, i fondi pensione, i broker, i soggetti che operano liberi in borsa per capitalizzare, per guadagnare, per fare profitti dallo spostamento di ricchezza e non dalla creazione di valore aggiunto. Sono loro i veri protagonisti del potere e ieri lo abbiamo visto in modo forte e chiaro.

Global Exchange

Mattarella ha agito nelle sue prerogative, ma ha agito spinto dalla paura che i “mercati” si liberassero del nostro pesante debito pubblico dovendo alzare il prezzo del rischio delle nuove emissioni dei titoli di stato, facendo fuggire investitori e risparmiatori dal bel paese.

Nessuno sa se la sua paura fosse fondata e nessuno sa neanche se il leader della Lega ha forzato la mano per poter andare alle elezioni capitalizzando il risultato svuotando il bacino di elettori berlusconiani e anche parte dei 5 stelle.

Ma un responsabile di tutto questo c’è e ha un nome e cognome: Matteo Renzi che ha agito in due mosse questa catastrofe. Primo, ha dato vita alla peggior legge elettorale con l’intenzione di fare l’accordo con Berlusconi e tagliare fuori Lega e 5 stelle. Gli italiani se ne sono accorti ed è rimasto tagliato fuori lui. Secondo, è entrato a gamba tesa sull’ordito che vedeva il PD di Martina cercare un accordo per far partire un governo 5 stelle con il possibile controllo da parte del PD per fare in modo che non ci fosse una deriva populista estrema alleandosi con la Lega. Il combinato disposto di queste due mosse da grande statista ci ha fatto finire in questo “cul de sac” che risulta pericoloso e dagli esiti incerti.

Sottoscrivo le parole della vedova d’Antona che ha detto chiaramente che Renzi è entrato in casa nostra, ha sfasciato il mobilio e ora siede con i piedi sul tavolo in salotto mangiando pop corn, ma cosa aspettiamo a cacciarlo via? Appunto, poiché lui da solo non se ne va, proviamo a chiedergli noi di andarsene….. lontano!

Dov’è la sinistra?

Il PD renziano se ne assumerà la responsabilità di aver lasciato che il movimento 5 stelle andasse alla deriva verso l’inquietante destra salviniana. L’arroganza di Matteo Renzi porta con sé, non solo il suo tracollo ma ha seppellito quel che di buono c’era nella tradizione social-democratica italiana, lasciandoci con il pericolo di un governo dalle mille incognite. L’umiltà del PD si sarebbe dovuta manifestare nel fare da argine e contenere gli istinti
populisti combinati dei 5 stelle e della Lega ma Renzi non conosce l’umiltà, non riconosce la sua sconfitta che dura da lustri e continua nell’opera di distruzione e scarnificazione dei valori della sinistra in Italia. Renzi e il suo PD – fatto di molti “yes man” – non ce la fa a riflette sul proprio disastro, non sa fare auto-critica, e rischia di sprofondare  nell’insignificanza politica mentre il il condannato in via definitiva  di Arcore riprende il passo dettando le regole e distribuendo le carte. Un panorama desolante e sconcertante. Proviamo a chieder conto di cosa vuol dire essere di sinistra:

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– La disuguaglianza di reddito è cresciuta negli ultimi anni: dov’è la sinistra?
– L’Italia non ha un piano energetico, un piano industriale, non sa dove andare, che vocazione avere, dove concentrare le proprie energie e risorse nel prossimo futuro di medio termine: dov’è la sinistra?
– I giovani sono sottopagati e sfruttati in piccoli lavori precari: dov’è la sinistra?
– Le banche vengono salvate mentre i risparmiatori truffati dall’avidità perdono i loro risparmi: dov’è la sinistra?
– Turchia e Spagna incrementano le quota di turismo mentre il “bel paese” fatica pur avendo risorse  infinite in termini di cultura, storia, ambiente e bellezze naturali: dov’è la sinistra?
– Le grandi imprese inquinano, non si vedono normative adeguate quando la pianura Padana sforna morti come da nessuna altra parte per inquinamento eccessivo: dov’è la sinistra?
– I paesi del nord Europa fanno politiche per la sostituzione delle fonti fossili per la produzione di energia ed elaborano piani di mobilità sostenibile nelle città: dov’è la sinistra?
– La nostra agricoltura fa ancora ampio uso di pesticidi e di chimica nel suo ciclo produttivo quando l’agro-ecologia è già una realtà operante e produttiva: dov’è la sinistra?- Le “città di transizione” sono 1500 nel mondo e tantissime in Europa mentre in Italia ce n’è una sola e stenta a svilupparsi: dov’è la sinistra?
Il fallimento del PD sta proprio nell’aver tradito i suoi valori fondamentali e con loro il suo popolo, seguendo la seduzione del liberismo e del mercato, fino ad essersi smarrito sul cammino. Chi tocca i fili muore, chi abbraccia il liberismo ne rimane ferito, si tratta quindi di cambiare rotta in modo radicale, ma per far questo il PD deve cambiare la propria classe dirigente berlusconizzata.

