La finanza e Renzi, i due protagonisti

A volte la storia sbanda e mostra le sue fattezze più intime, quelle belle e quelle più inquietanti. Ieri è stata una giornata dove alcune verità si sono disvelate con forza e virulenza tali da lasciare tutti senza parole.

Fintanto che si parla di finanziarizzazione del capitalismo, sono parole che risuonano talmente tante volte pronunciate da perdere il loro significato. Ma quando il presidente della Repubblica italiana agisce la paura che i mercati si “divorino” i nostri risparmi, allora capiamo chi decide veramente le cose: la finanza. Non l’economia, non le imprese, non la politica, neppure l’Europa bensì gli speculatori, le banche d’affari, le società di intermediazione mobiliare, i fondi pensione, i broker, i soggetti che operano liberi in borsa per capitalizzare, per guadagnare, per fare profitti dallo spostamento di ricchezza e non dalla creazione di valore aggiunto. Sono loro i veri protagonisti del potere e ieri lo abbiamo visto in modo forte e chiaro.

Global Exchange

Mattarella ha agito nelle sue prerogative, ma ha agito spinto dalla paura che i “mercati” si liberassero del nostro pesante debito pubblico dovendo alzare il prezzo del rischio delle nuove emissioni dei titoli di stato, facendo fuggire investitori e risparmiatori dal bel paese.

Nessuno sa se la sua paura fosse fondata e nessuno sa neanche se il leader della Lega ha forzato la mano per poter andare alle elezioni capitalizzando il risultato svuotando il bacino di elettori berlusconiani e anche parte dei 5 stelle.

Ma un responsabile di tutto questo c’è e ha un nome e cognome: Matteo Renzi che ha agito in due mosse questa catastrofe. Primo, ha dato vita alla peggior legge elettorale con l’intenzione di fare l’accordo con Berlusconi e tagliare fuori Lega e 5 stelle. Gli italiani se ne sono accorti ed è rimasto tagliato fuori lui. Secondo, è entrato a gamba tesa sull’ordito che vedeva il PD di Martina cercare un accordo per far partire un governo 5 stelle con il possibile controllo da parte del PD per fare in modo che non ci fosse una deriva populista estrema alleandosi con la Lega. Il combinato disposto di queste due mosse da grande statista ci ha fatto finire in questo “cul de sac” che risulta pericoloso e dagli esiti incerti.

Sottoscrivo le parole della vedova d’Antona che ha detto chiaramente che Renzi è entrato in casa nostra, ha sfasciato il mobilio e ora siede con i piedi sul tavolo in salotto mangiando pop corn, ma cosa aspettiamo a cacciarlo via? Appunto, poiché lui da solo non se ne va, proviamo a chiedergli noi di andarsene….. lontano!

Dov’è la sinistra?

Il PD renziano se ne assumerà la responsabilità di aver lasciato che il movimento 5 stelle andasse alla deriva verso l’inquietante destra salviniana. L’arroganza di Matteo Renzi porta con sé, non solo il suo tracollo ma ha seppellito quel che di buono c’era nella tradizione social-democratica italiana, lasciandoci con il pericolo di un governo dalle mille incognite. L’umiltà del PD si sarebbe dovuta manifestare nel fare da argine e contenere gli istinti
populisti combinati dei 5 stelle e della Lega ma Renzi non conosce l’umiltà, non riconosce la sua sconfitta che dura da lustri e continua nell’opera di distruzione e scarnificazione dei valori della sinistra in Italia. Renzi e il suo PD – fatto di molti “yes man” – non ce la fa a riflette sul proprio disastro, non sa fare auto-critica, e rischia di sprofondare  nell’insignificanza politica mentre il il condannato in via definitiva  di Arcore riprende il passo dettando le regole e distribuendo le carte. Un panorama desolante e sconcertante. Proviamo a chieder conto di cosa vuol dire essere di sinistra:

