Né destra né sinistra?

Di Maio come Celentano? Una sua canzone recita: “io sono un uomo libero, né destra né sinistra”. E’ ancora possibile alimentare il malinteso sul pensiero unico e la fine delle diversità in politica? Forse quest’ambiguità narrata serve più a confondere l’elettore che non a far chiarezza sull’identità delle posizioni in politica. I valori della sinistra – sebbene un po’ in crisi in Europa in questo periodo – sono sempre gli stessi, netti, intramontabili e necessari e non possono essere confusi con i valori della destra. Per fare chiarezza serve partire dal significato in economia. La crisi della produzione di fabbrica tradizionale è come se avesse offuscato quello che è sempre stato il conflitto tra capitale (gli imprenditori detentori dei mezzi di produzione) e il lavoro (l’operai proprietario solo della sua forza fisica). Questo perché la delocalizzazione,  la finanza e la crescita del settore dei servizi hanno rimescolato le carte confondendo la visione della produzione nell’epoca post-moderna, dove tutto sembra essere “liquido”. Ma il conflitto tra capitale e lavoro è più che mai vivo, nonostante il capitale diventi liquido poiché si finanziarizza e prende strade digitali che lo fanno viaggiare attraverso continenti e paesi dalla forte redditività. Anzi, in questi anni la redditività del capitale ha redistribuito la ricchezza in modo molto disuguale, arricchendo pochi e impoverendo molti. Da qui tutte le recenti statistiche sulle poche famiglie che detengono la maggioranza della ricchezza mondiale e la progressiva crisi e sparizione del ceto medio. La sinistra con il suo desiderio di governo si è lasciata risucchiare nell’orbita gravitazionale del liberismo dove ha sempre abitato la destra schierata dalla parte del capitale, degli imprenditori, dell’idea che quando la marea della crescita economica sale porta su i panfili e anche le barchette, pensando di deregolamentare il mercato, limitare il ruolo dello Stato, abbassare le tasse, privatizzare i servizi come sanità, scuola e trasporti come fecero Thatcher e Reagan nei loro rispettivi paesi ispirati dai loro teorici che si nascondevano dietro: Heyek e Friedman. Dx SxRenzi ha tradito i valori della sinistra per prendersi i voti degli elettori di destra facendo politiche neo-liberiste e riforme tipiche che guardano al mercato piuttosto che all’intervento di uno Stato autorevole attento ai più deboli. I valori della sinistra sono sempre gli stessi: attenzione ai più deboli, all’ambiente, ai diritti umani, alla classe operaia, ai pensionati, ai giovani e lo fa con uno Stato forte che interviene nell’economia per evitare e correggere le sperequazioni e i fallimenti del mercato. Questi sono i cardini della sinistra. E non esiste la possibilità di non essere né di destra né di sinistra quando si fanno politiche economiche. Di MaioO si stimola la domanda oppure si stimola l’offerta; o si crede allo Stato oppure ci si affida al mercato; o lo Stato interviene nell’economia oppure non interviene; o si fa attenzione all’ambiente, all’inquinamento oppure si fa la crescita economica consumando territorio e gettando cemento in modo selvaggio seguendo interessi particolari. Poi, la socialdemocrazia è più raffinata e fa un mix degli interventi dello Stato e valuta dove il mercato è più efficace. Ma per fare il politico bisogna scegliere da che parte stare e quando si sceglie si perde l’altra metà del cielo e anche dei suoi voti. Di Maio è giovane e li vuole tutti i voti, sia di destra che di sinistra ed è per questo che non dichiara da che parte sta. Al primo consiglio dei ministri capiremo se dietro il Celentanogiovane pentastellato batte un cuore keynesiano oppure un fondamentalista del mercato. Un po’ di pazienza e i giochi saranno chiari.