Auguri!

Il caso (umano) Renzi

Più che ad un politologo o ad un filosofo della storia, il caso di Matteo Renzi andrebbe sottoposto ad uno psicologo delle personalità narcisiste.

Il caso che definirei “umano” del senatore Renzi, rappresenta una farsa della politica italiana, forse un personaggio della commedia dell’arte, da affiancarsi al governatore della Campania, il terrificante Vincenzo De Luca.Renzi de luca

Renzi è riuscito a fallire quasi tutto quello che ha tentato di fare, al netto dell’elemosina degli 80 euro e di alcuni provvedimenti sui diritti civili. Per il resto, il suo più grande risultato è stata la rottamazione di se stesso e ora del partito democratico. Con pochi anni di potere ha distrutto una tradizione che per quanto zoppicante, rappresentava ancora un ancoraggio ai valori di una socialdemocrazia che poteva rappresentare un asse di riferimento in un Italia spazzata da populismi, radicalismi e fascismi crescenti ai tempi della più profonda crisi economica. Invece il monello Renzi è riuscito a massacrare tale tradizione portando il PD nel gorgo dell’insofferenza che ha spinto gli elettori a scappare verso il movimento 5S e verso la Lega. Ma non contento del disastro sta sottocoperta con il megafono nelle mani menando fendenti e dettando la linea ai suoi luogotenenti come fosse il capitano della nave imbracciando veti e contando i numeri delle sue armate. Un gioco infantile sulle spalle di una tradizione politica e soprattutto sulle spalle degli italiani. Il caso umano Renzi avrebbe dovuto essere disarcionato da tempo ma la forza della nevrosi è potente e neanche gli uomini del partito riescono a scrostarlo dal suo gioco al massacro.

Questa classe dirigente del PD ha fallito e con lui i suoi uomini e rappresentanti che ora si ostinano a voler restare sotto i riflettori. La sinistra in Europa deve ripensare se stessa ma in Italia dovrebbe dimettersi in blocco e lasciare lo spazio a persone nuove, idee nuove che abbiamo un pensiero di medio-lungo termine, in grado di avere una visione della società e ripensare l’economia.Sandinavia

Tra investimenti per la sostenibilità, investimenti in tecnologie avanzate, sviluppo del turismo, della cultura, nel ruolo della piccola e media impresa che si converte con procedure di green-economy, la lotta alla povertà finanziata con la cronica evasione recuperata, un ruolo in Europa per rivedere i trattati, legislazione ambientale, mobilità sostenibile e compagnia cantante, di strada da fare ce n’è tanta e anche affascinante ed entusiasmante. Ma fino a quando questi piccoli uomini narcisi aggrappati al loro piccolo potere non se andranno a fare altro, difficile immaginare che l’Italia possa assomigliare adun paese come quelli della scandinavia che dimostrano che molte cose si possono fare. Perché attendere i forconi oppure derive autoritarie?

Il “Pierino” Renzi è recidivo

Molti dei voti andati ai 5S vengono dal PD. Elettori stufi del “liberismo di sinistra” sono migrati verso nuove speranze. Il PD è crollato, il suo segretario fa finta di dimettersi, candidandosi insieme ai fedelissimi al senato, per controllare gli esigui numeri e per bloccare l’appoggio, quale che sia, ad un governo 5S. Pura vendetta, risentimento, miopia, di un uomo che ha perso tutto, e ora trascina anche gli italiani nella sua vergogna. La responsabilità del PD di lasciare campo libero all’accordo dei 5S con la Lega di Salvini e FI di Berlusconi è grande e se il mariuolo Renzi con i suoi accoliti insiste su questa strada, alle prossime elezioni si attesterà a percentuali grottesche rischiando l’estinzione e facendo macelleria di una importante tradizione social-democratica. Pur osservando il tentativo interno al PD di liberarsi dal livore e risentimento renziano, l’appello è ai dirigenti del partito perché non lascino il governo nelle mani della lega e con umiltà appoggino il vincitore 5S per dar vita ad un governo che abbia una qualche forma di anima nonostante il pericolo della politica dei due forni si prospetti all’orizzonte.Renzi Pierino

Il movimento 5S sa che molti voti ricevuti sono transfughi del PD che glieli hanno solo temporaneamente “prestati” e sono pronti, a fronte di un governo 5S-Lega, a riprenderseli alla prossima possibile tornata elettorale. Che per una volta vengano prima i cittadini rispetto all’ambizione di pochi oligarchi di partito, che diamine!