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– La disuguaglianza di reddito è cresciuta negli ultimi anni: dov’è la sinistra?
– L’Italia non ha un piano energetico, un piano industriale, non sa dove andare, che vocazione avere, dove concentrare le proprie energie e risorse nel prossimo futuro di medio termine: dov’è la sinistra?
– I giovani sono sottopagati e sfruttati in piccoli lavori precari: dov’è la sinistra?
– Le banche vengono salvate mentre i risparmiatori truffati dall’avidità perdono i loro risparmi: dov’è la sinistra?
– Turchia e Spagna incrementano le quota di turismo mentre il “bel paese” fatica pur avendo risorse  infinite in termini di cultura, storia, ambiente e bellezze naturali: dov’è la sinistra?
– Le grandi imprese inquinano, non si vedono normative adeguate quando la pianura Padana sforna morti come da nessuna altra parte per inquinamento eccessivo: dov’è la sinistra?
– I paesi del nord Europa fanno politiche per la sostituzione delle fonti fossili per la produzione di energia ed elaborano piani di mobilità sostenibile nelle città: dov’è la sinistra?
– La nostra agricoltura fa ancora ampio uso di pesticidi e di chimica nel suo ciclo produttivo quando l’agro-ecologia è già una realtà operante e produttiva: dov’è la sinistra?- Le “città di transizione” sono 1500 nel mondo e tantissime in Europa mentre in Italia ce n’è una sola e stenta a svilupparsi: dov’è la sinistra?
Il fallimento del PD sta proprio nell’aver tradito i suoi valori fondamentali e con loro il suo popolo, seguendo la seduzione del liberismo e del mercato, fino ad essersi smarrito sul cammino. Chi tocca i fili muore, chi abbraccia il liberismo ne rimane ferito, si tratta quindi di cambiare rotta in modo radicale, ma per far questo il PD deve cambiare la propria classe dirigente berlusconizzata.

Auguri!

Il caso (umano) Renzi

Più che ad un politologo o ad un filosofo della storia, il caso di Matteo Renzi andrebbe sottoposto ad uno psicologo delle personalità narcisiste.

Il caso che definirei “umano” del senatore Renzi, rappresenta una farsa della politica italiana, forse un personaggio della commedia dell’arte, da affiancarsi al governatore della Campania, il terrificante Vincenzo De Luca.Renzi de luca

Renzi è riuscito a fallire quasi tutto quello che ha tentato di fare, al netto dell’elemosina degli 80 euro e di alcuni provvedimenti sui diritti civili. Per il resto, il suo più grande risultato è stata la rottamazione di se stesso e ora del partito democratico. Con pochi anni di potere ha distrutto una tradizione che per quanto zoppicante, rappresentava ancora un ancoraggio ai valori di una socialdemocrazia che poteva rappresentare un asse di riferimento in un Italia spazzata da populismi, radicalismi e fascismi crescenti ai tempi della più profonda crisi economica. Invece il monello Renzi è riuscito a massacrare tale tradizione portando il PD nel gorgo dell’insofferenza che ha spinto gli elettori a scappare verso il movimento 5S e verso la Lega. Ma non contento del disastro sta sottocoperta con il megafono nelle mani menando fendenti e dettando la linea ai suoi luogotenenti come fosse il capitano della nave imbracciando veti e contando i numeri delle sue armate. Un gioco infantile sulle spalle di una tradizione politica e soprattutto sulle spalle degli italiani. Il caso umano Renzi avrebbe dovuto essere disarcionato da tempo ma la forza della nevrosi è potente e neanche gli uomini del partito riescono a scrostarlo dal suo gioco al massacro.

Questa classe dirigente del PD ha fallito e con lui i suoi uomini e rappresentanti che ora si ostinano a voler restare sotto i riflettori. La sinistra in Europa deve ripensare se stessa ma in Italia dovrebbe dimettersi in blocco e lasciare lo spazio a persone nuove, idee nuove che abbiamo un pensiero di medio-lungo termine, in grado di avere una visione della società e ripensare l’economia.Sandinavia

Tra investimenti per la sostenibilità, investimenti in tecnologie avanzate, sviluppo del turismo, della cultura, nel ruolo della piccola e media impresa che si converte con procedure di green-economy, la lotta alla povertà finanziata con la cronica evasione recuperata, un ruolo in Europa per rivedere i trattati, legislazione ambientale, mobilità sostenibile e compagnia cantante, di strada da fare ce n’è tanta e anche affascinante ed entusiasmante. Ma fino a quando questi piccoli uomini narcisi aggrappati al loro piccolo potere non se andranno a fare altro, difficile immaginare che l’Italia possa assomigliare adun paese come quelli della scandinavia che dimostrano che molte cose si possono fare. Perché attendere i forconi oppure derive autoritarie?