Islam, banche e valori dell’occidente

Finisce un anno difficile, dove la crisi economica non smette di fare danni, il terrorismo mina nel profondo le nostre certezze, la politica arranca nel creare un po’ di benessere, la disuguaglianza del reddito cresce e diventa la cifra della nostra società, masse di profughi bussano alle porte dell’Europa. In tutto questo il dibattito riflette sul tema dell’Islam e allo stesso tempo irrompe sulla scena la grana delle banche avide e truffatrici. Apparentemente sembrano argomenti lontani ma forse, a ben vedere, sono facce di una stessa medaglia e siamo quindi obbligati a vederne le connessioni. Di fronte al pericolo di attentati da parte dell’IS (sedicente Stato islamico) o a fenomeni di immigrazione di massa, si ascoltano voci che contrappongono a queste minacce i valori dell’occidente cristiano, contrapposti alla barbarie di un Islam estremo e fondamentalista. Su questo punto non vi sono dubbi, i tagliagole dell’IS e i kamikaze suicidi sono “la barbarie” senza se e senza ma. Invece, sui valori dell’occidente cristiano bisogna fermarsi a riflettere quel tanto per scoprire che forse qui c’è un problema vero. Libertà, fraternità, uguaglianza, tolleranza, rispetto dell’altro, solidarietà, benessere, sviluppo, conoscenza, laicità dello Stato, ricerca scientifica, prospettive di vita, fiducia nello Stato, sono certamente sulla carta i nostri valori, ma l’interrogativo che irrompe è: li stiamo veramente perseguendo, onorando, consolidando e coltivando? Questo è il dubbio!banche
La fraternità la vede solo chi conosce il volontariato che nelle segrete sedi aiuta l’altro senza chiedere nulla in cambio, o nella struttura familistica di residui di comunità di vicini, parenti o ordini e club professionali, ma appena si esce da questi luoghi spesso (anche se non sempre) ognuno cerca di fregare il prossimo, che sia il professionista, l’artigiano o il commerciante, la banca o l’assicurazione. Viviamo con il coltello tra i denti nel timore di essere truffati dietro ogni transazione e scambio. L’uguaglianza è forse il più scandaloso dei tradimenti. Per citare Piketty – uno tra i tanti – la società del capitale sta creando una disuguaglianza strutturale a cui nessuno sa e vuole porre rimedio. La tolleranza poi, sembra essere estinta, quando orde di barbari bruciano i campi nomadi o se la prendono con la massa di poveracci che arrivano dalla guerra civile siriana. La solidarietà, parola oramai “vintage” è un residuato presente nelle strutture di uno Stato sociale costruito pazientemente nel dopo guerra ma che ora, inesorabilmente, l’ideologia liberista sta smontando pezzo a pezzo. Lo sviluppo è stato confuso con la crescita del PIL (prodotto interno lordo) che si nutre di distruzione, inquinamento, disastri ambientali, cementificazione e uso smodato di farmaci per poter avere il segno più alla fine dell’anno e si fatica a spiegare che sviluppo è esattamente il suo opposto, è un’altra parola e rimanda ad “altre” pratiche. Fiducia nello Stato? Non servono commenti perché i sondaggi la danno sotto le suole delle scarpe. Parliamo delle banche, delle assicurazioni, della finanza o delle multinazionali o ci fermiamo qui?IS
Il mercato e l’ideologia liberista stanno distruggendo il cemento collettivo fondato sui valori citati. Lo strapotere della finanza, la freddezza morale delle aziende multinazionali e l’antropologia del profitto stanno minando nel profondo i residui di valori che l’occidente ha costruito nei secoli dalla cultura greca alla rivoluzione industriale. L’occidente è allo sbando perché ha smarrito le proprie radici, abbandonato nella lussuria della crescita sfrenata, della ricchezza, del possesso di oggetti, dal confort e dalla competizione darwiniana per raggiungere posizioni socialmente riconosciute.
Il tarlo e la malattia sono diffuse nei gangli della nostra vita e non si vedono gli anticorpi nascere per difenderci. Lo stesso papa Francesco arranca e la sua voce si fa flebile di fronte all’arroganza della curia assetata di potere e potenza.
Un altro anno difficile finisce e forse il pensiero – perché non vinca la malinconia – va verso il fatto che serve un nuovo paradigma i cui i germi già si intravedono in tante realtà, in alcuni paesi, nelle esperienze delle transition town, negli imprenditori che decidono di prendere uno stipendio cinque o massimo dieci volte quello dei loro operai, nelle banche che aiutano le imprese del territorio e non comprano derivati in Asia, in persone che scelgono che i rapporti umani sono più gratificanti dell’iphone 6. Ma sono isole in un mare in tempesta e tuttavia segnano, come le bussole, la direzione a cui l’occidente deve volgere per recuperare i valori a cui dovrebbe aggrapparsi ma che ora sembrano affondare di fronte alle evidenze delle pratiche del nostro stile di vita quotidiano.