Renzi l’infingardo

Ora tutto è chiaro, Renzi mostra scarso interesse per l’Italia e per gli italiani, a lui interessa sostanzialmente il potere, gode nel comandare,  essere il capo, l’uomo solo al comando, per poter ora vendicarsi e giustiziare politicamente gli avversari, scaricando sugli “altri” la responsabilità del fallimento della sua politica neo-liberista. E’ un uomo ferito, molto ferito poiché anche lui – come il compare Berlusconi – è tristemente avviato sul viale del tramonto dopo aver perso tutto quello che poteva perdere, anche se aveva vinto magistralmente, cosa che sarebbe riuscita a pochi. E’ stato nuovamente sconfitto dall’elettorato con un risultato umiliante. Però  non vuole mollare la presa e blocca qualsiasi possibilità di apertura del PD al primo partito uscito dalle urne: il movimento cinque stelle. Sta lì per impedire un accordo. Il movimento ha indicato tre ministri economici che hanno il cuore a sinistra, certamente più a sinistra del PD renziano. Una grande occasione per il PD per essere nuovamente una forza social-democratica, ago della bilancia e appoggiare quei provvedimenti di politica economica realmente di “sinistra”. Forse proprio per questo Renzi non vuole, perché non è un uomo di sinistra ma è solo un uomo di potere. Gli accordi con Berlusconi erano più facili perché entrambe erano interessati alla plancia di comando, uno per i propri interessi aziendali  l’altro per la vertigine del comando e per la sua personale ambizione politica.renzusconi

Ma gli italiani hanno parlato, e con il 73% di partecipazione, hanno parlato chiaro. Ora sta ai colonnelli del PD cacciare l’infingardo e metterlo in punizione nello sgabuzzino, perché oltre che umiliare il partito, aver distrutto l’immaginario e il progetto di una vera sinistra socialdemocratica, ora sta trascinando il paese nel caos, lasciandolo in mano alle destre oppure nell’incertezza di non avere un governo. Forse proprio il movimento 5 stelle rappresenta oggi la nuova forza social-democratica attenta ai più deboli, all’ambiente, al mezzogiorno e con il coraggio di sfidare le regole che l’Europa impone. Se questo blocco riuscirà  a seguito delle dimissioni truffaldine del segretario Renzi, non saranno le monetine di craxiana memoria a fargli danno ma i potere 2forconi degli italiani arrabbiati. Ci pensi su il pierino della politica italiana, prenda atto della sonora sconfitta e se ne vada a riflettere sui suoi errori nelle belle colline toscane e lasci il posto a chi vuole provare a cambiare qualcosa  proprio nella direzione che lui ha tradito. Gli italiani lo hanno chiesto!

L’origine del disincanto

I dati sono disarmanti, tra coloro che non votano, che sono nauseati, smarriti, indecisi, insofferenti e disincantati dalla politica e dai partiti. I partiti sono al minimo storico della loro credibilità e il nuovo che avanza invecchia alla velocità della luce così da alimentare ulteriormente il disincanto che si fa cronico. Ma perché la politica non riesce ad incidere sulla vita dei cittadini in modo serio, profondo? Perché la politica non ha un’idea di futuro, non ha un progetto di società da offrire ai suoi elettori? Perché i partiti sparano promesse poco credibili illudendo i cittadini oramai indifferenti alla cosa pubblica?Disincanto 2

Proviamo a dare una lettura al fenomeno. La politica è diventata minimalista, oligarchica e autoreferenziale: pensa a conservare il potere che ha faticosamente conquistato. Gli spazi di manovra per incidere con un vero progetto sulla realtà economica e sociale è bassissimo. Da una parte l’Europa detta vincoli, impegni, regole e diktat per cui i governi nazionali devono muoversi negli spazi interstiziali, sempre rispettando con molta fatica i molti vincoli  e gli impegni molto gravosi: pareggio di bilancio, politica monetaria sottratta alla sovranità nazionale, parametri di Maastricht, politica agricola comune, standardizzazione dei prodotti alimentari, quote di produzione,  finanziamenti decisi da 27 paesi che si accordano a fatica sulle scelte. Per cui un’ Europa che dà regole, vincoli, ma non ha una visione del futuro, non riesce ad avere una fiscalità comune, non vuole avere un solo esercito  per risparmiare soldi sulla voce difesa del proprio bilancio.Goldman

Poi c’è l’influenza della finanza che è la vera regista del film, unitamente agli organi che la circondano: agenzie di rating, banche d’affari, il gigante Goldman Sachs, e le grandi organizzazioni internazionali come “l’organizzazione mondiale del commercio” (Wto), il G20, per non parlare delle organizzazioni semi-ufficiali come la “Trilaterale” o il “gruppo Bilderberg”, che riunendo i potenti della terra, fa accordi segreti sui destini dell’economia e delle società.