Il “Pierino” Renzi è recidivo

Molti dei voti andati ai 5S vengono dal PD. Elettori stufi del “liberismo di sinistra” sono migrati verso nuove speranze. Il PD è crollato, il suo segretario fa finta di dimettersi, candidandosi insieme ai fedelissimi al senato, per controllare gli esigui numeri e per bloccare l’appoggio, quale che sia, ad un governo 5S. Pura vendetta, risentimento, miopia, di un uomo che ha perso tutto, e ora trascina anche gli italiani nella sua vergogna. La responsabilità del PD di lasciare campo libero all’accordo dei 5S con la Lega di Salvini e FI di Berlusconi è grande e se il mariuolo Renzi con i suoi accoliti insiste su questa strada, alle prossime elezioni si attesterà a percentuali grottesche rischiando l’estinzione e facendo macelleria di una importante tradizione social-democratica. Pur osservando il tentativo interno al PD di liberarsi dal livore e risentimento renziano, l’appello è ai dirigenti del partito perché non lascino il governo nelle mani della lega e con umiltà appoggino il vincitore 5S per dar vita ad un governo che abbia una qualche forma di anima nonostante il pericolo della politica dei due forni si prospetti all’orizzonte.Renzi Pierino

Il movimento 5S sa che molti voti ricevuti sono transfughi del PD che glieli hanno solo temporaneamente “prestati” e sono pronti, a fronte di un governo 5S-Lega, a riprenderseli alla prossima possibile tornata elettorale. Che per una volta vengano prima i cittadini rispetto all’ambizione di pochi oligarchi di partito, che diamine!

Renzi l’infingardo

Ora tutto è chiaro, Renzi mostra scarso interesse per l’Italia e per gli italiani, a lui interessa sostanzialmente il potere, gode nel comandare,  essere il capo, l’uomo solo al comando, per poter ora vendicarsi e giustiziare politicamente gli avversari, scaricando sugli “altri” la responsabilità del fallimento della sua politica neo-liberista. E’ un uomo ferito, molto ferito poiché anche lui – come il compare Berlusconi – è tristemente avviato sul viale del tramonto dopo aver perso tutto quello che poteva perdere, anche se aveva vinto magistralmente, cosa che sarebbe riuscita a pochi. E’ stato nuovamente sconfitto dall’elettorato con un risultato umiliante. Però  non vuole mollare la presa e blocca qualsiasi possibilità di apertura del PD al primo partito uscito dalle urne: il movimento cinque stelle. Sta lì per impedire un accordo. Il movimento ha indicato tre ministri economici che hanno il cuore a sinistra, certamente più a sinistra del PD renziano. Una grande occasione per il PD per essere nuovamente una forza social-democratica, ago della bilancia e appoggiare quei provvedimenti di politica economica realmente di “sinistra”. Forse proprio per questo Renzi non vuole, perché non è un uomo di sinistra ma è solo un uomo di potere. Gli accordi con Berlusconi erano più facili perché entrambe erano interessati alla plancia di comando, uno per i propri interessi aziendali  l’altro per la vertigine del comando e per la sua personale ambizione politica.renzusconi

Ma gli italiani hanno parlato, e con il 73% di partecipazione, hanno parlato chiaro. Ora sta ai colonnelli del PD cacciare l’infingardo e metterlo in punizione nello sgabuzzino, perché oltre che umiliare il partito, aver distrutto l’immaginario e il progetto di una vera sinistra socialdemocratica, ora sta trascinando il paese nel caos, lasciandolo in mano alle destre oppure nell’incertezza di non avere un governo. Forse proprio il movimento 5 stelle rappresenta oggi la nuova forza social-democratica attenta ai più deboli, all’ambiente, al mezzogiorno e con il coraggio di sfidare le regole che l’Europa impone. Se questo blocco riuscirà  a seguito delle dimissioni truffaldine del segretario Renzi, non saranno le monetine di craxiana memoria a fargli danno ma i potere 2forconi degli italiani arrabbiati. Ci pensi su il pierino della politica italiana, prenda atto della sonora sconfitta e se ne vada a riflettere sui suoi errori nelle belle colline toscane e lasci il posto a chi vuole provare a cambiare qualcosa  proprio nella direzione che lui ha tradito. Gli italiani lo hanno chiesto!

Né destra né sinistra?