Un papa marxista?

Negli Stati Uniti si leva una voce critica nei confronti di Papa Francesco, i grandi finanziatori della chiesa statunitense sono preoccupati delle parole di Bergoglio contro il capitalismo sfrenato e mettono in forse i finanziamenti per il restauro della chiesa di San Patrick. Dicono anche che la chiesa gestisce e costa miliardi di dollari per cui le sue parole sulla condanna del capitalismo sarebbero ipocrite. Un attacco in grande stile al nuovo pontificato? Quando si dice che i nodi vengono al petto. Ma allora? Come se ne viene fuori da questo nodo? bergoglio

Non è forse il momento di sostenere che così come è fallito il marxismo attuato sotto dittatura da uomini incapaci di gestire idee sull’uguaglianza, è fallito anche il capitalismo liberista che ha generato forti disuguaglianze, forti squilibri e ora anche una crisi mondiale che ha generato morte e povertà in molti strati della popolazione mondiale?

Non è forse il caso di ripensare la socialdemocrazia come quella terza via che concilia libertà con regole? Intrapresa con giustizia sociale? Sviluppo con uguaglianza? Non è forse venuto il momento di dichiarare che le due grandi ideologie del novecento sono morte per fallimento e che entrambe lasciano grani di saggezza per ricostruire una visione “di mezzo” che apra una strada di benessere per tutti? Ma i paesi scandinavi non insegnano che più giustizia sociale fa vivere meglio tutti? Siamo di fronte ad una grande occasione, di poter ripensare il nostro modello di sviluppo, per correggere gli errori del marxismo come quelli del liberismo estremo e l’autorevole voce del nuovo Papa dovrebbe essere un filo rosso da seguire per non perdere una grande occasione.

Margaret Thatcher e Augusto Pinochet

Proprio nel giorno in cui in Cile si riesuma la salma del poeta Pablo Neruda per cercare di capire se fu Augusto Pinochet ad  ucciderlo oppure una malattia, in Gran Bretagna si preparano le esequie ufficiali per la lady di ferro Margaret Thatcher.  Leggo opposti T&Pinconciliabili: Obama che dice che è scomparsa un’amica degli USA con la regina di Inghilterra che andrà ai funerali e Ken Loach che vorrebbe “provocatoriamente” privatizzare il suo funerale mentre a Glasgow festeggiano la sua morte.  Forse bisogna ricordare alle giovani generazioni che M. Thatcher  intratteneva rapporti amicali con il dittatore Augusto Pinochet, odiava la classe operaia e si è battuta contro i minatori in modo brutale. Il thatcherismo rappresenta la quintessenza del liberismo sfrenato, proprio ciò per  cui ora siamo in questa lunga, profonda e tragica crisi. Ha provocato disastri sociali, povertà e miseria, e ha fatto pagare alla classe operaia le sue ricette neo-liberiste.  Mi sarei aspettato più sobrietà da parte di tutti, ma soprattutto da coloro che vogliono trattarla come un’icona della modernità. Non è un’eroina moderna e non merita celebrazioni. Riposi in pace.