Moriremo democristiani?

Quella terribile profezia sul morire democristiani sembra avverarsi. Da Letta a Renzi: di cos’altro si tratta se non  di due personaggi che racchiudono l’essenza del sincretismo democristiano? Né destra né sinistra cantava Celentano ed è forse l’essenza della mancanza di coraggio che l’italiano mostra da sempre. Neanche Berlusconi ha saputo essere un liberale liberista di destra, capace di quella famosa e tanto decantata rivoluzione liberale possedendo una maggioranza “bulgara” in parlamento. E ora ancora si presenta sulla scena un Renzi il cui DC2“discorso” confonde sul significato di cosa voglia dire essere di sinistra, (nozione peraltro smarrita anche dal suo partito negli ultimi anni).

Così dobbiamo rassegnarci al fatto che il popolo di “sinistra” delle primarie alla fine è più democristiano dei democristiani. Probabilmente chi parla un linguaggio di sinistra non riesce a farsi capire mentre chi parla di mercato come supremo regolatore della vita economica, parla di finanza buona, di rivedere l’articolo 18, chi guarda a Marchionne con deferenza e considerazione, riesce a farsi capire molto meglio. Probabilmente, l’abbuffata di berlusconismo durata vent’anni ha lasciato tracce indelebili nel modo di pensare degli italiani e ci vorranno anni per uscire da quel grande malinteso che è stato questo scorcio di secolo.

Vediamo se dalle parole roboanti e piene di promesse, si vedranno concretamente fatti che inorgogliscano chi pensa che tutelare l’ambiente, i giovani, i pensionati, i poveri, i disoccupati, occuparsi delle disuguaglianze, dare una prospettiva di “sviluppo” e non solo di crescita al nostro paese, sia un gesto di sinistra.

Rottamiamo il fallimento non le persone!

Sarà una questione di stile forse, ma l’idea di rottamare qualcuno solo perché “abita” il parlamento da molti anni è una trovata “spot” alla Berlusconi: fa effetto, si vende bene, piace alla gente che piace e fa innovazione nei salotti. Si rottamano le cose che non vanno più ma forse neanche poiché andrebbero piuttosto riciclate. Si chiede un passo indietro se non si hanno più idee, se non si riesce a realizzare un progetto, un programma, un rinnovamento, se non si è riusciti nel proprio compito,  ma non ce la si prende con l’anagrafe. Ci sono giovani nati vecchi, privi di energia ed entusiasmi, spaventati dalla vita e senza bussola. Ci sono le giovani Minetti e i giovani “Trota”  che spaventa solo nel vederli dov’erano. Se Veltroni e D’Alema non sono riusciti nel loro progetto allora ha senso chieder conto del loro operato e dei compromessi accettati o degli errori compiuti. Ma non chiedere un passo indoetro a tutta la dirigenza. Continua a leggere