Di Maio come Celentano? Una sua canzone recita: “io sono un uomo libero, né destra né sinistra”. E’ ancora possibile alimentare il malinteso sul pensiero unico e la fine delle diversità in politica? Forse quest’ambiguità narrata serve più a confondere l’elettore che non a far chiarezza sull’identità delle posizioni in politica. I valori della sinistra – sebbene un po’ in crisi in Europa in questo periodo – sono sempre gli stessi, netti, intramontabili e necessari e non possono essere confusi con i valori della destra. Per fare chiarezza serve partire dal significato in economia. La crisi della produzione di fabbrica tradizionale è come se avesse offuscato quello che è sempre stato il conflitto tra capitale (gli imprenditori detentori dei mezzi di produzione) e il lavoro (l’operai proprietario solo della sua forza fisica). Questo perché la delocalizzazione,  la finanza e la crescita del settore dei servizi hanno rimescolato le carte confondendo la visione della produzione nell’epoca post-moderna, dove tutto sembra essere “liquido”. Ma il conflitto tra capitale e lavoro è più che mai vivo, nonostante il capitale diventi liquido poiché si finanziarizza e prende strade digitali che lo fanno viaggiare attraverso continenti e paesi dalla forte redditività. Anzi, in questi anni la redditività del capitale ha redistribuito la ricchezza in modo molto disuguale, arricchendo pochi e impoverendo molti. Da qui tutte le recenti statistiche sulle poche famiglie che detengono la maggioranza della ricchezza mondiale e la progressiva crisi e sparizione del ceto medio. La sinistra con il suo desiderio di governo si è lasciata risucchiare nell’orbita gravitazionale del liberismo dove ha sempre abitato la destra schierata dalla parte del capitale, degli imprenditori, dell’idea che quando la marea della crescita economica sale porta su i panfili e anche le barchette, pensando di deregolamentare il mercato, limitare il ruolo dello Stato, abbassare le tasse, privatizzare i servizi come sanità, scuola e trasporti come fecero Thatcher e Reagan nei loro rispettivi paesi ispirati dai loro teorici che si nascondevano dietro: Heyek e Friedman. Dx SxRenzi ha tradito i valori della sinistra per prendersi i voti degli elettori di destra facendo politiche neo-liberiste e riforme tipiche che guardano al mercato piuttosto che all’intervento di uno Stato autorevole attento ai più deboli. I valori della sinistra sono sempre gli stessi: attenzione ai più deboli, all’ambiente, ai diritti umani, alla classe operaia, ai pensionati, ai giovani e lo fa con uno Stato forte che interviene nell’economia per evitare e correggere le sperequazioni e i fallimenti del mercato. Questi sono i cardini della sinistra. E non esiste la possibilità di non essere né di destra né di sinistra quando si fanno politiche economiche. Di MaioO si stimola la domanda oppure si stimola l’offerta; o si crede allo Stato oppure ci si affida al mercato; o lo Stato interviene nell’economia oppure non interviene; o si fa attenzione all’ambiente, all’inquinamento oppure si fa la crescita economica consumando territorio e gettando cemento in modo selvaggio seguendo interessi particolari. Poi, la socialdemocrazia è più raffinata e fa un mix degli interventi dello Stato e valuta dove il mercato è più efficace. Ma per fare il politico bisogna scegliere da che parte stare e quando si sceglie si perde l’altra metà del cielo e anche dei suoi voti. Di Maio è giovane e li vuole tutti i voti, sia di destra che di sinistra ed è per questo che non dichiara da che parte sta. Al primo consiglio dei ministri capiremo se dietro il Celentanogiovane pentastellato batte un cuore keynesiano oppure un fondamentalista del mercato. Un po’ di pazienza e i giochi saranno chiari.