Altro soggetto in campo sono i grandi gruppi multinazionali che hanno la forza economica di poter sedersi al tavolo della politica per dettare le regole e fare richieste che vadano nella direzione dei loro interessi. In tal senso pare che la riforma costituzionale bocciata dagli italiani nel 2017 fosse in parte ispirata da gruppi finanziari interessati a indebolire il sistema di welfare italiano.

Poiché il vero potere sta nelle mani di questi organismi sovranazionali che possiedono la forza economica di influenzare la politica, la politica diventa inesorabilmente debole, fragile, incapace di contrapporsi e di avere uno sguardo sul futuro dei suoi cittadini e un progetto di società organico e compiuto. La politica diventa il servo sciocco di poteri che le ordinano cosa deve fare se vuole conservare i piccoli   privilegi di chi ne fa parte. Stando così le cose non possiamo aspettarci nulla di più del desolante panorama che questi anni è andato via via profilandosi: il disincanto e la tristezza vincono su tutti e la liturgia del voto si svuota ancor di più. Si va a votare pensando ad altro consapevoli che il giorno dopo sarà peggio di quello prima.

Né destra né sinistra?

Di Maio come Celentano? Una sua canzone recita: “io sono un uomo libero, né destra né sinistra”. E’ ancora possibile alimentare il malinteso sul pensiero unico e la fine delle diversità in politica? Forse quest’ambiguità narrata serve più a confondere l’elettore che non a far chiarezza sull’identità delle posizioni in politica. I valori della sinistra – sebbene un po’ in crisi in Europa in questo periodo – sono sempre gli stessi, netti, intramontabili e necessari e non possono essere confusi con i valori della destra. Per fare chiarezza serve partire dal significato in economia. La crisi della produzione di fabbrica tradizionale è come se avesse offuscato quello che è sempre stato il conflitto tra capitale (gli imprenditori detentori dei mezzi di produzione) e il lavoro (l’operai proprietario solo della sua forza fisica). Questo perché la delocalizzazione,  la finanza e la crescita del settore dei servizi hanno rimescolato le carte confondendo la visione della produzione nell’epoca post-moderna, dove tutto sembra essere “liquido”. Ma il conflitto tra capitale e lavoro è più che mai vivo, nonostante il capitale diventi liquido poiché si finanziarizza e prende strade digitali che lo fanno viaggiare attraverso continenti e paesi dalla forte redditività. Anzi, in questi anni la redditività del capitale ha redistribuito la ricchezza in modo molto disuguale, arricchendo pochi e impoverendo molti. Da qui tutte le recenti statistiche sulle poche famiglie che detengono la maggioranza della ricchezza mondiale e la progressiva crisi e sparizione del ceto medio. La sinistra con il suo desiderio di governo si è lasciata risucchiare nell’orbita gravitazionale del liberismo dove ha sempre abitato la destra schierata dalla parte del capitale, degli imprenditori, dell’idea che quando la marea della crescita economica sale porta su i panfili e anche le barchette, pensando di deregolamentare il mercato, limitare il ruolo dello Stato, abbassare le tasse, privatizzare i servizi come sanità, scuola e trasporti come fecero Thatcher e Reagan nei loro rispettivi paesi ispirati dai loro teorici che si nascondevano dietro: Heyek e Friedman. Dx SxRenzi ha tradito i valori della sinistra per prendersi i voti degli elettori di destra facendo politiche neo-liberiste e riforme tipiche che guardano al mercato piuttosto che all’intervento di uno Stato autorevole attento ai più deboli. I valori della sinistra sono sempre gli stessi: attenzione ai più deboli, all’ambiente, ai diritti umani, alla classe operaia, ai pensionati, ai giovani e lo fa con uno Stato forte che interviene nell’economia per evitare e correggere le sperequazioni e i fallimenti del mercato. Questi sono i cardini della sinistra. E non esiste la possibilità di non essere né di destra né di sinistra quando si fanno politiche economiche. Di MaioO si stimola la domanda oppure si stimola l’offerta; o si crede allo Stato oppure ci si affida al mercato; o lo Stato interviene nell’economia oppure non interviene; o si fa attenzione all’ambiente, all’inquinamento oppure si fa la crescita economica consumando territorio e gettando cemento in modo selvaggio seguendo interessi particolari. Poi, la socialdemocrazia è più raffinata e fa un mix degli interventi dello Stato e valuta dove il mercato è più efficace. Ma per fare il politico bisogna scegliere da che parte stare e quando si sceglie si perde l’altra metà del cielo e anche dei suoi voti. Di Maio è giovane e li vuole tutti i voti, sia di destra che di sinistra ed è per questo che non dichiara da che parte sta. Al primo consiglio dei ministri capiremo se dietro il Celentanogiovane pentastellato batte un cuore keynesiano oppure un fondamentalista del mercato. Un po’ di pazienza e i giochi saranno chiari.