Il carisma sprecato

Renzi è un buon comunicatore lo sappiamo, così come lo era anche Berlusconi. Berlusconi aveva un progetto molto chiaro e quasi dichiarato: entrare in politica per salvare le sue aziende. Lo scout Renzi invece scala una forza social-democratica di centro sinistra per ambizione personale e desiderio di comando, poiché il progetto politico non lo si vede se non in una riedizione polverosa della terza via blairiana in cui si vorrebbe conciliare uguaglianza e mercato. Ma i tempi sono cambiati e Renzi arriva tardi e non ne azzecca una, sbaglia su tutta la linea, viene bocciato e sballottato a turno dalla corte costituzionale, poi dal no di una schiacciante maggioranza di italiani, poi sulla riforma della pubblica Renzi 2amministrazione, ancora sulla legge elettorale e non da ultimo sulle manovre “oscure” per salvare banche cotte e bollite che hanno agito in modo truffaldino. Tralasciamo poi il fallimento confermato dai dati della crescita economica e sulla disoccupazione (poiché la responsabilità è antica e travalica l’epoca renziana); tralasciamo la riforma manageriale sulla “buona scuola”; soprassediamo sullo scandaloso “jobs act” e relativa abolizione dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori. Cosa resta? Restano rovine come nei territori dei recenti terremoti negli Appennini e l’unica cosa che svetta su queste rovine è il carisma del visconte dimezzato che non si placa e insiste nel voler tornare in sella al cavallo del potere. Antico vizio del popolo italiano credere nell’uomo della provvidenza. Ma questo accade quando la macchina amministrativa non funziona e la ragione è ancora più antica poiché l’Italia non è mai stata uno Stato-nazione come lo sono alcuni importanti paesi europei. Non abbiamo maturato l’idea che uno Stato forte e virtuoso è più conveniente di uno Stato debole dove proliferano i metodi familistici e mafiosi. Non siamo ancora (e forse mai saremo) un paese scandinavo. Ma serve una forza politica con un progetto chiaro e netto che si occupi di modernizzare il paese, di fare gli investimenti compatibili con la natura del nostro paese: energia, turismo, cultura, che lotti contro le disuguaglianze, che si ingegni nel creare lavoro buono, che combatta contro evasione ed elusione, che si occupi di ambiente veramente per ricostruire la fiducia e la voglia di fare di molti italici talenti. Renzi è inadatto, ha fallito e nonostante il carisma e l’ambizione personale è giusto che se ne vada lontano dalla cosa pubblica. La terza via vera, l’ha indicata con autorevolezza una figura altrettanto carismatica ma poco ambiziosa e per nulla assetata di potere. La terza via è quella che da tempo ci racconta papa Papa BergoglioFrancesco. Lui ha capito meglio di altri il disastro della finanza e la miseria del capitalismo rampante. Se Renzi anziché andare nella Silicon Valley andasse in udienza da papa Bergoglio, forse potrebbe avere l’illuminazione che fino ad oggi gli è mancata. Ma si sa che le favole sono per gli ingenui. Continuiamo così, diceva il regista, facciamoci del male.

Renzi e le trivelle

Sarà mai possibile avere una “nuova” politica? Intesa come attenzione al bene comune, indipendenza dalle potenti lobby, forte contro la finanza mondiale e schierata dalla parte dei cittadini? Credo proprio di no. Oggi ci sono multinazionali che hanno fatturati pari al PIL di alcuni piccoli paesi, ci sono centri bancari come Goldman Sach che decidono le sorti di paesi come la Grecia attraverso le sue consulenze e le sue manovre sulla compra-vendita di titoli di Stato. Renzi è arrivato in modo anomalo alla politica (nessuno lo ha votato) ma sembrava voler ribaltare il paradigma introducendo novità, aria fresca, una rivoluzione nella classe dirigente. E cosa è accaduto? Che grazie alla magistratura che ancora riesce ad intercettare i vari furbetti, scopriamo un ministro (ex confindustria di un governo di centro-sinistra) che non fa che reiterare le malsane pratiche della politica furbetta favorendo Goldman sachquesto o quell’amico. Ma quello che più indigna è che Renzi non ha una visione politica per il futuro, un piano energetico, un piano industriale, una bussola con il quale far navigare il nostro paese nel mare della modernità globalizzata. Anche lui scivola nel piccolo cabotaggio, gestendo l’oggi e dimenticandosi del domani. Subisce la pressione dei petrolieri sapendo bene che l’epoca del petrolio è alla fine, poiché i morti prematuri da inquinamento da combustibili fossili in Italia sono già troppi (dati dell’organizzazione mondiale della sanità). trivelle 1E lui cosa fa? Perfora il mare-nostrum e si incammina sulla triste strada della politica che fa gli interessi dei potenti e non dei cittadini. Forse questo spinge a riflettere sul fatto che la politica da anni è sottomessa alla finanza e alle potenti lobby del petrolio e delle grandi industrie multinazionali e la sua voce è divenuta flebile e inascoltata e la sua azione inefficace. La democrazia rappresentativa risulta quindi indebolita poiché non riesce più a decidere del proprio destino ma si china supina ad interessi “altri” che tutto sono fuorché gli interessi dei cittadini.

Renzusconi

Dai, qualcosa è migliorato in Italia. Berlusconi aveva preso il potere per tutelare i propri affari e ha fatto dello Stato una sua carrozza personale imbarcando “nani giganti e ballerine” (è solo un modo di dire, molto rispetto per tutte e tre le categorie) in tutti i posti chiave della complessa macchina statale. Risultato: un flop gigantesco, nessuna politica, nessun progetto, nessuna visione di insieme della società se non le tristi immagini da basso impero che tutti conosciamo al suo epigono.
Matte Renzi invece ama il potere ma non per farne un uso personale e interessato in termini di benefici economici. Quello no. A lui piace il comando, la concentrazione di potere e in modo spregiudicato va a prendersi i voti dove ci sono: sinistra e soprattutto a destra. Matteo Renzi non fa politiche social-democratiche, di sinistra. Non è un uomo di sinistra anche perché l’Italia non è di sinistra e se vuoi il potere, se vuoi comandare devi essere un centrista “democristiano”, come lo è lui. Ma, astuto come una volpe, prima ha scalato il partito democratico e poi il potere per arrivare al governo, senza alcuna legittimazione popolare.Renzusconi3
Fa meglio di Berlusconi le politiche liberiste, amico della finanza che conta e del capitale, crede ancora che la crescita e il benessere della società debbano venire solo dalle imprese che producono scaricando le incertezze e le precarietà sulle classi più deboli: lavoratori dipendenti, operai, pensionati: la colonna che sorregge le spese della macchina statale. Non va a prendere gli evasori, non tassa il capitale, non sorregge la domanda aggregata per la via dei consumi privati e non lavora per incrementare le naturali vocazioni italiane alla cultura, turismo, enogastronomia, etc. Annuncia e scappa e fa della velocità il suo stile senza accorgersi che oramai questa tecnica non convince più quel popolo di sinistra che si aspettava più giustizia sociale, una distribuzione più equa del reddito, più attenzione all’ambiente, più investimenti profondi che rendessero il nostro paese più competitivo dopo anni di svalutazioni competitive usate come doping all’economia.PD Forza italia
Dai, va un po’ meglio, non parliamo più di “bunga bunga” e non vediamo le corna nei consessi internazionali o i cucu alla Merkel, non siamo obbligati ad ascoltare Bondi o la Rapetto in Tv e forse, in un’epoca minimalista, da rassegnati collettivi che siamo, forse può bastare, ahimé.

Moriremo democristiani?

Quella terribile profezia sul morire democristiani sembra avverarsi. Da Letta a Renzi: di cos’altro si tratta se non  di due personaggi che racchiudono l’essenza del sincretismo democristiano? Né destra né sinistra cantava Celentano ed è forse l’essenza della mancanza di coraggio che l’italiano mostra da sempre. Neanche Berlusconi ha saputo essere un liberale liberista di destra, capace di quella famosa e tanto decantata rivoluzione liberale possedendo una maggioranza “bulgara” in parlamento. E ora ancora si presenta sulla scena un Renzi il cui DC2“discorso” confonde sul significato di cosa voglia dire essere di sinistra, (nozione peraltro smarrita anche dal suo partito negli ultimi anni).

Così dobbiamo rassegnarci al fatto che il popolo di “sinistra” delle primarie alla fine è più democristiano dei democristiani. Probabilmente chi parla un linguaggio di sinistra non riesce a farsi capire mentre chi parla di mercato come supremo regolatore della vita economica, parla di finanza buona, di rivedere l’articolo 18, chi guarda a Marchionne con deferenza e considerazione, riesce a farsi capire molto meglio. Probabilmente, l’abbuffata di berlusconismo durata vent’anni ha lasciato tracce indelebili nel modo di pensare degli italiani e ci vorranno anni per uscire da quel grande malinteso che è stato questo scorcio di secolo.

Vediamo se dalle parole roboanti e piene di promesse, si vedranno concretamente fatti che inorgogliscano chi pensa che tutelare l’ambiente, i giovani, i pensionati, i poveri, i disoccupati, occuparsi delle disuguaglianze, dare una prospettiva di “sviluppo” e non solo di crescita al nostro paese, sia un gesto di sinistra.